07 complessità e caos

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  • 1. 1 IL CAOS E LA REGOLA: UNA SFIDA ALLA COMPLESSITA1 Santo Di Nuovo, Francesco Coniglione 1. Il caos e la complessit: un nuovo paradigma scientifico? Dove comincia il caos si arresta la scienza classica [] Laspetto irregolare della natura, il suo lato discontinuo e incostante, per la scienza sono stati dei veri rompicapo o peggio mostruosit (Gleick, 1989, p. 9). Sembra che ad iniziare dagli anni 70 la scienza abbia cominciato per la prima volta ad affrontare ci che fino ad allora era stato rigorosamente tenuto ai suoi margini. Il caos e la complessit sono stati affrontati da molteplici punti di visti da scienziati di diversa formazione e in campi diversi: dalla fisica alla chimica, dalla biologia alla psicologia, dalleconomia alla sociologia. Da questi studi e dalle riflessioni epistemologiche che ne sono scaturite s venuta a configurare una vera e propria sfida al modo in cui sinora si intesa la scienza. La nuova scienza si caratterizzerebbe infatti per la fine del riduzionismo, dellanalisi dei sistemi nei termini delle loro parti componenti, del determinismo, della linearit dei processi; per un approccio olistico alla realt, screditato da decenni di positivismo e di logicismo riduzionista. E addirittura lannuncio di una terza rivoluzione nella fisica moderna, dopo quella della relativit e della meccanica quantistica (Casati, 1991). Infatti le teorie della complessit e lo studio dei sistemi caotici sembrano contestare due capisaldi della scienza empirica tradizionalmente intesa: il determinismo riduttivistico e la causalit lineare (cfr. Musso, 1997). Tanto pi un sistema complesso, tanto pi levoluzione di esso imprevedibile; minime variazioni delle condizioni iniziali producono effetti, anche molto rilevanti, non deterministicamente connessi alle condizioni stesse: sviluppo che viene definito caotico proprio per la sua impredicibilit. Per questi aspetti la complessit costituirebbe una sfida alle regole della scienza: lirruzione dellincertezza irriducibile nelle nostre conoscenze, lo sgretolarsi dei miti della certezza, della completezza, dellesaustivit, dellonniscienza che per secoli quali comete hanno indicato e regolato il cammino e gli scopi della scienza moderna (Bocchi e Ceruti, 1991, pp. 7- 8). Lo studio della complessit, che nasce con la riflessione sulla teoria dei sistemi avanzata da von Bertalanffy (1971), a sua volta proceduto da altri pionieri (ad esempio il russo Bogdanov: cfr. De Angelis 1996), ha ricevuto nuovo impulso negli ultimi due decenni dai contributi di filosofi e scienziati di varia formazione scientifica (Morin, 1984; Atias e Le Moigne, 1984; Prigogine e Stengers, 1984), e da quei ricercatori che hanno dato vita nel 1984 allIstituto di Santa Fe (Waldrop, 1992). Essa ha finito con linteressare progressivamente ambiti sempre pi diversi delle scienze, dalla biologia alla fisica e alla chimica, dalla psicofisiologia allepistemologia genetica e alle neuroscienze. In particolare nelle scienze umane la teoria della complessit ha avuto interessanti applicazioni in ambito cognitivo (Van Geert, 1994; Robertson e Combs, 1995; Finke e Bettle, 1996), riabilitativo (Guess e Sailor, 1993), pedagogico (Cambi, Cives, Fornaca, 1991; de Mennato 1999a), sociologico (Luhmann, cfr. Zolo 1983; Eve, Horfsall e Lee, 1997), etico (Quattrocchi, 1984), giuridico (Van de Kerchove e Ost , 1988; Aleo, 1999). Di recente anche la psicologia clinica si aperta alle prospettive della complessit e della causalit non-lineare sia nella definizione e nella comprensione delle psicopatologie sia nella ricerca sugli interventi psicoterapici (Freeman, 1992; Orsucci, 1996; Btz, 1997; Chamberlain e Btz, 1998; 1 Pubblicato in: Psicologia a pi dimensioni (a cura di M. Bellotto e A. Zatti), ed. F. Angeli, Milano 2002, pp. 102-130. La versione definitiva del testo stata redatta durante un soggiorno di studio e ricerca presso lIstituto di Psicologia dellUniversit Adam Mickiewicz di Poznan (Polonia). Gli autori ringraziano il direttore dellIstituto, prof. Jerzy Brzezinski, per aver discusso con loro gli argomenti qui trattati ed aver fornito utili suggerimenti.

2. 2 Ceruti e Lo Verso, 1998). Il risultato di questo cambiamento di prospettiva ha scritto Mahoney (1992, p. 14) stato letteralmente destabilizzante per il tradizionale punto di vista sulla verit, sulla realt e la conoscenza ma, al tempo stesso, entusiasmante per nuove e non tradizionali escursioni in questi stessi ambiti. In effetti, la ricerca clinica e psico-sociale ambiti su cui sar centrato il presente contributo - ricca di esempi che pongono con evidenza il problema della complessit, dellindeterminismo e della non-linearit. a. Un primo esempio deriva dallorientamento alla scelta della facolt universitaria. La scelta, e lorientamento ad essa, tiene conto di fattori abbastanza prevedibili e regolari: corrispondenza tra fattori soggettivi (attitudini, interessi, motivazioni, capacit di adattamento, ecc.) e oggettivi: tipo di preparazione acquisita, tipo di discipline previste nei curriculi, difficolt del corso. A questi si associano fattori aleatori, alcuni parzialmente prevedibili (andamento del mercato del lavoro e prospettive occupazionali), altri particolarmente complessi e difficilmente prevedibili quali le possibili variazioni nel tempo delle condizioni economiche, motivazionali, emotive, le variazioni nei curriculi, le condizioni di adattamento richieste dalla specifica situazione di facolt, ecc. Sulla possibilit di affrontare questa complessit torneremo dopo aver presentato alcuni strumenti metodologici alternativi a quelli della ricerca tradizionale, insufficienti a questo scopo. b. Un secondo esempio che pure verr ripreso pi avanti - pu essere tratto dagli studi sullefficacia della psicoterapia. Anche in questo caso possibile distinguere fattori le cui regolarit sono abbastanza note (relazione tra tecniche, sintomi, caratteristiche del terapista e del paziente) e cambiamenti aleatori riguardanti status economico, luogo di residenza, relazioni sociali e affettive, subentrare di malattie fisiche o lutti familiari, interruzioni forzate, intromissioni incontrollabili di terze persone, ecc.: insomma quei fattori imponderabili che rendono il procedere della terapia non lineare e caotico. Le realt complesse e multideterminate, e i comportamenti caotici da esse esibiti, comportano due aspetti: - limitata scomponibilit della struttura complessa dellevento, per cui le operazioni di riduzione sono sempre molto limitative della conoscenza della realt; - limitata prevedibilit degli sviluppi futuri. Queste caratteristiche - spesso associate, ma non sovrapponibili - contraddicono i principi-base delle scienze positive. La riconsiderazione di esse ha costituito un elemento di crisi nelle scienze forti e a maggior ragione elemento centrale della revisione delle metodologie delle scienze umane, di per s pi esposte ai rischi della imponderabilit e complessit connessi allanalisi della soggettivit. Nel presente contributo si cercher di discutere la possibilit di realizzare nellambito delle ricerche psico-sociali un approccio simile a quello adoperato in altre scienze per i sistemi caotici e complessi; ma prima di far ci riteniamo sia necessario rispondere ad alcune domande di carattere epistemologico, e cio: - Le nuove prospettive concernenti il caos e la complessit possono configurare un modo nuovo di essere della scienza (paradigma in senso kuhniano) che segna una discontinuit rispetto sia alla scienza classica sia a quella che si consolidata negli ultimi venti anni? - Oppure il problema consiste piuttosto nella necessit di adeguare le immagini filosofiche ed epistemologiche della scienza ad una prassi di ricerca che mantiene comunque una continuit col passato, pur nelle differenze di metodologia e analisi dei dati empirici? E in particolare quali sono le ricadute sulla ricerca psico-sociale? 2. Universo-orologio e determinismo 2.1 Limmagine classica della scienza Limmagine delluniverso consegnateci dalla fisica classica, cos come forgiata da Galilei e Newton, ci descrive gli eventi della natura come analoghi a quelli di un perfetto orologio; un orologio 3. 3 che aveva solo bisogno, pensava Newton, di essere ricaricato di tanto in tanto da Dio; o che, come riteneva Leibniz, andava avanti da solo in moto perpetuo; ma in ogni caso una macchina caratterizzata dalla immutabile precisione e dalla massima prevedibilit. Il corso delle sue lancette, per esprimerci nei termini della metafora, era segnato sin dallinizio, al momento in cui esso veniva caricato, ed era sempre possibile, con perfetta simmetria, prevedere il loro stato in qualsiasi momento del futuro o retrovedere nel passato il cammino da esse percorso. Alla base di tale immagine sta lincorporazione della matematica nella scienza della natura, evento che segna il pi evidente distacco dalla scienza antica. A tale scopo, secondo Galilei, necessario liberare la natura da tutti i suoi accidenti, semplificarla, renderla sempre pi ideale, ridurla a parametri noti, tali da rendere applicabili i calcoli geometrici. E cio necessario non ragionare pi su sfere e superficie scabre, imperfette, rugose o cedevoli, cos come ci sono mostrate da una circospetta indagine empirica, bens prendere in esame sfere ideali, corpi perfettamente lisci, moti perfettamente uniformi. Insomma bisogna elaborare concetti che non possono essere la semplice astrazione dallesperienza, dalle sue propriet comuni, ma piuttosto costituiscono una creazione controfattuale, in polemica con lesperienza stessa. La scienza non consiste nella semplice registrazione e generalizzazione dei fenomeni, in tutte le particolarit del loro svolgersi, bens mira a cogliere il processo nella sua forma pura, libera da influssi casuali. Non un caso che un contestatore della scienza moderna e della sua irrealistica immagine del mondo come Feyerabend (1979) critichi appunto per ci la metodologia di Galilei, rivendicando la maggior capacit della