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  • Sydney memorabile evento ecclesiale. Forse mai come a Sydney ci si è resi conto di quanto possa essere mondiale una giornata della Gioventù. Accanto alle tradizionali bandiere di ogni giornata mondiale, questa volta erano ben 200 che sventolavano a festa, si sono visti i vessilli di ignote isole del Pacifico agitati dai nativi rivestiti nei loro tipici costumi, anche questi chiamati a Sydney dallo stesso impulso dello Spirito che ha fatto attraversare due oceani ai nostri 10.000 connazionali. Si è avvertito chiaramente il soffio dello Spirito, una forza che ha chiamato a raduno da tutto il mondo ragazzi provenienti da tutti i popoli della terra, popoli antichi e giovani, maori e milanesi, pugliesi e polinesiani, veneti e samoani che si sono fusi in un impareggiabile appuntamento di civiltà tra loro remote, allo scoccare di un'ora segnata per tutti da Colonia, in Germania, tre anni fa per ricevere un nuovo vigoroso annuncio di Vangelo. La grande Croce delle giornate mondiali è stata accolta a Sydney in una cornice di umanità innocente, testimoniata dalle danze e dai canti degli aborigeni. Da Sydney ci siamo sentiti dire noi italiani quelle parole “…voi siete membri di una chiesa antica fondata sugli apostoli Pietro e Paolo, mentre in Australia la Chiesa è ancora molto giovane…voi siete terra di primissima semina evangelica, Chiesa degli Apostoli, casa dei papi. Così i nostri ragazzi sono stati accolti e salutati. Nel mondo c'è chi la vede così, gli aborigeni ci danno lezione, ci ricordano le nostre vere, ricche

    tradizioni, le nostre radici cristiane. Quei 10.000 ragazzi italiani hanno portato in Australia la voce degli Apostoli Quegli aborigeni hanno cantato la gioia di essere accolti da pari a pari con rispetto dai giovani di tutto il mondo, europei, americani, africani, asiatici. Sydney è stato un festival della vita, che ha aiutato a cercare valori alti e veri. Ogni giorno dell'appuntamento mondiale è stato segnato da un “sms” firmato dal Papa ed inviato a tutti i partecipanti, i duecentocinquantamila ragazzi provenienti da tutto il mondo, e altrettanti australiani. Sydney ha proclamato davanti al mondo intero la fede giovane per un mondo nuovo. I giovani sono stati chiamati ad aprire il cuore alla potenza dello Spirito,

    LE SORPRESE DELLA G. M. G. DI SYDNEY

    Agosto 2008 - Anno 10 (n° 117)

    Mensile della Comunità Parrocchiale di Torri del Benaco

  • per diventare ambasciatori di una fede antica da proporre e radicare nel cuore di un mondo nuovo, quello delle nuove generazioni che si affacciano all'orizzonte di questo terzo millennio appena iniziato. Una moltitudine immensa in cammino verso una meta, un popolo immenso spuntato da chissà dove, prima e poi disperso nel grande campo dell’umanità, radunato a Sydney in una notte fredda australe a contemplare la Croce del Sud per venire arricchito, nella giornata conclusiva, dai doni dello Spirito, per avere forza di andare oltre le visioni parziali della vuota utopia e della precarietà fugace, per offrire la coerenza e la certezza della testimonianza cristiana. È stata la lunga notte del popolo giovane, per iniziare e vivere sulla pista di una fede esigente e coraggiosa il grande giorno della vita. Papa Benedetto chiama i giovani a sfidare ogni conformismo, a non lasciarsi inghiottire dell’ideologia relativista, a costruire un futuro di speranza dicendo “sì” a Gesù Cristo, alla pace, e alla vita. “Gesù Cristo vi chiama ad essere profeti di un’era nuova. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento, ha bisogno della vostra fede, del vostro idealismo, della vostra generosità, così da poter essere sempre giovane nello Spirito”. Risuona ancora vigorosa ed appassionata la voce del Vicario di Cristo indirizzata ai 10.000 giovani italiani presenti a Sydney ed a quanti con loro collegati dall’Italia. “Cari giovani italiani! Un saluto speciale a tutti voi. Custodite la fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nei vostri cuori, perché non abbia a spegnersi, ma anzi arda sempre più e diffonda luce e calore, a chi incontrerete sulla vostra strada, specialmente a quanti hanno smarrito la fede e la speranza. La Chiesa può rallegrarsi dei giovani di oggi, ed essere piena di speranza per quelli di domani. Lo Spirito è l’artefice delle opere di Dio, accoglietelo nel vostro cuore, nella vostra mente con i suoi sette doni. La Vergine Maria vegli su di voi in questa notte e in ogni giorno della vostra vita…”. Davvero è stata una continua sorpresa la G.M.G. di Sydney!

    Don Giuseppe

    UUNNAA VVOOCCEE DDAA SSYYDDNNEEYY

    Sette Vite toccate dallo Spirito

    Sette giovani. Come i sette doni dello Spirito. Marie Štepánová della Repubblica Ceca, che definisce «uno dei Paesi più atei del mondo», ha imparato a vedere le cose con gli occhi di Dio. Manasurangul di Bangkok ha «incontrato» Gesù alla Gmg di Roma 2000. Danny di Sydney, sordomuta, invita a essere attenti nei confronti degli emarginati. E poi Petar dalla Serbia: «Alcuni anni fa sembrava che non ci fosse più nulla da fare per la comunità cattolica nel mio Paese. Lo Spirito ci ha donato consiglio»; il cileno José («nelle difficoltà il dono della fortezza dello Spirito Santo mi ha dato il coraggio di lottare»); l’austriaca Karin testimone controcorrente fra i suoi coetanei, e infine Sean, nato nello Sri Lanka: «Ero pieno di paure. Ora il timor di Dio mi ha dato il coraggio di vivere». Sono queste le sette testimonianze offerte ai giovani di Randwick durante la veglia. Il Papa ha poi invocato, dopo ogni testimonianza e ogni dono, uno dei santi patroni della Gmg. Nostra Signora della Croce del Sud (per la sapienza), santa Teresa del Bambin Gesù (intelletto), Pier Giorgio Frassati (scienza), santa Faustina (consiglio), Pietro To Rot (fortezza), Madre Teresa di Calcutta e Mary Mackillop (pietà), santa Maria Goretti, (timor di Dio). Tutti giovani ai quali lo Spirito ha cambiato la vita.

    (M.Mu.) da Avvenire del 20 luglio 2008

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  • LLAA VVIITTAA DDII PPAAOOLLOO IINN BBRREEVVEE

    Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il Vangelo di Dio, è nato ebreo (Saulo) a Tarso nell'attuale Turchia, tra il 5 e il 10 d.C. A Damasco attorno al 34 è stato folgorato dalla luce del Cristo risorto, come racconta in un triplice resoconto l'autore degli Atti degli Apostoli. Dopo alcuni anni nel profondo silenzio del deserto siriano, attorno al 37 o 38 Paolo fece la sua prima visita agli Apostoli a Gerusalemme, prima sede della Chiesa. Di lì ritornò a Tarso e qui attorno al 44-45 fu raggiunto da Barnaba che lo condusse con sé ad Antiochia, dove si fermò a insegnare e a testimoniare la

    sua nuova fede in Gesù, vero Messia e Signore. Nel viaggio attorno al 47 fece una seconda visita a Gerusalemme, e di ritorno ad Antiochia, fu inviato, con Barnaba suo "sponsor", nel mondo ellenista. Il primo viaggio missionario durò dal 47 al 49. Nel 50 partecipò a una riunione con gli apostoli a Gerusalemme, dove si sancì l'annuncio del cristianesimo ai non ebrei e Paolo venne inviato in missione ai pagani. Il secondo viaggio durò dal 50 al 52, con una lunga permanenza a Corinto, da dove forse Paolo iniziò a scrivere alle comunità create durante il suo primo viaggio. Da Corinto scrisse forse le lettere ai cristiani di Tessalonica, l'attuale Salonicco. Anche il terzo viaggio missionario, dal 53 al 58, fu intervallato da una lunga sosta (anni 54-57), questa volta a Efeso: da qui scrisse ai Corinti e organizzò tra la Macedonia e l'Acaia la raccolta di fondi per i poveri della comunità di Gerusalemme. Nell'inverno 57-58 rientra a Corinto, da dove scrive ai cristiani di Roma, dove intende far sosta diretto alla Spagna. Nel 58 è a Gerusalemme per presentare la colletta, ma viene arrestato e condotto prigioniero a Cesarea Marittima. Qui, nel 60, si appella all'imperatore in quanto cittadino romano. Viaggia per mare, e dopo un naufragio a Malta, arriva a Roma in catene nell'inverno del 61. Anche in prigione Paolo continua ad annunciare il regno di Dio e il vangelo a ebrei e pagani. Scrive molto alle comunità che ha fondato e a persone con cui ha collaborato. A Roma Paolo resta circa tre anni. Dalle fonti bibliche non sappiamo altro. Qui è morto martire intorno al 67 d. C. ▄

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  • CAMPO-SCUOLA AD ALBARÈ

    Nel pomeriggio del 15 giugno, una piccola delegazione dei ragazzi di Torri del Benaco è partita per il primo campo-scuola ad Albarè. Anche se il numero dei partecipanti di Torri era di 12 ragazzi e 3 animatori, l’esperienza si è dimostrata molto positiva anche per la grande ospitalità della parrocchia di Santa Croce. Il campo, durato una settimana, è stato di grande aiuto per i ragazzi, che hanno imparato a relazionarsi con gli altri 70 ragazzi del campo. Hanno vissuto e condiviso numerose esperienze. La mattina, dopo la sveglia alle 7.15 e la colazione, c’era il momento di preghiera e riflessione personale, per cominciare bene la giornata. Poi si passava alle attività: giochi a squadre, tornei e laboratori. I 12 ragazzi torresani, divisi nelle cinque squadre del campo, hanno potuto così fare amicizia, collaborare e conoscere gli altri, e si sono messi subito in gioco con tutta la loro gioia. Cantavano, giocavano e scherzavano tutta la giornata, ma la stanchezza non si faceva