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UNIVERSIT PONTIFICIA SALESIANA Facolt di Scienze dellEducazioneEA0522 Il sistema preventivo nella storia Prof. Aldo GIRAUDO

Elementi essenziali del Sistema Preventivo nelleducazione della giovent

Studente: Orizio Lucia Matricola: 15695E Curricolo: Pedagogia e comunicazione mediale

Roma, 2007-2008

Ricordatevi che l'educazione cosa di cuore e che Dio solo ne il padrone, e noi non potremmo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne d in mano le chiavi... studiamoci di farci amare... (E, 4, 209)

IntroduzioneLa pedagogia di don Bosco segnata da una convinzione fondamentale: il cuore dei giovani, e di ogni giovane, buono. Tale persuasione si fonda sulla consapevolezza che la persona creata a immagine e somiglianza di Dio, e porta dentro di s la sua impronta divina che, bench ferita dal peccato, possiede le risorse necessarie per svilupparla e portarla alla sua pienezza. Questa fiducia la premessa fondamentale che d alleducatore il coraggio e lottimismo per affrontare lappassionante, ma non facile azione educativa. Affermava don Bosco: Siccome non vi terreno ingrato e sterile che per mezzo di una lunga pazienza non si possa finalmente ridurre a frutto, cos delluomo, vera terra morale, che per quanto sterile e resta, produce non di meno presto o tardi pensieri onesti e poi atti virtuosi, quando un direttore con ardenti preghiere aggiunge i suoi sforzi alla mano di Dio nel coltivarla e renderla feconda e bella. Don Bosco stato un pedagogo pi che un pedagogista, e la flessibilit nell'intuire le esigenze dei giovani del suo tempo ha fatto di lui un precursore nel campo delleducazione. Bisogna che cerchiamo di conoscere i nostri tempi e di adattarvici fu suo principio. Per distinguere il suo metodo dal sistema repressivo delleducazione, prevalente nel XIX secolo in Italia, egli chiam il suo metodo SISTEMA PREVENTIVO, proprio perch cerca il modo di prevenire la necessit della punizione, collocando il ragazzo in un ambiente in cui incoraggiato a dare il meglio di s. un approccio congeniale, amichevole, integrale alleducazione.

I giovani e leducazioneI giovani per don Bosco sono la porzione pi preziosa e pi delicata della societ, quella parte di corpo che va curata con pi attenzione e tenerezza perch costituisce il futuro dellumanit e perch in essa si ripongono le speranze di un mondo migliore. In questo terreno buono, quindi, non si deve mai smettere di seminare, adottando la strategia dei tempi lunghi, quella tipica dei contadini che don Bosco ben conosce, e che si esprime in una pazienza ricca di fiducia, umile e rispettosa, certa del raccolto finale1. L'educazione della persona comporta il passaggio da uno stato di immaturit a quello di maturit. L'educando, durante il suo periodo evolutivo, per natura, disarmonico, non possiede cio garanzie interiori su cui1

G. B. Lemoyne., Memorie biografiche di don Giovanni Bosco, S. Benigno Canavese, Scuola Tip. Salesiana 1905, 367.

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pu contare nel suo agire; nasce di qui l'esigenza di formarsi. La progressiva maturazione lo render finalmente capace di assumere la guida della propria vita. un passaggio qualitativo che chiama in causa la presenza di molteplici fattori. Al centro di tutto il processo si trova la persona dell'EDUCANDO, soggetto attivo e primario di maturit; accanto all'educando troviamo la figura dell'EDUCATORE chiamato ad offrire la sua indispensabile collaborazione; ed infine urge la presenza di VALORI e strumenti. Lungo questo processo di formazione, il ragazzo acquisisce un equilibrio che nel linguaggio cristiano si chiama VIRT (= prudenza, saggezza pratica). proprio la presenza di questa virt che rende l'uomo maturo, prudente, saggio. La virt, che sempre frutto di una scelta, garanzia per: - garantire la presenza della ragione - preservare l'uomo da possibili squilibri - facilitare la tensione verso il bene - permettere l'uso sereno ed equilibrato della libert. Il compito della virt morale quindi opera di moderazione, di guida e di subordinazione al bonum (= ufficio della temperanza); opera di freno, di potenziamento, di orientamento (= ufficio della fortezza); anche ricerca di equilibrio di tutti gli appetiti... nella disponibilit per tutto ci che riguarda le relazioni con gli altri (= ufficio della giustizia); sar compimento delle azioni minute e contingenti di ogni giorno... come una speciale dotazione di abiti virtuosi fornita all'intelletto, nella sua funzione pratica di guida dell'azione umana del quotidiano agire (= ufficio della prudenza). La dimensione morale rimane cos il centro unificatore dell'educazione cristiana in quanto ne stabilisce con chiarezza il fine ultimo: la piena realizzazione umano-cristiana, di ogni uomo. Nell'itinerario di formazione, la carit occupa un posto di eccellenza, come appare in particolare nel limpido cammino di santit di Domenico Savio. Farsi carico dei piccoli e grandi problemi del prossimo, saper vivere gioiosamente in comunione con i compagni, crescere nella convivialit e nell'amicizia il primo comandamento di vita nella " casa " dei giovani di Don Bosco. "Fare famiglia", vivere vita associata l'obiettivo fondamentale. La carit si nutre e si consolida nell'esercizio delle opere buone, di obbligo o di edizione. Nell'Oratorio e nel Collegio i pi maturi aiutano i pi piccoli e indirizzano i nuovi arrivati. esemplare l'esperienza di Michele Magone, il quale condivide i giochi con i timidi o gli sprovveduti, consola i malinconici, presta servizi materiali a quelli in difficolt, assiste i malati, rasserena gli assetati di vendetta. L'esattezza ne' suoi doveri non lo impediva di prestarsi a quei tratti di cortesia che sono dalla civilt e dalla carit consigliati. Perci egli offerivasi pronto a scrivete lettere per chi ne avesse avuto bisogno. Il pulire abiti altrui, aiutare a portar acqua; aggiustare i letti; scopare, servire a tavola; cedere i trastulli a chi li avesse desiderati; insegnare agli altri il catechismo, il canto; spiegare difficolt di3

scuola, erano cose cui egli prestavisi col massimo gusto ogni qualvolta se ne fosse data occasione2.

Il sistema giovent

preventivo

nelleducazione

della

Il sistema preventivo mira a creare un clima che trae fuori (educere) il meglio dal ragazzo, che incoraggia la sua completa e piena espressione di s, che aiuta il ragazzo ad acquisire atteggiamenti che lo guidino a scegliere ci che buono, sano, gioioso, favorendone la crescita e la libert. Si tratta di unopera educativa che coglie la realt umana in tutti i suoi aspetti: fisico, sociale, spirituale, presente, passato, futuro. In termini educativi PREVENIRE significa... Per evitare effetti devastanti nell'educando: - evitare al giovane quelle esperienze negative che potrebbero compromettere seriamente la sua crescita; - offrire gli strumenti per affrontare in forma autonoma la vita con tutte le sue difficolt e contraddizioni;- creare un ambiente in cui i valori che si intendono trasmettere sono vissuti e comunicati.

Per far emergere il bene: a) riconoscere in se stessi e nel giovane un'energia sufficiente capace di condurlo all'autonomia (ottimismo); b) risvegliare la voglia di camminare, di costruirsi, dandone per primi l'esempio; c) aiutare il giovane a prendere coscienza delle sue qualit positive e offrire al tempo stesso delle concrete possibilit per cui queste possano esplodere in tutta la loro potenzialit.

Un unico segreto in tre paroleQuesto sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l'amorevolezza (Don Bosco). Nella santit di Don Bosco, infatti, il trinomio pedagogico fondamentale del sistema raggiunge le punte massime; la Religione diventa fede robusta ed incrollabile, l'amorevolezza si fa carit soprannaturale eroica, e la ragione si illumina della luce della "saggezza" e del "consiglio" (Braido).1) RAGIONE: atteggiamento che porta leducatore ad essere equilibrato, sereno

e gioioso, attraverso lincoraggiamento del ragazzo, mentre questi prova a realizzare il suo progetto. La ragionevolezza costantemente motivata e2

G. BOSCO, Cenno biografico del giovanetto Magone Michele allievo dellOratorio di S. Francesco di Sales, Torino, Tip. dellOratorio di S. Francesco di Sales, 21866, VII Puntualit n' suoi doveri, , 218.

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integrata dalla sincerit della piet religiosa e dalla partecipazione empatica deleducatore attivamente presente.2) AMOREVOLEZZA: coinvolgimento emotivo, partecipativo, costantemente

illuminato dalla ragione e dalla fede. Lamorevolezza un amore dimostrato - indissolubilmente affettivo e effettivo - che porta alla pienezza di umanit: a Giovannino, la Vergine impart una lezione diventata il cardine del sistema educativo non con le percosse ma con la mansuetudine e la carit... Chi sa di essere amato, ama, e chi amato ottiene tutto, soprattutto dai giovani. Far conoscere che si ama, condividere sinceramente le inclinazioni dei giovani cos come la piet, laffabilit sono piccole virt dell'amorevolezza.3) RELIGIONE: indica che la pedagogia di Don Bosco costitutivamente

trascendente, in quanto lobiettivo che si propone la formazione del credente. , inoltre, alla base dei rapporti ragionevoli e amorevoli. Colonne delledificio educativo sono: lEucarestia, la Penitenza, la devozione alla Madonna. Eucarestia: pedagogia eucaristica: messa, comunione, visita. Di Domenico Savio ama ricordare che era per lui una vera delizia il poter passare qualche ora davanti a Ges sacramentato. Penitenza: evento di grazia, occasione di direzione spirituale, educazione e terapia morale della corruzione del peccato. Il peccato il pi grande nemico dei giovani, il primo nemico limpurit3. Il sacramento della riconciliazione portatore di grazia e di gioia. Finch voi non avete un confessore stabile, in cui abbiate tutta la vostra confidenza, a voi e mancher sempre l'amico dell'anima4. Devozione a

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