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GLI ASPETTI GIURIDICI GENERALI DELLINFORTUNISTICA STRADALE NELLAMBITO DELLE PREVISIONI DEL CODICE

PENALE E DEL CODICE DI PROCEDURA PENALE.

589. Omicidio colposo. (1)

Chiunque cagiona per colpa [c.p. 43] la morte di una persona punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto commesso con violazione delle norme sulla disciplina dellacircolazione stradale (2) o di quelle per la prevenzione degli infortuni sullavoro la pena della reclusione da due a sette anni (3). Si applica la pena della reclusione da tre a dieci anni se il fatto commessocon violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da: 1) soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni; 2) soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope (4). Nel caso di morte di pi persone, ovvero di morte di una o pi persone e dilesioni di una o pi persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per lapi grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena nonpu superare gli anni quindici [c.p.p. 235] (5) (6). ----------------------- (1) Sull'obbligo dell'uso del casco protettivo per gli utenti di motocicli, vedi laL. 11 gennaio 1986, n. 3 e il D.M. 19 ottobre 1987, n. 438 (Gazz. Uff. 29 ottobre 1987, n. 253). (2) Vedi l'art. 189, D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, nuovo codice della strada. Per quanto riguarda l'obbligo del rapporto in materia di sanzioniamministrative, vedi l'art. 17, L. 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. (3) Comma prima sostituito dall'art. 2, L. 21 febbraio 2006, n. 102 e poi cos modificato dal numero 1) della lettera c) del comma 1 dell'art. 1, D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge, con modificazioni, con L. 24 luglio 2008, n. 125. Per quanto concerne il raddoppio dei termini di prescrizioneper il reato di cui al presente comma vedi il sesto comma dell'art. 157 del codice penale. Vedi l'art. 52, R.D. 18 giugno 1931, n. 773, di approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. (4) Comma aggiunto dal numero 2) della lettera c) del comma 1 dell'art. 1, D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge, con modificazioni, con L. 24 luglio 2008, n. 125. (5) Comma cos modificato dal numero 3) della lettera c) del comma 1 dell'art. 1, D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge, con modificazioni, con L. 24 luglio 2008, n. 125. Per quanto concerne il raddoppio dei termini di prescrizione per il reato di cui al presente commavedi il sesto comma dell'art. 157 del codice penale. (6) Articolo cos sostituito dall'art. 1, L. 11 maggio 1966, n. 296. Vedi l'art.

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81, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di stupefacenti e sostanzepsicotrope, prevenzione cura e riabilitazione dei relativi stati ditossicodipendenza. Vedi, anche, l'art. 2, L. 3 agosto 2007, n. 123 e l'art. 25-septies, D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, aggiunto dall'art. 9 della citata legge n. 123 del 2007. La Corte costituzionale, con sentenza 22-28 novembre 1973, n. 166 (Gazz. Uff. 5 dicembre 1973, n. 314), ha dichiarato nonfondata la questione di legittimit del presente articolo, nella parte in cuiconsente che, nella valutazione della colpa professionale, il giudiceattribuisca rilevanza penale soltanto a gradi di colpa di tipo particolare, inriferimento all'art. 3 Cost. La stessa Corte, con sentenza 2-8 maggio 1974, n. 124 (Gazz. Uff. 15 maggio 1974, n. 126), ha dichiarato non fondata la questione di legittimit del secondo comma del presente articolo, inriferimento all'art. 3, primo comma, Cost.; con sentenza 14-19 gennaio 1987, n. 7 (Gazz. Uff. 28 gennaio 1987, n. 5 - Prima serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimit del presente articolo, inrelazione agli artt. 3, 29 e 30 Cost.; con sentenza 20-27 luglio 1995, n. 414 (Gazz. Uff. 23 agosto 1995, n. 35 - Prima serie speciale), ha dichiarato nonfondata la questione di legittimit del presente articolo, in relazione all'art. 4, L. 2 dicembre 1975, n. 644 (Disciplina dei prelievi di parti di cadavere ascopo di trapianto terapeutico e norme sul prelievo dell'ipofisi da cadavere ascopo di produzione di estratti per uso terapeutico) e degli artt. 1 e 2, secondo comma, L. 29 dicembre 1993, n. 578 (Norme per l'accertamento e la certificazione di morte), in riferimento agli artt. 3, 25 e 27 Cost. Lomicidio colposo (art. 589 c.p. La competenza a giudicare del Tribunale monocratico con eccezione dellomicidio colposo plurimo, comportamento punito dal quarto comma dellarticolo 589 c.p. per il quale la competenza del Tribunale Collegiale) 1) LA COLPA STRADALE - LELEMENTO SOGGETTIVO NELLARTICOLO 589 C.P.: E SEMPRE COLPA O, IN ALCUNI CASI, PU ESSERE CONTESTATO LOMICIDIO

DOLOSO? Larticolo 589 del codice penale prevede che chiunque, per colpa, provoca la morte di un altro uomo, risponde del reato di omicidio colposo. Si concretizza questa figura criminosa nel caso in cui si procura ad unaltra persona la morte non solamente non volendo arrecarla alla vittima, ma non avendo neppure l'intenzione di provocare levento da cui deriva il decesso. Quanto appena affermato, pertanto, sussiste in tutti quei casi in cui lagente compie per negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di leggi o regolamenti, latto da cui derivi la lesione al soggetto passivo; elemento costitutivo della colpa penale , infatti, solamente la colpa dellagente che sia contraria alla normale prudenza, alle leggi o ai regolamenti o consistita in negligenza, imprudenza o imperizia.

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Che cosa ha inteso il legislatore con normale prudenza? Ad avviso di chi scrive, sulla base delle massime della giurisprudenza e della migliore dottrina, con la locuzione normale prudenza si voluto intendere quel comportamento che non misurato solamente dalla minore o maggiore prevedibilit dellevento, ma soprattutto dal comportamento che tutti gli uomini devono tenere in determinate circostanze di tempo e di luogo per evitare la lesione di diritti altrui. Con il termine negligenza (dal latino negligens) si vuole indicare la condotta di chi ha tenuto un comportamento trascurato, lento e noncurante nel compiere i propri compiti o doveri. Con il termine imprudenza (dal latino imprudentia) sintende latteggiamento di chi manca di prudenza perch non prende nella dovuta considerazione i rischi e i pericoli connessi alle sue azioni. Con il termine imperizia (dal latino imperitia) sintende la mancanza dabilit, esperienza, pratica in ci che si dovrebbe conoscere. La colpa stradale contemplata dal secondo comma dellarticolo 589 c.p., poich il delitto aggravato se il fatto commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale. La regola generale che riguarda la diligenza e lattenzione da impiegare sulle strade, che vale per qualsiasi utente della strada, dal guidatore dellautosnodato al pedone, prevista dallarticolo 140 del Codice della Strada che recita: gli utenti della strada debbono comportarsi in modo tale da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione. Quindi la colpa stradale si manifesta sia quando siano violate specifiche norme di comportamento descritte dal Codice della Strada, sia quando si concretizzino generici comportamenti disattenti, imprudenti, o imperiti. La Cassazione, infatti, ha pi volte affermato che non necessaria la violazione di una specifica norma del Codice della Strada, essendo sufficiente la violazione delle regole che attengono alla generica prudenza connesse con la circolazione stradale (in particolare Cass. pen.,17 gennaio 1991, n. 476). Fondamento di tale assunto che la responsabilit colposa , in pratica, la prevedibilit del pericolo, vale a dire la possibilit, da parte di un uomo coscienzioso ed avveduto, di intuire che un certo evento legato alla violazione di un determinato dovere oggettivo di diligenza e che, quindi, avrebbe potuto essere evitato adottando quelle regole dattenzione riferibili al caso concreto e al momento della realizzazione della condotta de qua (vedi Cass. pen., sezione IV, 29 aprile 1991, n. 4793). A questo punto occorre dire, per, che la presunzione di responsabilit da parte di chi provoca un incidente stradale con esiti mortali, legata allaccertamento del nesso di causalit tra levento lesivo e la sua condotta. Il rapporto di causalit (o nesso eziologico) il legame di causa effetto che esiste tra il fatto e levento. Con la sentenza n.4675 del 6 febbraio 2007, la quarta sezione penale della Cassazione tornata su una questione assai dibattuta nella dottrina e nella giurisprudenza penalistica: laccertamento della responsabilit del reo per un

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fatto colposo, ed i concetti di prevedibilit dellevento dannoso e di concretizzazione del rischio. Per la Suprema Corte, la responsabilit per fatto colposo dovrebbe corrispondere ad una valutazione mediata tra elementi soggettivi ed elementi oggettivi, da cui dovrebbe desumersi, da un punto di vista astratto e da un punto di vista concreto, la culpa in agendo del reo. In sintesi, con la sentenza oggetto della presente trattazione, la configurabilit dellelemento soggettivo della colpa possibile sul presupposto della prevedibilit dellevento, da accertare con una valutazione ex ante, sulla base delle conoscenze che il reo aveva od avrebbe dovuto avere al momento in cui ha posto in essere la condotta produttiva del fatto - reato. In altre parole, il limite dellimputabilit nel reato colposo sarebbe caratterizzato dalla possibilit del reo di prevedere, allatto della condotta lesiva, la produzione di un evento dannoso o pericoloso, e comunque illecito secondo il diritto penale. Di qui, la responsabilit penale sarebbe esclusa ogni qual volta il soggetto, nonostante abbia utilizzato tutti gli elementi cognitivi a sua disposizione, o che dovrebbero essere stati a sua disposizione, non potesse assolutamente prevedere levento. Lel

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