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storia ungherese

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LEONARDO VICIDOMINI

LEONARDO VICIDOMINILUNGHERIA GIACOBINA

E

NAPOLEONICA

Ai miei genitori

e a mia moglie Francesca

Introduzione Il lavoro ha avuto come scopo quello di delineare le linee della politica riformista, ispirata ai princpi dellilluminismo, attuata da Giuseppe II e Leopoldo II negli ultimi decenni del XVIII secolo e quella repressiva e conservatorista di Francesco I e di chiarire il ruolo che ebbe il movimento giacobino ungherese sul quale il dibattito storiografico ancora oggi molto vivace.

Il fenomeno gi stato ampiamente analizzato dagli storici ungheresi Klmn Benda, va H. Balzs e Domokos Kosry che si sono occupati di questo periodo. Lautore ha cercato soprattutto di esaminare gli studi fatti fino ad oggi ed approfondire il ruolo svolto dai pi importanti esponenti di questo movimento come Martinovics e Hajnczy attraverso non soltanto la vasta letteratura pubblicata sullargomento ma anche analizzando la vasta documentazione conservata presso gli archivi nazionali di Budapest e Parigi. Infine, unattenzione particolare stata posta alle condizioni sociali, politiche ed economiche dell Ungheria nei primi anni del XIX secolo e si sono soprattutto approfonditi alcuni rilevanti aspetti della politica danubiana di Napoleone, argomento questo abbastanza trascurato anche nelle pi note biografie riguardanti limperatore dei francesi e chiarito il ruolo che lUngheria avrebbe potuto svolgere, non solo nellambito del progetto espansionistico napoleonico in Europa orientale, ma soprattutto come baluardo per indebolire e sconfiggere gli Asburgo.

I. LA POLITICA ASBURGICA IN UNGHERIA ( 1780-1795).

1. Dal giuseppismo allassolutismo.

In Ungheria alla fine del XVIII secolo la situazione politica ed economica era diversa rispetto a quella degli altri Stati nazionali dellEuropa occidentale dove il potere assoluto del sovrano apriva la strada alladesione delle forze nazionali, alla limitazione dei privilegi nobiliari e favoriva lascesa della borghesia. Il trono dellUngheria, al contrario, era occupato da una dinastia straniera, il paese non era padrone della propria sorte e, senza lindipendenza nazionale, levoluzione sociale non poteva seguire il suo normale corso. Nel 1780 quando Giuseppe II sal sul trono degli Asburgo aveva idee molto diverse da sua madre limperatrice Maria Teresa. Pochi principi si erano impegnati a regnare in modo coscienzioso come lui.

Aveva preso, da molto tempo, la decisione di consacrare la sua vita al bene delle sue popolazioni e dei suoi Stati. Studi la letteratura politica e la filosofia dellepoca, visit i suoi Stati per conoscerli attraverso unesperienza personale. Il tempo per questa preparazione non gli mancava. E vero che nel 1765, dopo la morte di suo padre Francesco di Lorena, fu eletto imperatore del sacro romano impero germanico ma questo titolo non gli comport alcun potere politico reale. Lo stesso Federico II, re di Prussia, quando apprese della morte di Maria Teresa scrisse: da oggi un nuovo ordine di cose nascer in Austria.

I fondamenti filosofici delle aspirazioni di Giuseppe II dovevano essere ricercati dans les lumires franaises. Condannava e rigettava il deismo e rester fino alla sua morte un cattolico infatti, le sue opinioni politiche resteranno profondamente ancorate nella societ dellAncien Rgime.

Le basi delle sue concezioni filosofiche riposavano sullinsegnamento iniziale moderato e triste dei lumi e si trovavano a met cammino tra la concezione borghese tradizionalmente fedele allinsegnamento della chiesa e quella gi rivoluzionaria.

Lavevano educato sui libri pi classici e tradizionali, accompagnandoli da un intenso insegnamento religioso, impartitogli dai padri gesuiti. Era uscito dalladolescenza con una cultura straordinariamente vasta e cosmopolita ma superficiale e orientata sui modelli seicenteschi.

La conseguenza fu che nelle sue concezioni politiche si intrecciavano e alternavano idee conservatrici ed altre progressiste.

Durante il suo regno, tra il 29 novembre 1780 ed il 20 giugno 1790, si affrontarono lassolutismo e la tradizione, si potrebbe dire la filosofia dei lumi ed il barocco. Grazie a forze superiori alla volont di un sovrano cos lucido che avevano stabilito da sole un equilibrio empirico, la monarchia pot attraversare le rivoluzioni senza andar distrutta e approdare in seguito allepoca della civilt industriale. Nondimeno, era lantico prestigio della funzione regale, la sua autorit patriarcale e quasi religiosa che garantivano ancora, allinizio, lobbedienza dei sudditi alle decisioni che Giuseppe II avrebbe preso in nome di uno Stato astratto e dissacrato. Gli mancava la caratteristica bonomia degli Asburgo, cos gradita ai viennesi e non fu mai apprezzato se non da una ristretta lite di fedeli che condividevano il suo programma di riforme. Molto autoritario, convinto della bont delle sue riforme, pensava che i suoi sudditi dovessero solo obbedirgli, senza giudicare o criticare.

La sua idea che il sovrano doveva essere il primo servitore e funzionario dello Stato non era nuova, ma egli le dava una forma pi rigida e pi laica e, a tale titolo, essa poteva essere compresa e apprezzata da unlite di gente illuminata in cui si ritrovavano grandi signori, intellettuali, banchieri e commercianti mentre rimaneva chiusa ed estranea al complesso delle popolazioni rurali, le pi numerose nei suoi Stati.

Proprio durante il suo regno, si erano costituite in Europa orientale circa cinquanta logge massoniche che avevano i loro centri nelle citt di Vienna, Praga, Zagabria, Pest, Kassa e Lemberg. I membri si reclutavano soprattutto tra i funzionari e gli intellettuali che esercitavano una professione liberale; anche i nobili, mercanti, banchieri e gli stessi ecclesiastici erano rappresentati in numero cospicuo.

Sulla frontiera italiana, come in Ungheria o in Galizia le logge erano senza eccezioni miste dal punto di vista nazionale e confessionale. La franco-massoneria professava il principio delluguaglianza sociale. In questo periodo per palesi erano le differenze che caratterizzavano le diverse classi sociali tanto che losservatore Draskovich gi nel 1775, parlando del potere delle minoranze, nel suo diario cos riportava: () du pouvoir de la minorit et de la grande misre de la majorit et des ses perscutions e dichiarava che (...) una verit irrinunciabile che () siamo tutti uguali . Si ritiene che i franco-massonici, come daltra parte gli intellettuali borghesi di tutta lEuropa fino al 1790, erano lontani dal concepire una trasformazione radicale dellordine sociale sul modello della Rivoluzione francese ma auspicavano alla realizzazione di riforme egualitarie, consideravano il sovrano un loro alleato e confidavano nel suo appoggio.

I documenti, a tal proposito, non lasciano dubbi sullorientamento dichiaratamente giuseppino di tutte le logge dellimpero Asburgico. Essi danno una composizione che si pu dire classica per il partito riformatore e che presenta differenze locali singolarmente irrilevanti: 11% di nobilt di corte e agraria, 28% di ufficiali, 30% di funzionari, 5% di religiosi, 15% di liberi professionisti - intellettuali ed artisti - 10% di mercanti, banchieri e industriali e infine 1% da artigiani, agricoltori e soldati. Bench gi nel 1782, sette anni prima della presa della Bastiglia, la Convenzione delle logge tedesche a Wilhelmsbad proclamasse la libert, luguaglianza, e la fraternit come basi della massoneria, non ci si deve dissimulare la ristrettezza di questi concetti in quellepoca. Il loro ideale era quello della monarchia raffinata.

In questo senso le logge potevano essere considerate il luogo in cui la propriet e la cultura sincontravano con lautorit giuseppina competente per venerare il prestigio dellautorit. Se la loggia di Brno assicurava che una legge fondamentale univa i massoni: denunciare ogni pericolo di rivoluzione politica, datra parte non si cessava di lamentare che gli illuminati di Spartaco-Weshaupt e, pi tardi, il circolo sociale di Bonneville portarono la politica nella massoneria e trasformarono le logge in seminari di anarchia. Malgrado tutto nel 1782 tutte le classi sociali si rivoltarono contro Giuseppe II che, per, seppe reprimerle manu militari. In questo periodo in Ungheria, come in tutti gli altri paesi, il numero degli intellettuali aveva raggiunto una certa importanza. Alla fine del 1780 erano circa quindicimila e rappresentavano appena il 10% della popolazione del paese. Gli intellettuali costituivano un elemento della societ le cui posizioni non erano senza importanza ma erano tuttavia lontani da poter essere considerati come una classe unita.

Di origine nobile e plebea, le loro concezioni politiche e filosofiche offrivano molteplici aspetti e punti di vista tra i pi estremi. Tuttavia verso la fine degli anni ottanta se ne distacc un gruppo abbastanza omogeneo sia nelle opinioni che nelle idee politiche: era il gruppo degli intellettuali giuseppisti le cui origini sociali e condizioni economiche erano molto diverse.

Ne facevano parte pochi aristocratici o proprietari terrieri, mentre la maggior parte erano gentiluomini senza fortuna, borghesi e figli di contadini. Molti erano protestanti e la loro concezione religiosa ed educazione erano molto vicine alle idee del secolo dei lumi. Avevano idee simili in merito alle riforme sociali da attuare, tutti criticavano la societ feudale che non offriva loro la possibilit di sviluppare il loro talento si opponevano allordine feudale ed erano partigiani di Giuseppe II e dellassolutismo illuminato. Si ritiene la condotta degli intellettuali ungheresi , da questo punto di vista, caratteristica.

Il re Giuseppe II, non tenendo conto dellorganizzazione feudale, ne violava la costituzione e, gli intellettuali giuseppisti, prendendo le sue parti, intendev

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