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Generation Y: ready for work around the world? Aspettative, sogni, delusioni dei giovani in un mercato del lavoro globale ABSTRACT

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Abstract della ricerca internazionale Yers ready for work around the word 2013-2014 dell'osservatorio giovani e lavoro di Fondazione ISTUD su 8 Paesi

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Page 1: Abstract della ricerca internazionale Yers ready for work around the word 2013-2014

Generation Y: ready for work around the world?

Aspettative, sogni, delusioni dei giovani in un mercato del

lavoro globale

ABSTRACT

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Introduzione

L’edizione 2013-2014 dell’Osservatorio ISTUD sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro si pone in

continuità con le precedenti indagini, spostando il focus della ricerca da un piano prettamente nazionale

verso una dimensione internazionale.

Obiettivo principale dello studio, infatti, è stato quello di esplorare le propensioni, gli atteggiamenti e gli

orientamenti dei giovani nei confronti del mondo del lavoro confrontando il punto di vista degli studenti

italiani con quello di giovani stranieri che vivono e studiano in altri paesi: Brasile, Cina, Germania, India,

Polonia, Regno Unito, USA. Tra febbraio e novembre 2013 sono stati raccolti 3.289 questionari, grazie

anche alla collaborazione con alcune università, business school e organizzazioni internazionali.

La presenza, tra i partecipanti, di studenti provenienti da economie BRIC (Brasile, Cina, India) e da Paesi

che, come la Germania, il Regno Unito e gli Usa, vantano un’economia industriale avanzata (GWIC – Great

Industrial Western Countries) ha consentito di porre a confronto gli orientamenti dei giovani italiani con

quelli dei loro coetanei che stanno vivendo scenari congiunturali profondamente diversi.

Nelle pagine successive sono e discussi:

- i dati di sintesi sui partecipanti all’indagine;

- la propensione dei partecipanti circa la mobilità internazionale;

- gli orientamenti nei confronti del mondo del lavoro;

- il punto di vista dei partecipanti stranieri circa le imprese italiane e la possibilità di lavorare per

un’impresa italiana.

I partecipanti all’indagine

All’indagine hanno partecipato 3.289 studenti. Si seguito sono illustrate le distribuzioni in base alle seguenti

variabili:

- genere (Fig. 1);

- luogo raccolta dei questionari (Fig. 2);

- nazionalità dei partecipanti (Fig. 3);

- istruzione dei partecipanti (Fig. 4);

- contesto urbano in cui i partecipanti vivono (Fig. 5);

- setting abitativo dei partecipanti (Fig. 6).

In relazione a quest’ultima variabile, si conferma la maggiore difficoltà dei giovani italiani ad allontanarsi

dall’abitazione dei propri genitori: la percentuale di partecipanti italiani che vivono ancora con i propri

familiari, infatti, rimane significativamente superiore al 50% anche dopo il compimento dei 30 anni (Fig. 7).

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Fig. 1: distribuzione dei partecipanti per genere

Fig. 2: Distribuzione dei questionari per paese di provenienza

Fig. 3: Distribuzione dei partecipanti per nazionalità

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Fig. 4: Distribuzione dei partecipanti per titolo di studio

Fig. 5: Distribuzione dei partecipanti per tipologia di contesto urbano

Fig. 6: Distribuzione dei partecipanti per setting abitativo

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Fig. 7: Partecipanti che vivono con i propri genitori

Esperienze all’estero e propensione alla mobilità internazionale dei partecipanti

La scelta di indagare se i partecipanti avessero vissuto esperienze significative di soggiorno all’estero è

frutto delle evidenze emerse dalle precedenti edizioni dell’Osservatorio che avevano evidenziato come tali

esperienze avessero una marcata influenza sugli orientamenti professionali dei giovani. Coloro che avevano

avuto la possibilità di vivere all’estero per un periodo continuativo di almeno 6 mesi, infatti, presentavano

orientamenti che differivano da quelli degli altri studenti soprattutto per quattro variabili:

- una maggiore propensione nei confronti dell’imprenditorialità o della libera professione;

- un orientamento volto più al perseguimento di obiettivi di lungo periodo;

- una maggiore propensione al rischio nelle proprie scelte professionali;

- una maggiore disponibilità ad espatriare per motivi di lavoro.

Per tale ragione, la ricerca ha indagato la presenza tra i partecipanti di esperienze di soggiorno all’estero,

sia a livello personale (Fig.8), sia a livello familiare (ovvero, le eventuali esperienze all’estero vissute dai

genitori, Fig. 9).

Pur rilevando in tutti i cluster un’elevata percentuale di giovani con significative esperienze di soggiorno

all’estero, sono da segnalare differenze circa le tipologie di esperienze. Nel caso dei giovani italiani, infatti,

esse sono dovute principalmente alla partecipazione a programmi di scambio interculturale (in primis, il

programma Erasmus), mentre per gli studenti dei paesi GWIC tali esperienze sono legate soprattutto alla

mobilità professionale dei genitori. Il confronto ha evidenziato, in tal senso, tre diversi livelli di maturità

delle esperienze internazionali da parte dei rispondenti:

- un livello più maturo, tipico dei partecipanti dei paesi GWIC, i cui giovani sono abituati alle

esperienze di soggiorno all’estero grazie soprattutto ai propri genitori, spesso inseriti in percorsi di

carriera internazionali;

- un livello intermedio di maturità, tipico degli studenti italiani, che non hanno grandi esperienze

familiari di lavoro all’estero, ma sopperiscono a tale mancanza con i programmi di scambio

interculturale;

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- un terzo livello, tipico dei paesi BRIC, dove sia gli studenti, sia i loro genitori, hanno poche

esperienze di soggiorno all’estero.

Fig. 8: "Hai vissuto all'estero per un periodo continuativo di almeno 6 mesi?"

Fig. 9: "Uno/entrambi i tuoi genitori ha/hanno vissuto all'estero per un periodo continuativo di almeno 6 mesi?"

Strettamente correlata al tema della propensione a trasferirsi all’estero per ragioni di lavoro è la percezione

delle prospettive lavorative offerte dal proprio paese secondo il punto di vista dei partecipanti all’indagine.

Per questo motivo è tato chiesto agli studenti di esprimere il proprio parere in merito (Fig. 10).

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Il confronto ha evidenziato lo scenario drammatico vissuto dai giovani italiani, oltre l’80% dei quali giudica

le prospettive lavorative del proprio paese “basse” o “scarse”. Decisamente più ottimisti appaiono i giovani

provenienti dalle economie BRIC e GWIC.

Il pessimismo degli studenti italiani si traduce in una maggiore volontà di espatriare (Fig. 11): oltre il 40% di

essi, infatti, dichiara di voler lavorare all’estero. I fattori alla base della volontà di espatriare (Fig. 12) da

parte dei giovani sono strettamente collegati allo scenario economico vissuto dai diversi paesi. Infatti, se

per i giovani dei paesi BRIC e GWIC la principale aspettativa nei confronti di un’eventuale esperienza di

lavoro all’estero è la “possibilità di costruire il proprio futuro personale e professionale”, per gli italiani la

motivazione è legata alla ricerca di “opportunità che non si riescono a trovare nel proprio paese”.

Si configurano, quindi, comportamenti nei confronti della mobilità internazionale sintetizzabili in due

distinte e contrapposte strategie:

- la strategia “andare verso un futuro migliore”, tipica dei giovani dei paesi GWIC;

- la strategia “fuggire da un presente peggiore”, che caratterizza i giovani italiani.

Differente è l’atteggiamento dei giovani dei paesi BRIC, i cui scenari di sviluppo economico alimentano il

desiderio di restare nel proprio paese di origine al fine di cogliere le opportunità attualmente esistenti.

Fig. 10: "come valuti le prospettive offerte dal tuo paese relativamente alle opportunità lavorative?"

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Fig. 11: "Pensando al tuo futuro a potendo scegliere, preferiresti..."

Fig. 12: "Cosa ti aspetti da un'eventuale esperienza di lavoro all'estero?"

Orientamenti nei confronti del mondo del lavoro

Le variabili indagate relative a quest’area riguardano:

- le scelte che i giovani prevedono di compiere al termine del loro attuale percorso di studi;

- le strategie da adottare per la ricerca del lavoro;

- le tipologie di contesto lavorativo in cui i giovani desiderano operare;

- l’identikit dell’organizzazione ideale.

Relativamente alla prima variabile (FIg. 13), la ricerca di un lavoro – nel proprio paese o all’estero –

rappresenta l’opzione maggiormente scelta dai partecipanti. Sono da segnalare significative differenze per

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ciò che riguarda la possibilità di proseguire gli studi con un master (Fig. 14): mentre gli studenti dei paesi

BRIC e GWIC intravedono nel master una concreta possibilità per investire sul proprio futuro, solo l’11,3%

dei giovani italiani prende in considerazione questa opzione. Si evidenzia, pertanto, una differenza di

opinioni circa l’utilità del master e, soprattutto, circa l’effettiva possibilità di avere un ritorno da questi tipo

di investimento.

Fig. 13: "Cosa pensi di fare al termine del tuo attuale percorso di studi?"

Fig. 14: Studenti che pensano di frequentare un master al termine dell'attuale percorso di studi

Riguardo alle strategie da adottare per la ricerca di un lavoro, le candidature spontanee rappresentano la

scelta principale anche in assenza di posizioni aperte da parte delle aziende (Fig. 15). Si conferma, perciò la

propensione – già rilevata nel corso delle precedenti edizioni dell’Osservatorio – dei giovani ad assumere

atteggiamenti proattivi nella ricerca di un lavoro. Questo vale anche per gli studenti italiani che, tuttavia, si

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dimostrano meno propensi a rispondere ad annunci di lavoro da parte delle aziende (5,3%) e più propensi

a fare affidamento nei servizi di placement delle università.

Fig. 15:"Come pensi di muoverti per la ricerca di lavoro?"

Le preferenze lavorative dei giovani confermano la scelta in favore delle grandi imprese multinazionali (Fig.

16). Si tratta anche in questo caso di un dato noto, emerso già nel corso delle precedenti edizioni

dell’Osservatorio. Una consistente quota di partecipanti aspira ad avviare una propria attività

imprenditoriale.

Fig. 16: "pensando al tuo futuro e potendo scegliere, preferiresti..."

La preferenza per la multinazionale è confermata anche dall’identikit dell’organizzazione ideale segnalato

dai partecipanti: posti di fronte a 12 coppie di aggettivi tra cui scegliere, gli studenti hanno espresso la

propria preferenza per un’organizzazione grande, tecnologica, globale e manageriale (Fig. 17).

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Fig. 17: "Identikit dell'organizzazione ideale"

Opinioni circa la possibilità di lavorare per un’azienda italiana

L’ultima sezione del questionario è stata dedicata ad esplorare il punto di vista dei partecipanti stranieri nei

confronti delle imprese italiane e della possibilità di lavorare per una realtà del nostro paese. Nello specifico

è stato chiesto ai partecipanti di nominare le imprese italiane che conoscevano e di elencare i motivi per cui

vorrebbero o non vorrebbero lavorare per un’impresa italiana.

Per quanto riguarda le imprese italiane conosciute (Fig. 18), il 90% dei nomi segnalati ricadono in tre

specifici settori:

- automobili, moto e fornitori per l’industria automobilistica;

- moda;

- alimentare.

L’importanza delle imprese italiane all’interno di questi settori è tale per cui:

- il 2,7% dei partecipanti ha indicato come italiane anche aziende non italiane che, però, operano

all’interno di questi settori;

- il brand di un prodotto è spessi più famoso del brand del suo produttore (es. ”Nutella” invece che

“Ferrero”);

- tanti partecipanti che non sono stati in grado di citare un’impresa italiana hanno citato un’intera

categoria merceologica (es. “pasta”, “automobili sportive”, “barolo”).

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Fig. 18: Imprese italiane più conosciute dai partecipanti

Riguardo alle ragioni per cui lavorare o non lavorare per un’impresa italiana (Fig. 19), le principali

motivazioni segnalate dai partecipanti possono essere ricondotte a due categorie:

- ragioni dipendenti dalle imprese;

- ragioni dipendenti dal sistema-Paese.

Com’è possibile osservare dal grafico, spesso le stesse variabili possono essere considerate sia con

un’accezione positiva, sia con un’accezione negativa. Dipende dal paese di provenienza dei partecipanti

all’indagine:

- laddove gli studenti dei paesi GWIC considerano gli stipendi delle imprese italiane più bassi rispetto

a quelli delle imprese dei propri paesi, gli studenti dei paesi BRIC valutano gli stipendi delle imprese

italiane soddisfacenti;

- mentre gli studenti GWIC considerano le imprese italiane disorganizzate e caotiche, gli studenti

BRIC ne apprezzano l’organizzazione e l’efficienza;

- l’elevata presenza di PMI nel tessuto imprenditoriale italiano è considerata un limite da alcuni

partecipanti e un punto di forza da altri.

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Fig. 19: Ragioni per cui lavorare o non lavorare per un'impresa italiana

Conclusioni

La ricerca ha voluto esplorare i valori, gli orientamenti e le strategie dei giovani nei confronti del mercato

del lavoro, con una particolare attenzione al confronto tra gli studenti italiani e i loro coetanei stranieri, che

sono stati raggruppati nelle categorie BRIC e GWIC.

Il confronto ha evidenziato che gli studenti stranieri di entrambi i gruppi hanno una maggiore fiducia nelle

prospettive di sviluppo economico dei propri paesi. Gli italiani, dal canto loro, appaiono meno fiduciosi e

due indicatori, in particolare, esprimono il loro stato d’animo:

- la minore disponibilità a investire nella formazione mediante la partecipazione a un master;

- la maggiore disponibilità ad espatriare per ragioni di lavoro.

Anche il confronto con gli studenti stranieri ugualmente interessati ad espatriare ha evidenziato differenze

di prospettive e di motivazioni da parte degli italiani: essi considerano la possibilità di lavorare all’estero

soprattutto come una “fuga” finalizzata a cercare opportunità di lavoro che, attualmente, non trovano in

Italia. Gli studenti BRIC e GWIC, invece, guardano all’estero soprattutto come un’opportunità per costruire

il proprio futuro personale e professionale coerentemente con i propri interessi e studi.

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Al contempo, la ricerca ha evidenziato anche delle caratteristiche comuni ai partecipanti provenienti dai

diversi paesi, che possono quindi essere identificate quali attributi “globali”. Il riferimento è soprattutto nei

confronti della preferenza per le imprese multinazionali. Si tratta di un dato, tuttavia, che pone serie

implicazioni nel momento in cui i desideri professionali dei giovani si confrontano con le caratteristiche del

tessuto imprenditoriale del proprio paese che, nel caso dell’Italia, è composto soprattutto da PMI.

Infine, la ricerca ha voluto esplorare i principali punti di forza e di debolezza delle imprese italiane chiamate

a confrontarsi con un mercato del lavoro globale. Esse sono considerate:

- una buona scelta da parte degli studenti dei paesi BRIC, perché in grado di offrire una retribuzione

soddisfacente, percorsi di carriera e migliori condizioni di lavoro;

- una cattiva scelta da parte degli studenti dei paesi GWIC, secondo i quali le imprese italiane sono

meno organizzate ed hanno un basso valore sul proprio CV professionale.

Nel commentare queste differenze bisogna anche considerare che il punto di vista dei partecipanti è

influenzato da alcune variabili di contesto relative al contesto socio-economico che caratterizza il nostro

Paese. Le principali preoccupazioni dei partecipanti in tal senso riguardano:

- l’eccessiva burocrazia;

- l’instabilità politica;

- la barriera linguistica;

- la criminalità.

Sono preoccupazioni che producono significativi impatti sulla capacità del nostro paese e delle nostre

imprese di attrarre talenti stranieri e che impongono una riflessione ai policy maker al fine di individuare

soluzioni in grado di sostenere l’attrattività, soprattutto nei confronti dei giovani provenienti dai paesi

GWIC.