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  • I profili di rischio nei comparti produttivi dellartigianato, delle piccole e medie industrie e pubblici esercizi:

    Allevamento bovini e suini

  • Premessa Nellambito del piano delle attività di ricerca Profili di rischio nei comparti produttivi dellartigianato, delle piccole e medie aziende, il Dipartimento di Sicurezza dell I.S.P.E.S.L. ha individuato tra i progetti, una ricerca specifica riguardante i profili di rischio nellallevamento di bovini e suini. Tale ricerca è stata assegnata a questa Asl, in quanto larea territoriale della Provincia di Mantova, si caratterizza per una delle maggiori concentrazioni a livello nazionale di allevamenti zootecnici, suini e bovini e per lesperienza maturata dal Servizio di Prevenzione e Sicurezza del Lavoro dellASL in questo comparto. Come tutti sappiamo, il settore agricolo occupa ancora i primi posti nella graduatoria degli infortuni sul lavoro, sia per frequenza che per gravità. Lagricoltura vive, ormai da molti anni, un processo di innovazione tecnologica costante. Queste nuove tecnologie e quindi i nuovi modi di produrre e di gestire le aziende agricole vengono tuttora introdotti in assenza di elementi di validazione preventiva, ad esclusione del fattore produttivo e di redditività. Questo fa si che gli addetti al settore siano molto esposti ai rischi per la salute e la sicurezza. Da qui la scelta obbligata di attivare una ricerca rivolta alla prevenzione in questo settore. Al fine di fornire orientamenti per la valutazione e la prevenzione dei rischi è stato attivato un gruppo di lavoro formato da operatori dei Servizi pubblici, tecnici della prevenzione, medici del lavoro, veterinari e liberi professionisti. Tali orientamenti assumono una modalità operativa particolarmente efficace, che raccoglie il meglio delle risorse e delle esperienze maturate a livello locale per tradurle in orientamenti generali. La durata di un anno della ricerca, ha indirizzato il gruppo di lavoro ad approfondire in particolare le problematiche relative al rischio infortunistico, biologico e disergonomico negli allevamenti bovini e suini. Il Responsabile del Progetto

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  • Hanno partecipato ai lavori:

    ASL di Mantova

    Maggiorino Spezia Monica Beruffi Sandro Tieghi Stefania Bosio Emanuela Mossini Giuseppe Consadori Massimo Ghinzelli Ugo Cavinato

    Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro

    Servizio Medicina Legale

    Servizio Veterinario

    Consulente esterno

    Pierluigi Navarotto

    Giacomo Agnelli

    Docente di Ingegneria Applicata alle Produzioni Animali

    Facoltà di Medicina Veterinaria Università degli Studi di Milano

    Dottorando in Nutrizione e Dietetica Animale

    Facoltà di Medicina Veterinaria Università degli Studi di Milano

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  • DESCRIZIONE DEL PROGETTO

    Il progetto di ricerca I profili di rischio nei comparti produttivi dellartigianato, delle piccole e medie industrie e pubblici esercizi: Allevamento bovini e suini, promosso dal Dipartimento Sicurezza dell' ISPESL, è stato affidato alla ASL di Mantova, Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro. L'indagine è stata condotta nel corso degli anni 2003/04 sul territorio della Provincia di Mantova ed ha coinvolto le aziende agricole ad indirizzo cerealicolo-zootecnico, con allevamenti di bovini e suini. Larea territoriale della Provincia di Mantova si caratterizza per una delle maggiori concentrazioni a livello nazionale di allevamenti zootecnici di bovini e suini. Dai dati rilevati dalle Direzioni Generali Sanità e Agricoltura della Regione Lombardia e riferiti allanno 2002, la Provincia di Mantova, per numero di aziende, circa 8.700, è una delle più rappresentative della Regione Lombardia. La zootecnia, con 3.270 allevamenti bovini e 663 suini e 395.046 capi bovini e 1.179.632 suini, sulla base dei dati rilevati attraverso il Servizio Veterinario dellAsl, vede nella Provincia di Mantova, dopo Brescia, la zona a più alta produttività. Lo studio ha, inoltre, coinvolto le aziende, seppur appartenenti allindustria, del contoterzismo, in quanto il rischio lavorativo non si differenzia da quello agricolo, se non per le attività relative allaccudimento del bestiame che questa tipologia di aziende non svolge. Nella Provincia di Mantova sono presenti circa 300 imprese di meccanizzazione agraria, più altre 100 che oltre a svolgere lattività agricola tradizionale eseguono anche lavorazioni contoterzi. Le imprese di meccanizzazione agraria vere e proprie occupano n. 1.135 addetti, di cui 465 titolari e soci prestatori dopera, 95 coadiuvanti familiari, 385 dipendenti permanenti e 190 dipendenti stagionali. Il parco macchine è rappresentato da più di 10.000 unità. Obiettivi del progetto: ��

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    definizione dei profili di rischio attraverso lanalisi del processo produttivo correlato allallevamento di bovini e suini; studio di fattibilità di soluzioni preventive per il contenimento dei rischi in tali attività; predisposizione di orientamenti per la valutazione dei rischi e lindividuazione di misure preventive al fine di accrescere le conoscenze di datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori sui criteri di valutazione del rischio e sulladozione di provvedimenti preventivi; incentivare leffettuazione di una adeguata sorveglianza sanitaria per i lavoratori del settore; contemporaneamente far emergere le patologie professionali realmente presenti nel settore, stimandone le dimensioni.

    Lobiettivo principale di questa ricerca è rappresentato dallindividuazione dei rischi presenti nel comparto agricolo secondo un approccio particolare, che tenga conto del fatto che le situazioni di rischio in agricoltura sono sempre caratterizzate dalla presenza di più elementi di pericolo poco presidiati. Diciamo meglio che la situazione di rischio non è quasi mai frutto di un solo fattore di rischio, magari tipico della lavorazione o della singola mansione, ma più spesso è frutto di una serie di fattori concomitanti, non omogenei e spesso convergenti, i quali collaborano in diversa misura a

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  • definire lesposizione a rischio degli addetti. Dovremo quindi parlare di profili di rischio, i quali conterranno una definizione più complessa, articolata della situazione lavorativa, adeguatamente osservata dalladdetto alla valutazione, il quale dovrà essere in grado di svolgere un esame integrato dei vari fattori di rischio concomitanti. Questo approccio consente di cogliere nella sua complessità la relazione uomo/ambiente/mansione/organizzazione che rappresenta ununità inscindibile allinterno della quale si realizzano effettivamente le condizioni di precarietà per la salute e la sicurezza. Daltro canto va detto che se da un lato la disaggregazione dei cicli lavorativi è necessaria per capire dove si origina il pericolo e quindi il rischio primario è altrettanto evidente la necessità di osservare i singoli pezzi del mosaico uniti insieme, perché quella è la situazione reale, operativa, vissuta, in cui concorrono tutti i vari elementi, statici e dinamici della condizione lavorativa. In ordine alla necessità di svolgere la valutazione dei rischi integrata, cioè che sappia leggere nel suo complesso e nella sua interezza la situazione operativa reale, giova a proposito citare come esempio, un caso realmente accaduto, riferito alla valutazione dei rischi ai quali è esposto un addetto alla raccolta dei foraggi o della paglia con lutilizzo di una trattrice e di una rotopressa. Si tratta di una lavorazione molto diffusa nella moderna pratica agraria. Esempio La trattrice era nuova, di primaria marca, rispondente alle norme, dotata di cabina chiusa insonorizzata e condizionata. La raccoglimballatrice a balle cilindriche (rotopressa) non era nuova ma in linea con gli standards produttivi attuali e con quanto previsto dalla relativa Circolare Ministeriale. Lalbero cardanico era protetto. A questo punto qualè il problema? Provando ad osservare la relazione tra lutilizzatore, la trattrice e la macchina operatrice, è emerso che la rotopressa viene, tra laltro, comandata dal posto di guida tramite un telecomando meccanico; questo viene posizionato dalloperatore il quale sale dalla parte posteriore della trattrice, arrampicandosi sulla presa di forza e sul sollevatore idraulico, dopo di che apre il portellone posteriore che rimarrà aperto e depone in cabina il telecomando. Finita questa operazione laddetto sale dallapposita scaletta, si pone alla guida del trattore, dopo aver sistemato come meglio può il telecomando e inizia la lavorazione. A questo punto, dopo aver osservato le fasi di allestimento, non è finita, ci rendiamo subito conto che la bellissima cabina insonorizzata e condizionata, non protegge più né dalla polvere, né dal rumore, perché il portellone posteriore deve rimanere aperto per permettere il passaggio del telecomamdo. A questo punto anche il condizionamento dellaria viene vanificato, pertanto, loperatore è costretto a spalancare anche le porte laterali, perché il caldo è insopportabile. Questa situazione appare in tutta la sua gravità, sia perché riguarda una lavorazione diffusissima ed anche perché il proprietario di quelle macchine, cioè quel datore di lavoro, dovrà inventarsi soluzioni tecniche di non poco conto per rispettare la legge, mentre il produttore delle singole macchine

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