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    Filosofia in immagini Ma limmagine mira allo scopo del vero Alcibiade (dal Simposio di Platone , 215 B)

    Limmagine un fatto Ludwig Wittgenstein (dal Tractatus logicophilosophicus 2.141)

    di Aldo Meccariello

    Appunti per una ricerca Nulla cos enigmatico come il concetto di immagine. Ma possibile accostare termini come immagine e concetto ? Possono una serie di immagini materializzare unastratta pensabilit? E come dare visibilit, riscontro visivo a ci che per natura invisibile cio il concetto, come affermare che si pu guardare il pensiero allo stesso modo di un quadro o di un paesaggio. Come un raggio luminoso, limmagine interrompe il continuum dellastrazione innestando un diverso piano di significazione. Lintrecciarsi dei rapporti tra immagini e concetti suggerisce una radicale rivisitazione delle scritture filosofiche cos come esse si sono sedimentate lungo la tradizione occidentale. Forse necessario indagare sulla trama di figuralit che si condensata sotto gli strati del pensiero astratto, forse necessario scrutare il thauma, origine e arch del pensiero aurorale, lo stupore che ha generato la filosofia provocando estasi e vertigine al protofilosofo di Mileto mentre osservava appunto gli oggetti del cielo. In realt - come aveva gi

    notato Nietzsche[1] la traccia di pensiero figurale risale appunto agli antichi filosofi presocratici ove le immagini acquistano sempre pi una dimensione autonoma e speculativa. Il rapporto tra immagini e concetti non cos semplice come potrebbe sembrare sulla base di uno schema dicotomico che isoli da un lato le immagini e dallaltro i concetti, cio da un lato il mito, dallaltro il pensiero astratto; tale schema si poi sedimentato nel linguaggio filosofico ove invece attraverso uno studio attento e analitico dei testi e delle opere, il nesso tra immagini e concetti pi scoperto ed evidente. Occorrer perci andare oltre quella inerziale prevenzione secondo la quale i filosofi, esperti nellarte di creare i concetti, abbiano sempre polemizzato nei confronti delle immagini. Ma gi Aristotele, in un passo del De Anima (III, 7, 431 a-b) affermava che lanima non pensa mai senza immagini, nel senso che non esiste forma di pensiero che non si rapporti allimmagine . Se solo ripercorressimo storicamente alcune tappe del pensiero occidentale,

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    allora si potrebbe partire da Platone che concepiva la filosofia una divina follia, proseguire con Plotino, Agostino, i filosofi del Rinascimento, quindi Cusano, Bruno e poi Bacone , Vico, Leibniz, i filosofi romantici fino a Nietzsche , Bergson e Heidegger: si tratta di una linea di pensiero figurale, per certi aspetti, ancora tutta da tracciare e da ricostruire. Ma cos un'immagine? Quale la sua costituzione? Come interagisce il

    pensiero con limmagine? E questa con la realt? [2]. Dellimmagine si pu parlare in tanti modi perch in essa il visibile e linvisibile si danno appuntamento in un gioco di rimandi reciproci; essa una modalit attraverso cui il mondo si mostra, si manifesta. Un celebre passo di Heidegger nel saggio poeticamente abita luomo ci aiuta forse a capire come limmagine non sia una copia, n unillusione: la parola usuale per indicare laspetto e lapparenza di qualcosa per noi Bild, immagine. Lessenza dellimmagine nel far vedere qualcosa. Per contro, copie e imitazioni (Abbilder, Nachbilder) sono gi specie derivate della vera e propria immagine, che come aspetto visibile (Anblick) fa vedere linvisibile e cos lo immagina (einbildet) in qualcosa che gli estraneo..[3]. Limmagine si annette, per cos dire, lestraneo e lo sconosciuto; ci mostra qualcosa che solo i poeti sanno intendere. Il dire poetante delle immagini raccoglie heideggerianamente il familiare e lestraneo, lovvio e lenigmatico in cui oscilla il nostro stesso essere nel mondo, il nostro abitare il linguaggio. Le imagines mundi ci provocano e ci espongono alle nostre origini e al nostro destino. Lo scopo di questo breve saggio non tanto quello di provare a classificare

    immagini e/o metafore nei testi filosofici[4], quanto di individuare alcune figure topiche in opere del pensiero occidentale a guisa di un glossario, al fine di evidenziare come il potere noetico dellimmagine abbia lievitato la teoresi e generato i concetti con esiti evidenti di trasgressione rispetto ai modelli di scrittura del pensiero astratto, sfatando un pregiudizio della modernit, secondo cui il pensiero o logica o non pensiero. Occorre piuttosto indagare come invece limmagine intervenga nella costruzione della conoscenza, svolgendo una funzione nientaffatto periferica rispetto alla sensazione e allintelletto. Lipotesi di un pensiero che si guarda, che si sviluppa in forma di immagini che a loro volta producono concetti ben lontana dalla facile e fuorviante dicotomia che mostri da un lato un pensiero per immagini, visivo e mitizzante e dallaltro un pensiero razionale, scientista e formale. In fondo la medesima contrapposizione tra logos e mythos generativa della nascita della filosofia affligge tuttora molta manualistica della storia della filosofia quando invece una pura invenzione storiografica. Semmai le immagini mitopoietiche dellinizio erano tuttaltro che ornamentali o decorative bens esprimevano una forte creativit speculativa. J.J.Wunenburger, autore di un prezioso lavoro sulla filosofia delle immagini, analizzando come sia possibile il potere noetico dellimmagine propone, malgrado lassurdit delle dicotomie e l inattendibilit di ogni linea divisoria, di distinguere due tipi di categorie: le immagini immediatamente portatrici di sapere, quelle che lasciano che linformazione incontri senza ostacoli la superficie delle figure (forme

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    spaziali e immagini verbali); e le immagini mediatamente ricche di pensiero, quelle che necessitano di uno svolgimento interpretativo per esprimere tutta la loro profondit poetica[5]. Nella forma di alcuni appunti di lettura, vorrei riferirmi alle immagini del secondo tipo attraverso un percorso che sar volutamente parziale. Infatti discuter di alcune immagini-visioni che fanno da luogo di origine della teoria e del pensiero.

    Alcuni percorsi

    Isole ed oceani Ogni attraccare e ogni salpare di nave /- me lo sento dentro come il mio sangue-/incosciamente simbolico, terribilmente/ minaccioso di significati metafisici. Cos scrive un fine poeta come Fernando Pessoa[6] che assume il mare come la pi scabrosa immagine poetica perch simboleggia lincertezza e la inquietudine del vivere. Non qui la sede per indagare come le immagini marine abbiano nutrito tanta letteratura e filosofia negli ultimi due o tre secoli, ma certamente laffascinante immagine del mare come lhegeliana distesa assolutamente morbida dacch non resiste ad alcuna pressione, neppure ad un soffio suggerisce percorsi possibili di natura teoretica che vede la ragione specchiarsi ora nella sua superficie ora nella sua profondit. Prendiamo due immagini marine, una di Bacone, laltra di Kant, ma avremmo potuto sceglierne anche una di Hegel o di Nietzsche.

    Francesco Bacone Chi si avventura in mare aperto sa che pu attenderlo un naufragio. Isole e oceani, da sempre figurazioni simboliche di salvezza e pericolo, sono i luoghi fondativi della nostra civilt, gli erasmiani luoghi della Follia, le Isole Fortunate ove tutte le cose crescono senza semina n aratura, ove non v fatica, n vecchiaia [] [7]. Il ricco mare Mediterraneo sempre stato attraversato da viaggi, fughe, avventure che lo hanno trasformato in

    una corrente impetuosa che precipita verso i non-Luoghi dEropa [8]. Il frontespizio della Grande Instaurazione (1620) di per s emblematico: vi rappresentata la navicella dellingegno umano nellatto di oltrepassare le colonne dErcole. Il viaggio oceanico una lunga, rischiosa avventura mai intrapresa prima. Limmagine baconiana epica ed utopica insieme, aurorale e prometeica. Il moderno si apre con la rottura dei limiti con cui il Soggetto, auto-ponendosi, produce nuova esperienza e nuova razionalit. La novit del moderno inverte e rovescia i malinconici e patetici luoghi del passato (selve e

    labirinti)[9] e conduce allesperienza aperta, alla

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    traversata epico-avventurosa del Soggetto, novello demiurgo, ordinatore e modellatore della natura. La filosofia di Sir Francis Bacon nasce appunto qui, nella tensione allegorica di questimmagine.

    Immanuel Kant Al filosofo di Knigsberg spetta un posto di rilievo per aver offerto solide basi speculative alla questione delluso dellimmagine in filosofia. Nella Critica della Ragion Pura (1787) vi unimmagine che ritorna costantemente : () Noi abbiamo fin qui percorso il territorio dellintelletto puro [] ma labbiamo anche misurato, e abbiamo in esso assegnato con cura a ciascuna cosa il suo posto. Ma questa terra unisola chiusa dalla stessa natura entro confini immutabili. la terra della verit (nome allettatore) circondata da un vasto oceano tempestoso, impero proprio dellapparenza, dove nebbie grosse, ghiacci, prossimi a liquefarsi, danno ad ogni istante lillusione di nuove terre[10] . Il paesaggio nordico. Nebbie, ghiacciai, f navyde terre circondate da oceani. Il filosofo il guardiano di questi confini tra la terra e il mare, una specie di agrimensore del noto, mentre lignoto appartiene alloceano

    misterioso che nessuna caravella potr mai attraversare[11]. Bacone e Kant: il crocevia della filosofia moderna si snoda dalla costituzione della scienza come modello di manipolazione della natura allo sguardo del Soggetto che ordina la realt fenomenica. A livello puramente teorico, in una comparazione tra limmagine baconiana delloceano e quella kantiana, sembrano riprodursi movimenti e slittamenti semantici la cui d