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    silenziosa e rinasc mentale

    città da scoprire

    Circondata dalle acque che dividono i palazzi di città dalle terre di campagna e che in estate si colorano del rosa dei fiori di loto e del bianco delle ninfee, Mantova è una Venezia d’acqua dolce, dolce come il suo asson- nato silenzio. Il centro ha un impianto urbanistico medioevale. Piazza delle Erbe e la vicina Piazza Sordello, unite da un passaggio ad arco, ne sono il cuore. Ad attraversarle ed accedendo al Palazzo Ducale vi sembrerà di essere entrati in un mondo a parte, a metà strada tra la città proibita e il Cremlino. E non

    La città silenziosa, adagiata sulle sponde dei laghi che il Mincio alimenta prima di gettarsi nel Po, ha nel suo centro storico uno scrigno che contiene capolavori dell’arte rinascimentale italiana

    Scorcio sul Canale del Rio che attraversa Mantova e collega due dei laghi che la circondano.

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    fatevi ingannare dalla razionalità di alcuni edifici che si affacciano sulle piazze. Sembrano gusci vuoti ma dentro racchiudono tutti gli stili. Del resto Mantova è stata la più prestigiosa corte dell’Italia rinascimentale. Per realizzarla i Gonzaga chiamano Leon Batti- sta Alberti e Giulio Romano, allievo di Raffaello, Juva- ra e Mantegna. Poi arrivano anche Rubens e Monteverdi. In piazza delle Erbe si affacciano la Rotonda di San Lorenzo, chiesa romanica dell’XI secolo, il palazzo della Ragione (del 1250) e un fianco della basilica di Sant’Andrea. Disegnata dall’Alberti e realizzata dopo la sua morte, è uno dei più importanti edifici religiosi del Rinascimento. La facciata è su piazza Mantegna e rimanda a un sistema geometrico modulare, con cerchi e quadrati, dove ogni spazio è multiplo dell’altro. Ha un campanile gotico e una cupola alta 80 metri realizzata dallo Juvara. L’interno è imponente, a navata unica e con cappelle late- rali affrescate dalla scuola di Giulio Romano. La prima a sinistra accoglie la tomba del Mantegna. Per gli amanti delle leggende e dell’esoterismo è immancabile

    città da scoprire

    La fata del loto Giovane studentessa di Scienze naturali,

    Maria Pellegreffi portava a Mantova dall’uni- versità di Parma, dove studiava, alcuni rizomi di Nelumbio ottenuti da missionari italiani in Cina. Era la fidanzata del geometra Aurelio Zambian- chi, poi suo marito: con lui e con l’amica Elvira Zampolli, nell’ottobre 1921 metteva a dimora i rizomi davanti alla valletta di Belfiore. Il Ne- lumbio trovava l’ambiente ideale per crescere e svilupparsi, impreziosendo e rendendo unici i paesaggi delle sponde del Mincio e dei laghi mantovani. Alla fata del Loto sono state intito- late vie di Mantova e delle Grazie. Per vederli fiorire andateci tra luglio e agosto. da: http://www.serapea.it/lombardia/mantova/ la_fata_del_loto_e_il_coccodrillo.htm o da: http://www.naviandes.com/2015_6itinerari.html

    Un primo piano di Nelumbo nucifera in un’immagine realizzata da I. Kenpei (GFDL, CC-BY-SA-3.0 attraverso Wikimedia Commons)

    Mantova Basilica Sant’Andrea. Una carrellata di immagini: sullo sfondo particolare della cupola del Juvara dall’interno (Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons); a sinistra la facciata verso Piazza Mantegna, che richiama l’antica architettura romana; a destra l’interno della Basilica Sant’Andrea e uno dei due sacri vasi conservati nella cripta; sopra la planimetria a croce latina disegnata dall’Alberti.

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    città da scoprire

    una visita alla cripta di Sant’Andrea, dove sono conservati due reliquiari d’oro che conterrebbero il Sangue di Cristo, raccolto dal soldato romano che trafisse con la lancia il costato di Gesù in croce e portò con sé le preziose ampolle nei suoi pellegrinaggi fino a Mantova. Un Sacro Graal che è visibile il Venerdì Santo du- rante l’ostensione, dopo un particolare cerimoniale che permette l’apertura della cassaforte che lo contiene con dodici serrature, da azionare contemporaneamente, alla presenza dei fedeli che affollano la cripta. Le chiavi sono custodite durante l’anno dalle massime autorità religiose e civili della città, che si ritrovano appositamente in occasione dell’apertura.

    Mantova Palazzo Ducale. Sopra, Piazza del Castello, uno dei cortili interni e, sullo sfondo, il campanile della basilica palatina di Santa Barbara, chiesa di corte della famiglia Gonzaga. Le due torri a lato sono sopralzi in corrispondenza dell’altare maggiore e del centro della chiesa. A destra la facciata, alleggerita dalle ampie arcate del porticato in marmo e mattoni, vista da Piazza Sordello.

    Il melone mantovano ha un peso medio di tra 1 e 1,5 kg, sapore

    dolce e profumo intenso. La buccia di colore giallo paglierino

    può essere retata (striata di verde) o liscia. La polpa è arancione ed è ricca di

    vitamina C, sali minerali e potassio. Ha un elevato grado zuccherino ed è particolarmente indicato negli antipasti e nei dessert. Il territorio della provincia di Manto- va iniziò a essere interessato dalla coltivazione del melone verso la fine del XV secolo. Gli agricoltori locali misero in pratica la loro conoscenza dell’arte del coltivare selezionan- do i frutti e ottenendo una selezione che è arrivata quasi immutata sino alla fine degli anni ‘60: il melone viadanese. L’apprezzamento che ebbe questa selezione è documentata dalla diffusione che trovò sulle tavole delle corti dei signori. Il Podestà di Viadana, Felice Fiera, il 3 agosto 1548, inviava quattro stupendi frutti di melone al duca Francesco Gonza- ga accompagnandoli con una lettera con la quale cercava le grazie del proprio signore. Altra testimonianza, tra storia e leggenda, è la presunta morte di Alfonso I d’Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio Emilia dal 1505 al 1534, a causa

    di una indigestione di meloni. Un melone mantovano sarà spesso presente nelle opere dell’Arcimboldo. La selezione di melone viadanese in tempi moderni è stata frequentemen- te utilizzata negli incroci per ottenere nuove varietà. Negli ultimi anni si è assistito alla nascita e all’affermazione di altri centri di produzione: la zona di Sermide e quella di Gazoldo degli Ippoliti. Oggi la sola provincia di Mantova produce un terzo del totale nazionale del melone coltivato in serra. Nel 2013 l’Unione Europea ha riconosciuto al melone mantovano l’indicazione geografica protetta (Igp).

    Mantova e i meloni

    Giuseppe Arcimboldo, “Vertumnus (Ritratto di Rodolfo II)”, 1591.

    Olio su tela, Skokloster Castle (Svezia)

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    città da scoprire

    Piazza Sordello è invece attorniata da palazzi del XIII secolo che affiancano il Duomo, iniziato nel 1200 poi completato su disegni di Giulio Romano, e il Palazzo Ducale: la reggia dei Gonzaga, la famiglia che per quattro secoli (fino al 1600) governò la regione. È composta da due edifici a portici del 1200 e dal Castello di San Giorgio, dove si trovano le celle dei Martiri di Belfiore e la famosa Camera degli sposi, affrescata dal Mantegna tra il 1465 e il 1474, con scene della vita dei Gonzaga. Cortili, camminamenti e circa 500 saloni da ammirare (non tutti visitabili, anche per i danni causati dal terremoto del 2012). Si parte dallo Scalone delle Duchesse che introduce al piano nobile e sala dopo sala percorrerete una ricca e interminabile galleria di capolavori, con opere di maestri lombardi e veneti del ‘500 e del ‘600, una grande tela di Rubens con i ritratti dei Gonzaga, arazzi fiamminghi (su disegni di Raffaello), stucchi e affreschi di Giulio Romano. Vi faranno compagnia Mantegna, Pisanello, Perugino, Costa, Correggio e altri rappresentanti della migliore arte rinasci- mentale italiana. Attraverserete la sala Ducale, quella curiosa dei nani, la Rustica, il cortile della Cavallerizza. E poi ancora, la Sala del Morone, l’Appartamento di Guastalla e quello di Guglielmo, la Sala del Pisanello con un ciclo ispirato alle gesta cavalleresche. Ammirerete le pale d’altare della Galleria Nuova, la Santissima

    Sopra, Mantova Piazza Sordello con il Palazzo Ducale e il Duomo (cattedrale di San Pietro apostolo). A sinistra, il lato opposto della piazza, sullo sfondo il campanile e la cupola della Basilica Sant’Andrea. In questo angolo c’è l’arco di accesso a Piazza delle Erbe.

    Mantova Castello di San Giorgio; in alto ingresso al castello dal Palazzo Ducale, qui sopra il soffitto della Camera degli Sposi e uno dei putti dipinti dal Mantegna tra il 1465 e il 1474, a lato il fossato e una visone frontale del castello (foto di Davide Papalini, CC BY-SA 3.0 attraverso Wikimedia Commons).

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    Il mantovano volante

    città da scoprire

    Trinità del Rubens e la Vergine del Viani nella Sala degli Arcieri, la grande volta affrescata della galleria degli Specchi, i soffitti lignei dell’appartamento di Vincenzo, il Corridoio dei Mori, la sala di Giuditta e il Labirinto dell’Amore (da guardare a testa in su perché affrescato a un soffitto). Per finire con un percorso esoterico e alchemico, voluto da Isa- bella d’Este, che parte dal Giardino dei Semplici (un luogo ini- ziatico con piante dai poteri magici seminate secondo antiche leggi ermetiche), prosegue nella Grotta (il suo spazio privato,

    con intarsi lignei che sono esercizi di prospettiva ed enigmi) e termina nel laboratorio alchemico sotto gli Appartamenti delle Metamorfosi. Per completare questa passeggiata mantovana, merita una visita il Museo Diocesano Francesco Gonzaga, nell’antico chiostro medievale del monastero di Sant’Agnese, dove sono conservati numerosi dipinti, sculture, a

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