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Download Il rIchIamo del ghIaccIo 2016-10-06¢  cristalli di ghiaccio mi pungono gli occhi. Il fascio di luce

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  • Il rIchIamo del ghIaccIo

  • debbIe clarke moderow

    Il rIchIamo del ghIaccIo

    Una donna e i suoi cani: una grande avventura tra le nevi dell’alaska

    Traduzione di Linda Rosaschino

  • Titolo originale: Fast into the Night © 2016 by debbie moderow

    realizzazione editoriale: Conedit Libri Srl - Cormano (MI)

    ISbN 978-88-566-4358-9

    I edizione 2016

    © 2016 - edIzIoNI PIemme Spa, milano www.edizpiemme.it

    anno 2016-2017-2018 - edizione 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

  • A Juliet e Sydney, le mie capo muta

    e a Mark che ci ha sempre incoraggiate.

  • H o u g H t o n M i f f l i n H a r c o u r t P a g e v i 0 6 / 1 6 / 1 5

    M o d e r o w — f a s t i n t o t H e n i g H t f i r s t P a g e s

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    debbie with Juliet and sydney, winter 2005

    Debbie con Juliet e Sydney, inverno 2005. (© Doug Sonerholm)

  • ParTe PrIma

    «Vedere lontano è una cosa, andarci è un’altra.» (constantin BRancusi)

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    1

    NebbIa Nella NoTTe

    Gennaio 2003, 4.30 del mattino: lascio il bivacco vicino a Denali

    Juliet e kanga mi guardano. In testa alla muta, si vol- tano e mi seguono con lo sguardo mentre salgo sui patti- ni della slitta. Negli ultimi quindici minuti hanno chiesto rumorosamente di andare, con guaiti e ululati. hanno voglia di correre sotto il cielo punteggiato di stelle. ades- so fremono per l’eccitazione. Sanno che sto per afferrare la corda e dare loro il via.

    «brave ragazze» dico. «Pronte?» afferro l’estremità del nodo scorsoio e gli do un pic-

    colo strattone. Juliet e kanga fanno un balzo in avanti, seguite dagli altri. Io e i miei husky partiamo a razzo dal bivacco sotto il chiaro di luna, scivolando attraverso le ombre di abeti allampanati che fiancheggiano la pista.

    Per la prima volta le condizioni sono ideali per viag- giare con la slitta. ci sono – 23° c e una ventina di centi- metri di neve fresca. Una grande luna tonda illumina la pista e mi solleva lo spirito, ma non posso ignorare la difficoltà del mio progetto. l’Iditarod comincia fra sole sei settimane, e l’addestramento è stato difficile per tutto l’inverno. chiedere ai cani di percorrere altri ottantotto

  • 10

    chilometri e mezzo dopo sei ore di riposo sembra molto, ma devo provarci. È ora di accertarmi che siamo pronti.

    mentre descriviamo un’ampia curva diretti verso il fiume, osservo l’andatura di ogni cane per assicurarmi che nessuno sia indolenzito. Puntando la torcia da testa verso le loro zampe controllo che abbiano tutti i loro stivaletti da neve. Sono contenta che l’imbracatura nuo- va di kanga sia della misura giusta e che Nacho corra concentrato accanto al suo compagno Teddy. la giovane Sydney corre piena di determinazione, le orecchie ritte. Sono così presa dai miei husky che non mi accorgo del muro di nebbia finché non ci finiamo dentro.

    cristalli di ghiaccio mi pungono gli occhi. Il fascio di luce della torcia illumina una massa di particelle di ghiac- cio. mentre i cani accelerano, strie argentee si precipita-

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    ready Pronti. (© Brian T. Smith)

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    no verso di me, accecandomi. mi sforzo di vedere dove stiamo andando, ma ai miei cani non importa. balzando dentro quel pulviscolo ghiacciato e scintillante, Juliet ab- baia e annusa kanga, che risponde scrollando la testa felice. Nessuno perde un passo.

    Per l’ora successiva e parte di un’altra mi riparo gli occhi con una mano e mi tengo aggrappata al manubrio con l’altra. concentrarmi sulla muta di cani mi aiuta a ignorare la nebbia, ma dopo ventiquattro chilometri mi si stancano gli occhi. Spengo la torcia e proseguo a naso.

    Non mi ci vuole molto ad abituarmi, e a notare i raggi della luna penetrare attraverso la foschia. le ombre che ne risultano inizialmente sono minacciose. corriamo ver- so sagome scure che sembrano alci e ci avviciniamo a una distesa di terreno nudo che risulta essere un miraggio provocato dalla nebbia di minuscoli cristalli di ghiaccio. a ogni chilometro le mie paure si placano, e alla fine mi arrendo.

    Perdendomi nell’ansimare del loro respiro e nei loro movimenti regolari, smetto di cercare di valutare il no- stro ritmo o di analizzare se un cane sta avanzando con dei balzi invece di trottare. Non ha importanza se la pi- sta davanti a noi è cosparsa di rocce, e non mi preoccupo più di cosa si nasconde fra i salici.

    Io e i miei husky attraversiamo quelle colline gelate per ore. mentre ci muoviamo nella luce torbida verso il debole chiarore dell’alba, condividiamo un momento primordiale. anche se non posso vederli, finalmente ca- pisco che sono pronti.

    Pronti per l’Iditarod. Per quanto sia lunga la pista o difficili le sue condizio-

    ni, so che la affronteremo.

  • 12

    2

    coNTo alla roVeScIa

    Fairbanks, Alaska, 3 marzo 2003, ore 11: partenza dell’Iditarod

    Sedici husky con imbracature scarlatte sono pronti sulla linea di partenza. Quattro giudici di gara afferrano la slitta stracarica per fare in modo che la muta resti fer- ma per il conto alla rovescia che dura due minuti. In alto, piccoli aeroplani solcano il cielo luminoso di marzo. Il rumore dell’elicottero si mescola al vociare degli spetta- tori e all’abbaiare e all’ululare dei cani. la folla si sporge dalle transenne che fiancheggiano l'inizio della pista. guarda e aspetta.

    Questo è un rito che si ripete ogni anno. Io lo cono- sco bene. Vedere i conduttori delle slitte e i loro cani partire per un percorso che si snoda per 1800 chilome- tri mi fa venire le lacrime agli occhi. ma adesso non sto piangendo. Non posso lasciare spazio alla commozione. Io sono la donna esile che indossa la pettorina numero 32, la conduttrice di cani da slitta che ha appena portato la sua muta sulla linea di partenza. mi sono preparata per partecipare all’Iditarod per la prima volta e devo sforzarmi di mantenere la concentrazione e il controllo di me stessa.

  • 13

    Una voce nella mia testa dice: “È solo per i cani”. così guardo i miei sedici bellissimi animali con il pelo

    lucido e le code vaporose, accoppiati a due a due in una lunga fila. Sono un gruppo turbolento: saltano e abbaia- no per l’eccitazione. mio marito mark è con loro e cerca di calmarli. la stessa cosa fanno i miei figli, andy e han- nah. Noi quattro abbiamo assistito a molte partenze di gare di cani da slitta negli ultimi quindici anni, il più del- le volte dedicate ai ragazzi. ma questo conto alla rovescia è diverso, e lo sappiamo tutti. devo prestare attenzione.

    «li teniamo, debbie. Il tuo equipaggiamento è al si- curo. Va’ pure dalla tua muta» mi dice il giudice di gara.

    annuisco e scendo dai pattini. È allora che noto il gruppo di scolaretti che tengono alzati dei cartelli e urla- no il mio nome. le loro guance rosee e le loro voci ecci- tate manifestano le loro aspettative. Quei bambini cre- dono in me. Il solo pensiero di essere la loro eroina mi fa perdere il controllo. mi si stringe lo stomaco e la neve sotto i miei piedi si muove come un’onda. devo raggiun- gere i miei husky.

    In due passi sono con zeppelin e la sua innamorata, Fire. data la loro posizione in fondo alla fila, a loro tocca fare in modo che la slitta eviti alberi e altri ostacoli. agi- le e robusto, zeppy è un segugio bianco e nero. le sue orecchie flosce incorniciano uno sguardo innocente che oggi non mi inganna. Se la mia amica non fosse inginoc- chiata accanto a lui e non lo trattenesse per l’imbracatu- ra, masticherebbe la linea di traino. lei lo gratta dietro le orecchie, e per il momento lui si comporta bene. Nel frattempo Fire, più docile, strofina il muso contro la mia gamba e mi guarda con adorazione. I suoi occhi azzurro chiaro promettono che andrà tutto bene. È stata a Nome

  • 14

    diverse volte con altri conduttori. l’ho appaiata con zeppy nella speranza che gli faccia da mentore. dico qualche parola dolce a Fire, saluto zeppy con fermezza e vado da Piney e creek, che stanno appoggiati l’uno all’altro e agitano la coda. creek è ingrassata e la chiamo la mia piccola palla da bowling. Prendo il suo muso fra le mani e la guardo negli occhi: uno azzurro e l’altro mar- rone. Piney è gelosa e mi mordicchia la gamba. le ri- spondo stringendole la zampa.

    Poi ci sono Nacho, magro come un ragazzino, e lil’ Su, due dei cani di andy. Saltano e abbaiano mentre lui è accanto a loro e sorride. li saluto e poi abbraccio mio figlio, che ha vent’anni.

    «Puoi farcela, mamma» mi dice. andy dovrebbe sa- perlo: è il conduttore di cani da slitta più esperto di tutta la famiglia. lo stringo come per assorbire il suo coraggio un po’ impudente. Non fosse per lui, non sarei qui. le sue parole mi danno fiducia e determinazione e per un

    Debbie alla partenza dell’Iditarod: Chena River, Fairbanks. (© «Fairbanks Daily News-Miner», Fairbanks, Alaska)

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    debbie’s 2003 iditarod start on the chena river in fairbanks

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    attimo la mia agitazione si placa. È difficile credere che abbia salutato sei cani e non sia