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D'accordo con Marin, Schapiro e Fabbri vogliamo sostenere che con i propri strumenti comunicativi la pittura può mostrare se stessa, svelare le sue peculiarità di rappresentazione, e oltre se stessa, riarticolarsi e arricchirsi di nuovi significati, grazie anche al livello plastico che sottende il livello delle figure del mondo.

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  • Corso di laurea specialistica in Editoria Media e Giornalismo A.A. 2006-2007

    Tesina per il corso diLinguistica del testo

    della prof.ssa Loretta Del Tutto

    Parlare di immagini, mostrare con le immagini. Il linguaggio e metalinguaggio pittorico.

    Presentata da Cecilia Benzoni, Laura Gimminiani ed Emma Re Cecconi

  • Indice

    1. L'enunciazione......................................................................p. 2

    1.1 L'enunciazione pittorica..................................................................... 7

    1.2 Linguaggio e corporeit..................................................................... 11

    2. Il linguaggio metapittorico....................................................... 14

    3. Semiotica plastica e semiotica figurativa................................. 25

    Bibliografia......................................................................................... 33

    1

  • 1. L'enunciazione

    Nel secolo scorso lo studio dei segni come disciplina nasce con la semiologia e la sua

    critica dell'ideologia che sottende il linguaggio. La semiologia deriva secondo Roland

    Barthes dall'idea che esistono diversi sistemi di segni all'interno di culture date. Questi

    segni non vanno studiati separatamente, ognuno preso di per s, ma in quanto regimi di

    significazione, ossia in quanto elementi presenti entro sistemi semiotici organizzati e

    autosufficienti. Tuttavia per Barthes questi sistemi di significazione sono tutti

    comprensibili e traducibili nella lingua, che ha la caratteristica di aver specializzato una

    parte di se stessa al punto di poter parlare di tutti gli altri sistemi semiotici.1

    Dunque la lingua verbale assurge al ruolo di metalinguaggio universale, e il compito del

    semiologo, oltre quello di mostrare l'ideologia che permea la lingua, sar quello di

    espandere la conoscenza dei sistemi semiotici, imponendo per a tutti i linguaggi il

    modello linguistico-lessicologico che aveva avuto origine dagli studi di Saussure.2

    La lingua naturale la metasemiotica per eccellenza poich attraverso il meccanismo

    dell'enunciazione ha la capacit di poter astrarsi dall'ego, hic et nunc della situazione

    concreta in cui comunicano gli esseri umani.

    Algirdas Greimas riprende da Benveniste la prima formulazione di enunciazione come

    istanza della messa in discorso della lingua saussuriana: tra la langue, lingua

    concepita come paradigmatica e la parole, il sintagma-discorso, stato necessario infatti

    prevedere delle strutture di mediazione, e immaginare che la lingua come sistema possa

    essere preso in carico da un'istanza individuale.

    Infatti, tramite il dbrayage attoriale, spaziale e temporale, il soggetto dell'enunciazione

    costituisce un discorso-enunciato in cui i soggetti, lo spazio, e il tempo sono altri da s

    1 Cfr. Una storia tendenziosa in Fabbri (1998).2 A questa semiotica come translinguistica, una linguistica che pu parlare di tutti i sistemi di segni, si

    oppone il paradigma semiotico di Umberto Eco. L'autore, partendo dagli studi di Charles S. Peirce, pensa la semiotica come lo studio di tutti i segni, senza privilegiare il linguaggio verbale umano. I segni rinviano ad altri segni, e la significazione si produce attraverso le inferenze logiche. Tuttavia, il riferimento principe rimane il testo, concepito come il quadro dei movimenti inferenziali. Inoltre Eco ha una concezione tassonomica, enciclopedica dei segni, cos che la significazione si riduce a comprensione e scambio di segni, dunque codifica e decodifica di un paradigma gi dato, idea non molto diversa da una lessicologia. Cfr. Fabbri (1998) pp.7-15, Pozzato (2001) p.129 e ss., Eco U. (1979), Lector in fabula, Bompiani, Milano.

    2

  • e dal contesto empirico in cui avvenuta l'enunciazione. Quindi tramite l'enunciazione

    la lingua naturale permette al soggetto di parlare del passato e del futuro, di proiettare

    attraverso dei simulacri un tempo e uno spazio lontani.

    Il meccanismo del dbrayage altro non che l'operazione opposta all'embrayage.

    Questa banale tautologia ci serve a collegare le osservazioni di Greimas alla teoria di

    mile Benveniste. Infatti il linguista francese usa indistintamente i termini indicateurs

    ed embrayeurs (da embrayer, innescare) per designare tutto ci che nel discorso fa

    riferimento alla situazione originale di enunciazione.3 Nei saggi che riguardano

    L'uomo nella lingua raggruppati in Problemi di linguistica generale egli parla dei

    pronomi personali e di quegli specifici indicatori della deissi (dimostrativi, avverbi,

    aggettivi) che organizzano le relazioni spaziali e temporali attorno al soggetto preso

    come punto di riferimento: questo, qui, ora, e i loro numerosi correlati quello, ieri,

    l'anno scorso, domani hanno in comune la propriet di definirsi solo in rapporto alla

    situazione di discorso dove sono prodotti, cio sotto la dipendenza dell'io che vi si

    enuncia.4

    In particolare il linguista francese interessato a studiare la categoria dei pronomi

    personali, costante di tutte le lingue naturali5. Io e tu hanno un'unit specifica: l'io

    che enuncia e il tu al quale io si rivolge sono ogni volta unici. Infatti non rimandano

    n a un concetto, n a un individuo. Sono nomi vuoti tramite cui un parlante e un

    ascoltatore possono innescarsi nella situazione del discorso ri-attualizzandola. Invece

    l'egli-esso puo' essere un'infinit di soggetti o nessuno, dunque propriamente una

    non-persona in cui non ci si pu identificare. Cos, mentre io e tu sono invertibili,

    considerato che colui che io definisce con un tu si pensa e pu invertirsi con un io

    e io diventa un tu, egli-esso in s non designa specificamente niente e nessuno.

    In sintesi le espressioni della persona verbale sono organizzate nel loro insieme da due

    correlazioni costanti: la correlazione di personalit, che oppone le persone io/tu alla

    3 Anche se l'embrayage non pu mai essere totale: sebbene la parola ritorni al soggetto in prima persona, nel discorso si situa solamente il simulacro del soggetto, un fantasma, un altro-da-s. L'enunciazione frutto di una schizia senza ritorno. Cfr. anche Casetti F. (1986), Dentro lo sguardo, Bompiani, Milano, p.20.

    4 Benveniste (1966) p. 315 della trad. it.5 E per questo da considerarsi un problema generalmente semiotico che non meramente linguistico,

    anche secondo Benveniste: l'universalit di queste forme e concetti porta a pensare che il problema dei pronomi sia insieme un problema di linguaggio e un problema di lingue, o meglio che sia un problema di lingue solo in quanto anzitutto un problema di linguaggio cfr id. p. 301.

    3

  • non persona egli e la correlazione di soggettivit, interna alla precedente e che

    oppone io, soggetto, a tu, persona altra suscitata dall'io nel discorso.6

    La correlazione che troviamo nella categoria persona/non persona analoga al rapporto

    che Benveniste delinea tra discorso e storia. Esisterebbero due generi d'enunciazione,

    storica e discorsiva, contraddistinti da tempi verbali, pronomi e avverbi diversi. La

    narrazione storica quel genere di enunciazione che esclude ogni forma linguistica

    autobiografica. Lo storico non dir mai io, n qui, n tu, n ora, perch non

    prender mai in prestito l'apparecchiatura formale del discorso, che consiste anzitutto

    nella relazione di persona io-tu. Sono ammesse solo forme in terza persona, che non

    chiamano in causa un io narratore e il tu cui si rivolge. Nessuno parla e gli

    avvenimenti sembrano raccontarsi da soli.7 Ogni enunciazione del discorso, invece,

    presuppone un parlante e un ascoltatore, e l'intenzione nel primo di influenzare in

    qualche modo il secondo. comune a tutti i generi in cui qualcuno si rivolge a qualcun

    altro, si enuncia come parlante e organizza quanto viene dicendo nella categoria di

    persona.8

    La realt di discorso l'unica in cui la correlazione di soggettivit pu diventare

    significativa. Abbiamo gi accennato al fatto che i pronomi personali sono nomi in s

    vuoti e duplici.9 Infatti io designa la persona che enuncia l'attuale situazione di

    discorso contenente io e specularmente tu significa l' individuo al quale ci si

    rivolge allocutivamente nell'attuale situazione di discorso contenente la situazione

    linguistica tu.10

    6 Id. pp. 269-281 della trad. it.7 Cfr. anche il concetto analogo di enunciazione enunciata ed enunciato enunciato in Greimas e

    Courts, riportato in Basso (1999) p.107: A seconda del tipo di dbrayage utilizzato, si distingueranno due forme discorsive nonch due tipi di unit discorsive: nel primo caso si tratter delle forme dell'enunciazione enunciata (o riportata): il caso dei racconti in prima persona, ma anche delle sequenze dialogate; nel secondo caso, delle forme dell'enunciato enunciato (o oggettivato): come accade nelle narrazioni che hanno soggetti qualsiasi, nei discorsi detti oggettivi.

    8 Benveniste (1966) pp. 284-288 della trad. it.9 Id pp. 302-303 della trad. it., si noti in particolare che ogni situazione di impiego di un nome si

    riferisce a una situazione costante e oggettiva che pu restare virtuale o attualizzarsi in un singolo oggetto e che rimane sempre identica nella rappresentazione che essa suscita. Ma le situazioni di impiego di io non co