fusco enrico

of 301/301

Click here to load reader

Post on 05-Aug-2015

243 views

Category:

Documents

18 download

Embed Size (px)

DESCRIPTION

Traduzione di sette saggi

TRANSCRIPT

UNIVERSIT DEGLI STUDI DI TRIESTEScuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

TESI DI LAUREA IN TRADUZIONE

Traduzione di sette saggi di Yves-Marie Duval

LAUREANDO: Enrico FUSCO

RELATORE: Chiar.mo Prof. Graziano BENELLI CORRELATRICE: Chiar.ma Prof.ssa Manuela RACCANELLO

ANNO ACCADEMICO 2005/2006

In memoria della Prof.ssa Carmen Snchez Montero

INDICE

I.

INTRODUZIONE 1. Cenni sullautore 2. Cenni sulle opere 3. Rufino di Aquileia

p. p. p.

7 9 9

p. 10

II. TRADUZIONE CON TESTO A FRONTE

p. 15

III. COMMENTO LINGUISTICO E TRADUTTIVO 1. Tipologia e funzioni testuali 2. Approccio traduttivo 3. Aspetti morfosintattici 3.1. Struttura del periodo 3.2. Sistema verbale 3.3. Stile nominale 3.4. Particelle pronominali en e y 4. Aspetti lessicali 4.1. Toponimi e antroponimi 4.2. Forestierismi 4.3. Tecnicismi 4.4. Espressioni idiomatiche 4.5. Citazioni e intertestualit 5. Aspetti stilistici 5.1. Il registro 5.2. La mise en relief 5.2.1. La dislocazione a sinistra 5.2.2. I presentativi 5.3. Altre peculiarit stilistiche

p. 261 p. 263 p. 264 p. 265 p. 265 p. 269 p. 272 p. 273 p. 275 p. 275 p. 276 p. 277 p. 278 p. 279 p. 279 p. 279 p. 280 p. 281 p. 281 p. 282

6. Punteggiatura 6.1. Punto fermo 6.2. Virgola 6.3. Punto e virgola 6.4. Due punti 6.5. Punto interrogativo 6.6. Punto esclamativo 6.7. Puntini di sospensione 6.8. Virgolette 6.9. Parentesi e lineette 7. Procedimenti traduttivi 7.1. Trasposizione 7.1.1. Trasposizione delle categorie grammaticali primarie 7.1.2. Trasposizione delle categorie grammaticali secondarie 7.1.3. Trasposizione e organizzazione sintattica 7.2 Modulazione 7.3. Trascrizione 7.3.1. Trascrizione e onomastica 7.3.2. Trascrizione e titoli 7.4. Strategie di espansione e di riduzione

p. 284 p. 284 p. 284 p. 286 p. 286 p. 287 p. 287 p. 288 p. 288 p. 289 p. 289 p. 289 p. 290 p. 293 p. 294 p. 296 p. 297 p. 297 p. 297 p. 298

BIBLIOGRAFIA

p. 301

I. INTRODUZIONE

7

1. CENNI SULLAUTOREGi professore allUniversit di Tours e di Poitiers, attualmente professore emerito di lingua e letteratura latina allUniversit di Paris X-Nanterre, Yves-Marie Duval uno dei massimi esperti viventi in materia di letteratura cristiana antica e di patrologia. Attivo da quasi cinquantanni (il suo primo articolo risale al 1958), Duval autore di numerosi saggi sui pi grandi Padri della Chiesa del quarto e del quinto secolo: da SantAgostino, uno dei padri fondatori del Cristianesimo, a SantAmbrogio, vescovo di Milano e consigliere dell'imperatore Teodosio, da Ilario di Poitiers, grande avversario dell'arianesimo, a San Girolamo, redattore della versione latina della Bibbia adottata ufficialmente nel Medioevo. Duval ha altres dedicato unattenzione particolare ad Aquileia, importante centro culturale della cristianit tra gli ultimi decenni del secolo quarto e gli inizi del successivo, e ad alcune considerevoli figure dellItalia nordorientale, quali Rufino di Aquileia (345-410/411), monaco che tradusse in latino, con ampi rifacimenti, le opere di vari scrittori ecclesiastici greci, Cromazio di Aquileia, amico di San Girolamo e vescovo della cittadina dal 388 al 408, e Sulpicio Severo, illustre biografo di San Martino di Tours. Perennemente in viaggio tra Italia, Svizzera e Inghilterra, Yves-Marie Duval al momento impegnato nella stesura di un nuovo saggio, avente per oggetto Rufino e le Recognitiones di Clemente Romano.

2. CENNI SULLE OPERECome si detto, le opere di Yves-Marie Duval offrono unaccorta analisi della Storia della Chiesa e dellantichit cristiana, incentrandosi sulle principali personalit del tempo, sui luoghi di maggiore rilevanza storico-religiosa (Aquileia e Roma per lOccidente, Alessandria e Gerusalemme per lOriente), sui primi Concili Ecumenici e sulle relative ripercussioni, senza tralasciare di descrivere con dovizia di particolari le aspre lotte ai filoni ereticali portate avanti dai pi celebri difensori del Cristianesimo.

9

La traduzione effettuata in occasione del presente elaborato riguarda sette saggi del patrologo francese, composti tra il 1976 e il 2001. Gli articoli tradotti vertono, in particolare, su Aquileia e sulle invasioni barbariche, sui rapporti tra la cittadina friulana e la Palestina, su Rufino di Aquileia e sulla controversia con lamico Girolamo (entrambi, ricordiamolo, figure fondamentali nel campo della traduzione cristiana) intorno allortodossia della dottrina di Origene, grande filosofo e teologo di lingua greca.

3. RUFINO DI AQUILEIATirannio Rufino nasce a Iulia Concordia, a 30 miglia da Aquileia, intorno al 345, da famiglia agiata, se ebbe la possibilit di completare gli studi a Roma, dove conobbe Girolamo di Stridone (347-420), cui fu legato da profonda amicizia fino allinsanabile dissidio provocato dalla questione origeniana. Dalla capitale rientr in patria intorno al 366; fino alla partenza per lOriente nel 373, Rufino fu membro del gruppo ascetico di Aquileia. Conversione, istruzione catecumenale e battesimo avvennero dunque ad Aquileia, sua patria dadozione, giacch Concordia non aveva ancora, a quel tempo, una Chiesa gerarchicamente costituita. Nel 373 Rufino si metteva in viaggio per lEgitto, la terra dellanacoresi, dimostrando una profonda attenzione verso le sorgenti della pi genuina vita ascetica, quale quella che nella tradizione orientale veniva praticata da monaci e anacoreti. Lalta ascesi non eludeva la cultura religiosa, necessaria per ribattere gli eretici con argomenti calzanti, ma il panorama teologico di Aquileia era troppo angusto di fronte alle nuove urgenze: era dallOriente che provenivano le maggiori eresie e, oltre allAntico e al Nuovo Testamento, occorreva conoscere i metodi esegetici maturati nelle grandi scuole di Antiochia e di Alessandria, come pure le novit introdotte da Origene, lastro del tempo, che aveva scritto in greco. Durante i cinque lustri del suo lungo soggiorno orientale, Rufino ebbe sempre presenti due poli dinteresse: lascetismo monastico o anacoretico e la teologia di Origene. Salvo la breve interruzione di un viaggio in Siria nel 378, Rufino trascorse

10

in Egitto otto anni, fondamentali per la sua formazione dottrinale, presso la scuola di Didimo il Cieco, venerato maestro e capo della celebre scuola catechetica di Alessandria, che lo introdusse al pensiero e alle opere di Origene (185-253), il pi grande erudito dellantichit cristiana, sotto molti aspetti il pi importante tra i teologi della Chiesa greca. Partito per Gerusalemme non prima del 381, Rufino vi fond un monastero sul Monte degli Ulivi, la cui comunit si dedicava anche alla trascrizione di manoscritti di classici e di Padri della Chiesa, che Girolamo stesso commissionava dal proprio monastero di Betlemme per i propri studenti dopo essersi trasferito definitivamente in Palestina. Lo scontro con il grande Stridoniate si verific nel 393, allinsorgere della polemica tra Epifanio, vescovo di Salamina, e Giovanni, vescovo di Gerusalemme, intorno a Origene. La controversia origeniana, scoppiata appunto in seguito allattacco condotto dal vescovo Epifanio contro alcune tesi del maestro alessandrino (come un certo subordinazionismo da lui introdotto fra le persone della Trinit, lallegorismo spinto nellinterpretazione delle Scritture, la dottrina sullorigine delle anime e lescatologia), ebbe scarsa risonanza in Occidente, se si eccettua il contrasto tra Girolamo e Rufino. Epifanio, oltre a combattere Origene nei suoi scritti, si adoper anche per ottenere che fosse condannato, riuscendo, in Palestina, a tirare dalla sua parte Girolamo, fino ad allora fervente origeniano, ma incontrando una decisa ostilit da parte del vescovo Giovanni di Gerusalemme e dello stesso Rufino. Il voltafaccia di Girolamo provoc la rottura con Rufino, complice anche una certa gelosia insorta tra i due monasteri da loro stessi fondati rispettivamente a Betlemme e a Gerusalemme. Il doloroso contrasto tra gli amici di un tempo fu innescato dalla prefazione di Rufino (398) alla sua traduzione dellopera teologica pi importante di Origene, il Peri Archn o De principiis, in cui Rufino dichiarava di aver voluto eliminare i passi di carattere eterodosso che supponevano mere interpolazioni di eretici o comunque inaccettabili alla fine del quarto secolo, e in cui indirettamente presentava Girolamo come ammiratore e propagandista di Origene; in effetti lo Stridoniate era stato spinto a tradurre in latino pi di settanta opere minori di Origene, cos da renderlo

11

comprensibile ai Romani colti. Non era difficile concludere che Rufino avesse inteso avvalersi dellautorit di Girolamo per diffondere pi facilmente la sua traduzione, con il rischio di far passare questultimo per un fautore del teologo alessandrino. La reazione di Girolamo non si fece attendere; sollecitato anche da alcuni amici degli ambienti antiorigeniani di Roma, lo Stridoniate tradusse integralmente il De Principiis, onde mostrare i numerosi punti emendati da Rufino; mand poi una lettera a questultimo per lamentarsi del torto subito, difendendosi, in unaltra epistola indirizzata agli amici Pammachio e Oceano, della presunta taccia di origenista e attaccando i sostenitori di Origene. Rufino si difese con una breve Apologia indirizzata a papa Anastasio, volta a riaffermare la sua retta fede, e con la pi ampia Apologia contro Girolamo in due libri (400-401). Girolamo, temendo che un suo possibile coinvolgimento nella condanna dellorigenismo avrebbe potuto insidiare la larga fama da lui ormai acquisita, reag pesantemente con i tre libri dellApologia contro Rufino; questultimo, consigliato in tal senso anche da Cromazio, prefer non replicare pi, ponendo fine alla polemica e dedicandosi a unintensa attivit letteraria di traduzione di fonti greche. Al di fuori degli scritti sollecitati dalla controversia con Girolamo sulla questione di Origene, vale la pena ricordare la traduzione della Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che Rufino intraprese su richiesta del vescovo Cromazio di Aquileia, nonch lExpositio Symboli, opera originale di Rufino che offre per la prima volta il testo latino del Simbolo detto Apostolico e propone una completa catechesi dottrinale, compendiata con chiarezza e aggiornata con gli esiti della pi recente riflessione teologica. Di fronte alle invasioni dei Goti di Alarico, Rufino abbandon Aquileia: fra il 407 e il 408, nel monastero del Pineto presso Terracina, dett i due libri sulle Benedizioni dei patriarchi, una spiegazione allegorica delle benedizioni di Giacobbe. Mor in Sicilia tra il 410 e il 411, dopo aver tradotto parte del Commento al Cantico dei Cantici e una raccolta di omelie sui Numeri di Origene. Rufino ebbe un peso profondo nella vita culturale dellOccidente cristiano: fu stimato da una schiera di dotti del suo tempo, da Cromazio a Palladio, da Gaudenzio di Brescia a Paolino di Nola e allo stesso Agostino. Con Rufino avvenuta la prima

12

feconda trasfusione della cultura religiosa orientale nel mondo latino, ad opera di chierici della Chiesa di Aquileia, arricchiti di esperienza universale dai lunghi soggiorni in privilegiati centri della cristianit, come Roma, Alessandria, Gerusalemme.

13

II. TRADUZIONE CON TESTO A FRONTE

15

Yves-Marie Duval

AQUILEIA SULLA VIA DELLE INVASIONI (350-452)

Se dovessi trattare largomento annunciato dal titolo nella sua interezza, sarei costretto a scrivere tutta la storia militare e politica di Aquileia a partire dalla fondazione della citt: infatti per opporsi ai Galli, che avevano varcato le Alpi e cominciato a insediarsi ai piedi delle Alpi Giulie, che la colonia fu dedotta nel 181 a.C. (di fatto, gi nei primi anni, Aquileia dovette far fronte alle incursioni dei Galli). In realt non si tratta nemmeno di seguire quello che chiamer il movimento di riflusso dellImpero romano, che ha avuto inizio, potremmo dire, ad Aquileia, sotto Marco Aurelio, quando i Marcomanni e i Quadi si aprirono un varco nel fronte del Danubio, giunsero fino alle mura di Aquileia e, non riuscendo a conquistare la citt, andarono a distruggere Opitergium. Da questo segnale dallarme si deve trarre una lezione: le vie romane, che sono state vie strategiche perfette e hanno contribuito in modo determinante alla conquista, sono state anche meravigliose vie di penetrazione per i barbari, gi nella seconda met del II secolo, ma soprattutto a partire dalla met del IV, che segna linizio del presente studio1. Nel corso del secolo da me scelto (350-452) per illustrare il ruolo di porta dItalia rivestito da Aquileia, non mi limiter alle invasioni barbariche. Tenter di seguire tutti gli eserciti romani e barbari che si sono presentati sotto le mura di Aquileia, o che sono stati anche solo avvistati

1

Un esempio dato dallincursione dei Leti su Lione, come descritta da Ammiano (XVI,

11). Giuliano, per ostacolarli sulla strada del ritorno, tria obseruauit itinera, sciens per ea erupturos procul dubio grassatores. Nec conutas ei insidianti inritus fuit! (XVI, 11, 5).

16

dallalto dei colli delle Alpi Giulie. Vedremo che questi eserciti si somigliano, e che le guerre civili e le incursioni barbariche sono spesso collegate, come i contemporanei hanno avuto pi volte modo di notare. Riprender quindi con voi, ad Aquileia, alcuni testi, scritti ad Atene, a Milano, a Roma, a Betlemme e in Gallia, a una distanza che va da qualche mese a una decina danni dagli avvenimenti cui si riferiscono, se non addirittura secoli, testi che non sempre hanno parlato di Aquileia 2. A mio avviso, e non per spirito campanilista 3, tale rilettura consente di esaminare molti eventi da un punto di vista inedito 4. Daltra parte i

2 3

Indicher, in conclusione, gli altri limiti di questi documenti scritti. Mi terr pi vicino possibile ad Aquileia e allarco orientale delle Alpi, il che non

privo dinconvenienti, perch Aquileia legata non soltanto allItalia settentrionale, ma anche alle province doltralpe, come figura pure nella nostra documentazione, per quanto frammentata. Non parler della Pannonia e degli studi successivi di A. ALFLDI, Der Untergang der Rmerschaft in Pannonien I-II, Berlin 1924-1926 e di L. VARADY, Das letzte Jahrhyndert Pannoniens (376-476), Amsterdam 1969, questultimo molto discusso (J. HARMATTA, The Last Century of Pannonia, in Ac. Ant. Hung., 18, 1970, pp. 361-369; T. NAGY, The Last Century of Pannonia in the Light of a new Monograph, Ibid., 19, 1971, pp. 299-345; A. MCSY, recensito in A. Arch. Hung., 23, 1971, pp. 347-360 con risposta di L. VARADY, Pannonica, Ibid., 24, pp. 271-276), bench presenti una frammentazione che rende molto bene lidea di quanto sia spezzettata la nostra documentazione.4

Di grande utilit stato il confronto tra le mie interpretazioni e quelle di O. Seeck

(Geschichte des Untergangs der antiken Welt, t. IV-VI, Stuttgart, s.d.); E. Stein - J.R. Palanque (Histoire du Bas-Empire, trad. fr., t. I, Paris 1958); in seguito verranno citati altri studi pi o meno particolari che ho utilizzato. Ma oltre a qualche testo nuovo da allegare al dossier o la cui datazione va corretta, Aquileia risulta essere un buon osservatorio per esaminare le ripercussioni di quanto avviene nelle due partes imperii, il che, a mia conoscenza, stato fatto solo di rado, anche per quanto riguarda A.

17

testi5 che rievocano Aquileia devono poter essere controllati dallarcheologia; vanno interpellati sia gli scavatori di Aquileia6 e della regione, sia quelli che operano al di l delle Alpi. Indubbiamente, nonostante questa duplice via, ci avvicineremo solo in parte alla gente di Aquileia, che nel corso di questo secolo ha visto passare gli eserciti, uno dopo laltro, gli imperatori, vincitori e vinti, e i capi barbari, trionfanti e sconfitti. Riguardo a tale periodo non abbiamo nessuna Cronaca della citt di Aquileia. Che io sappia, soltanto due abitanti di Aquileia hanno rievocato, per la loro cittadina, la vicinanza dei barbari: Cromazio, in un sermone pasquale, e Rufino, nel testo celebre, ma forse mal compreso, della Prefazione alla Storia della Chiesa. Tuttavia a questa folla, ora allippodromo e ora sui bastioni, ora coinvolta suo malgrado nei rovesci e nei successi, ora nellangoscia dellinvasione, dellassedio o della prigionia, che bisogna guardare. Probabilmente, durante i primi venticinque anni del secolo, il pericolo non da considerarsi incombente; ma a partire dal 378 Aquileia si sentir sempre meno

Calderini (Aquileia romana, Milano, s.d. (1930), pp. 71-90). Sulle questioni topografiche, che sono state rivedute dai recenti scavi jugoslavi, cfr. O. CUNTZ, Die rmische Strasze Aquileia-Emona, ihre Stationem und Befestigungen, in Jahresh, d. st. Arch. Inst., 5, Beiblatt, 1902, pp. 139-159; K. PICK - W. SCHMID, Die Grenzbefestigung der Julischen Alpen, Ibid., 21-22, 1922, pp. 295 sgg.; S. STUCCHI, Le difese romane alla porta orientale dItalia e il vallo delle Alpi Giulie, in Aevum, 19, 1945, pp. 342-356; A. DEGRASSI, Il confine Nord-orientale dellItalia romana, Berna 1954.5

Per le rappresentazioni figurate cfr. la vignetta del Comes Italiae nella Notitia

dignitatum (Ed. O. Seeck, II ediz. (1962), p. 173) e la rappresentazione di Aquileia sulla Tabula Peutingeriana. Cfr. fig. 1 e 2.6

Sulle fortificazioni di Aquileia cfr. G. BRUSIN, Le difese della romana Aquileia e la

loro cronologia, in Corolla memoriae Erich Swoboda dedicata, 1966, pp. 84-94; B. FORLATI-TAMARO, Le cinte murarie di Aquileia e il suo porto fluviale, in Atti della deputazione di Storia patria delle Venezie, 1974, estr.

18

al sicuro dietro il baluardo delle Alpi, e a poco a poco il pericolo si avviciner, con una serie dondate che solo di rado raggiungeranno il punto di partenza. Tali ondate hanno un che di monotono, se cos si pu dire. Cercheremo di vedere assieme da dove proviene questa monotonia. Non sono lontano dal credere che le ondate siano state sempre meno violente. Probabilmente per questo che Aquileia ha impiegato cos tanto tempo a morire, se morta a causa delle invasioni, se mai morta! I. AQUILEIA E LE ALPI GIULIE DURANTE LUSURPAZIONE DI MAGNENZIO Aquileia e le usurpazioni Il secolo che analizzer si apre con unusurpazione. Un altro conflitto interno ci ha portati ad Aquileia dodici anni prima, quando Costantino II viene ucciso ad Aquileia o nei dintorni. Vedremo spesse volte il destino dellImpero decidersi in questo anello di congiunzione tra Oriente e Occidente; ma a dire il vero, nel conflitto tra Costantino II e Costante, difficile dire se la citt e i colli alpini abbiano avuto un ruolo considerevole, anche se le nostre fonti contengono strane e sfortunate lacune. La loro importanza invece innegabile nella guerra tra Costanzo II e lusurpatore Magnenzio. Aquileia e i passi delle Alpi Giulie avranno la triste particolarit di veder terminare nelle vicinanze un certo numero di usurpazioni, che si tratti di quella di Massimo nel 388, di Eugenio nel 394 o di Giovanni nel 425, fino al tempo di Odoacre e di Teodorico, quando il possesso dei colli segner, come allepoca di Magnenzio e di Costantino, una svolta nel conflitto. I cavalieri illirici Per quanto riguarda lusurpazione di Magnenzio 7 bisogna cominciare

7

S u q u es t u s u r p a z i on e e s u l l e r i p e r c u s s i o n i n e l l It a l i a n o r d o r i e n t a l e e

nellIllirico cfr. soprattutto, oltre alle opere citate

19

Fig. 1 Notitia dignitatum, Occid., XXIV: Vignetta del Comes Italiae, con la rappresentazione del Tractus Italiae circa Alpes e delle fortificazioni poste a difesa delle montagne (Bodleian Library, Ms. Canon. misc. 378, XV s., f. 155).

20

Fig. 2 Tabula Peutingeriana. LAlto Adriatico, con la citt di Aquileia e la via che, attraverso Ponte Sonti, Fluvius Frigidus, In Alpe Iulia (= Ad Pirum), Longaticum e Nauportus, porta a Emona oltrepassando le Alpi Giulie.

21

col recarsi in Gallia, ad Autun, dove il 18 gennaio 350 questufficiale mezzo barbaro proclamato Augusto8. Zosimo assicura che, in questo pronunciamento, le truppe illiriche hanno rivestito un ruolo indiscutibile9. LIllirico a quel tempo appartiene, certo, a Costante, e non stupisce che le truppe dlite costituite dai Pannonici siano state condotte verso il Reno. Allo stesso modo non va dimenticato che una ribellione di truppe trasferite porter allusurpazione di Giuliano, sempre in Gallia, dieci anni dopo, e soprattutto che i contingenti illirici spostati dalla Pannonia da Giuliano si fermeranno ad Aquileia, invece che recarsi in Gallia. Le informazioni di cui disponiamo sono insufficienti per poter costruire solide ipotesi, ma lecito pensare che la presenza di queste truppe illiriche spieghi, anche solo in parte, la rapidit con cui Magnenzio diventa, in un mese, padrone di tutta lItalia. Il 28 febbraio 350 entra in

di O. Seeck e di E. Stein - J.R. Palanque, P. BASTIEN, Le monnayage de Magnence, Paris 1964; A. JELONIK, Les multiples dor de Magnence dcouverts Emona, in R. Num, 1967, pp. 209-235; Quelques remarques sur les missions de maiorinae frappes par Magnence Aquile, Ibid., pp. 246-251; V. NERI, Il miliario di S. Maria in Acquedotto alla luce dei pi recenti studi magnenziani, in Studi Romagnoli, 20, 1969, pp. 369374; J. SAEL, The Struggle between Magnentius and Constantius II for Italy and Illyricum, in iva Antika, 21, 1971, pp. 205-216.8

L. Laffranchi (Commento numismatico alla storia dellimperatore Magnenzio e del suo

tempo, in Atti e Memorie dellIstituto Italiano di Numismatica, 1930, t. 6, pp. 170171) proponeva di vedere nella data del 18 gennaio 350, fornita in modo indifferenziato dai Consul. Constantinopolitana (Chronica Minora, I; Ed. Th. Mommsen, MGH, AA IX, p. 237), la data della morte di Costante a Elna e non quella dellusurpazione di Autun. P. Bastien (Le monnayage de Magnence, Paris 1964, pp. 9-10) invalida tale ipotesi.9

ZOSIMO, Historia nova, 2, 42, 4 (Ed. Fr. Paschoud, pp. 114-115). Lintervento dei

cavalieri illirici un aspetto trascurato dagli storici moderni, che sono soliti opporre, nello svolgimento dellusurpazione, truppe galliche e truppe illiriche. Magnenzio non poteva che vedere di buon occhio questa riunione, approfittandone.

22

carica, a Roma, il Prefetto della citt nominato da Magnenzio, Fabio Tiziano10, che rivestir un ruolo fondamentale durante lusurpazione di Magnenzio11. Nelle settimane che precedono Aquileia caduta nelle mani di Magnenzio, giacch lofficina monetaria mostra che la citt di Aquileia accoglie Magnenzio acclamandolo con il titolo di Liberator Reipublicae12, dopo avergli conferito il titolo di Restitutor libertatis13. I claustra Alpium Iuliarum Aquileia era una semplice tappa secondo i piani di Magnenzio; in gioco cera il vecchio appannaggio di Costante, che andava fino alla Tracia, al cui riguardo ci si domandava se spettasse a Magnenzio, successore di Costante, o se sarebbe stato accaparrato da Costanzo II, i cui possedimenti erano rimasti gli stessi dopo la divisione del 337. Magnenzio poteva e doveva trarre vantaggio dalleffetto sorpresa e dallallontanamento di Costanzo, fermato sulle rive dellEufrate14. Molti aspetti della vicenda sono noti; inoltre c una data che consente di collocare nel tempo linsuccesso di Magnenzio: il primo marzo del 350, a Mursa, proclamato Augusto il magister peditum Vetranione15, che funge in

10

Cronografo del 354 (Ed. Th. Mommsen, MGH, AA XI; Chron. Min., I, p. 69) A. Sar lui a insultare Costanzo dopo i primi rovesci del 351: ZOSIMO, Hist. nov., 2, 49, 1. Multipli doro emessi ad Aquileia: Liberator reipublicae (BASTIEN, op. cit., p. 11;

CHASTAGNOL, La prfecture urbaine Rome, Paris 1960, p. 420.11 12

Catal., n. 302), con la citt di Aquileia che si inchina allimperatore che avanza a cavallo, non diademato (A. JELONIK, Les multiples dor de Magnence dcouverts Emona, in R. Num, 6e s., IX, 1967, p. 216 e pl. XXXV, 2, 3, 4).13 14

P. BASTIEN, op. cit., pp. 48-49 e Catal., n. 301. Dal 340 Costanzo intento a difendere la frontiera orientale dalle ripetute offensive di

Shapur. Nel 350 Nisibis per poco non caduta. Al tempo dellusurpazione si trova a Edessa, secondo Filostorgio (Hist. eccles., 3, 22 Ed. J. Bidez, GCS 21, p. 49, l. 5).15

I Consul. Constant. (Ed. Mommsen, I, p. 237) propongono Sirmio; ma Girolamo

(Chron. ad. a. 351; Ed. Helm, GCS 47, p. 238) colloca la scena a Mursa.

23

realt da prestanome per gli intrighi familiari e dinastici di Costantina, sorella maggiore di Costanzo II16, e del Prefetto del pretorio dellIllirico, Vulcacio Rufino, fratello di Galla, moglie di Giulio Costanzo e madre del futuro Cesare, Gallo17. Il primo marzo Magnenzio ha dunque fallito. Ci si pu chiedere se i ritardi subiti nel passare le Alpi Giulie abbiano influito su questo fiasco. A tale proposito esiste un testo di Ammiano Marcellino alquanto enigmatico. Gli storici18 sono soliti far risalire il suo contenuto al 352; ma la sua struttura invita a collocarlo nel 350, anno dellarrivo delle truppe di Magnenzio nei pressi di Aquileia19. Nel racconto relativo agli avvenimenti dellestate del 378 Ammiano narra il destino di una piccola truppa, condotta dal magister peditum Sebastiano, che si vede negare laccesso alla citt di Adrianopoli; gli abitanti temono di ritrovarsi davanti gli uomini fatti prigionieri dai Goti20, i quali, una volta accolti nella citt, la consegneranno ai Goti. Ammiano aggiunge che i difensori di Adrianopoli temono che succeda loro ci che accadde per colpa del Conte Atto, il quale, fatto prigioniero dai soldati di Magnenzio, aveva aperto con linganno i claustra d e l l e A l p i

16 17

FILOSTORGIO, Hist. eccles., 3, 22 (Ed. J. Bidez, GCS 21, p. 49, ll. 7 sgg.). lui che sar mandato da Costanzo II per conto di Vetranione, insieme con altri

inviati di Magnenzio, e sar il solo a non essere imprigionato: PIETRO PATRIZIO, fr. 16 (Ed. K. Mller, FHG 4, p. 190). Questambasciata si colloca dopo linsuccesso di Magnenzio sullIllirico e dopo la presa dei Claustra.18 19

Cos O. SEECK, op. cit., IV, p. 115 e numerosi storici dopo di lui. Che io sappia, il primo ad aver proposto la data del 350 per tale avvenimento J.

SAEL, The Struggle between Magnentius and Constantius II for Italy and Illyricum, in iva Antika, 21, 1971, p. 207, n. 11), senza per fornire nessuna giustificazione, salvo quella strategica.20

Per poco non saranno sorpresi da un trucco del genere subito dopo il disastro del 9

agosto: AMMIANO, Res Gestae, 31, 15, 7-9.

24

Giulie21. Bench non motivino la loro interpretazione22, gli storici moderni pensano forse a quanto successe a Ravenna nel 425, allorch Ardabur, fatto prigioniero da Giovanni, riusc a entrare in contatto con le truppe del figlio allesterno, a prezzolare la guarnigione ravennate e a consegnare cos la citt. In realt il confronto tra le situazioni del 378 e del 350 impone, se corretto23, di vedere nei difensori dei claustra non la schiera di Magnenzio, bens quella di Costante24 o di Vetranione25. La proclamazione di Vetranione a Mursa fu il punto di partenza di una serie di trattative diplomatiche, s u l l e q u a l i n o n

21

AMMIANO, Res Gestae, 31, 11, 3: Qui (Sebastianus) itineribus celeratis conspectus

prope Hadrianopolim obseratis ui portis iuxta adire prohibebatur, ueritis defensoribus ne captus ab hoste ueniret et subornatus atque contingeret aliquid in ciuitatem perniciem quale per Actum acciderat comitem quo per fraudem Magnentiacis militibus capto claustra patefacta sunt Alpium Iuliarum.22

Seeck (op. cit., IV, p. 115) sembra far dipendere per fraudem da capto e non Gli abitanti di Adrianopoli temono che / Sebastiano (a) / preso dai Goti (b) / consegni

dallinsieme della frase o da patefacta sunt.23

(c) / Adrianopoli (d) // come Atto (a) / preso dai soldati di Magnenzio (b) / ha consegnato (c) / i claustra (d). In entrambi i casi necessario che il traditore (a-a) sia stato comprato dal nemico (b-b: i Goti o i soldati di Magnenzio) e che appartenga alla schiera delle future vittime del tradimento: i Romani di Adrianopoli o i difensori (non di Magnenzio) dei Claustra.24

Non disponiamo di nessunaltra informazione su Atto; non possibile dire se si tratti

di un comes di Costanzo (Seeck) invece che di Costante. Daltra parte Magnenzio non ha dovuto attendere la morte effettiva di Costante per cercare di prendere il sopravvento in Italia. Atto forse stato sorpreso ad Aquileia e usato per impadronirsi dei Claustra, verso cui sarebbe venuto come se restasse fedele a Costante? Va comunque ricordato che nel 361-362 Aquileia resister oltre la morte di Costanzo II.25

Se gli avvenimenti si verificano dopo il primo marzo.

25

mi soffermer26. Mi limiter a dire che i possedimenti iniziali di Costante nellIllirico passano in via definitiva a Costanzo II quando, il 25 dicembre del 350, Vetranione depone la porpora a Naisso27. Filostorgio, che attribuisce a Vetranione ambizioni personali nascoste, dichiara che la posizione ambigua dellusurpatore fu risolta quando egli prese la decisione di occupare il passo di Succi, che impediva a Costanzo laccesso dalla Tracia. A tale proposito rievoca le gole delle Alpi Giulie, senza dire che a quel tempo erano sotto il suo controllo e tacendo la localit esatta di queste gole28. Atrans come porta dingresso dItalia Forse si tratta del passo di Atrans29, che Costanzo cercher di varcare nella primavera del 351. Fu un insuccesso, tanto che le truppe di Costanzo dovettero ritirarsi 30 inseguite da Magnenzio, p r e s e n t e o r a s u l t e a t r o

26

Cfr. in particolare ZONARA, XIII, 7, 17-21; ZOSIMO, II, 44, 1-2; FILOSTORGIO, 3, 22; Data presente nei Consul. Constant. (Ed. Mommsen, I, p. 238); la scena in Giuliano, FILOSTORGIO, Hist. eccles., 3, 24 (Ed. J. Bidez, GCS 21, p. 50, ll. 13-19). Potrebbe trattarsi del Colle del Pero, ma non bisogna mai dimenticare che la Venetia

PIETRO PATRIZIO, fr. 16; quadro dinsieme in J. SAEL, art. laud., p. 209.27

Zosimo ecc; il luogo in Girolamo (Chron. ad. a. 351 p. 238).28 29

et Histria si estende, a nord delle Alpi Giulie, fino ad Atrans, a 45 km a est di Emona, sulla via Emona-Celeia-Poetovio, luogo in cui si entra a tutti gli effetti, per il rilievo e per il clima, nel bacino della Drava. LItinerarium Burdigalense (Ed. P. Geyer O. Cuntz, CC 175, p. 5) riporta: Mansio Hadrante milia XIII Fines Italiae et Norci; la Tabula Peutingeriana colloca prima di Atrans una stazione Ad Publicanos, altamente significativa. Cfr. A. CALDERINI, op. cit., pp. 243-244.30

Il nome di Adrana indicato da Zosimo (II, 45, 3) in un racconto ingarbugliato e

palesemente errato. Giuliano parla nei suoi due discorsi (I, 28-29 e III, 36) dellinsuccesso dellavanguardia di Costanzo, presentato altrove come una trappola tesa a Magnenzio (III, 7).

26

delle operazioni. Il vantaggio resta, grosso modo31, a favore di Magnenzio fino alla fine di settembre e fino alla sanguinosa battaglia di Mursa, che graver pesantemente sulla debolezza dellesercito romano, nel mezzo secolo a venire32. La battaglia era stata troppo incerta e ottenuta a un prezzo troppo elevato perch Cromazio, definito da Ammiano amministratore del sangue delle truppe33, abbia cercato di far pendere definitivamente la bilancia dalla propria parte. Daltronde lanno era gi inoltrato34 e Costanzo prefer lanciare unoffensiva generalizzata contro tutto il Mediterraneo.

31

Per la testimonianza delle monete e in particolare per le emissioni di Siscia durante

lestate del 351 cfr. P. BASTIEN, op. cit., pp. 18-19 e A. JELONIK, art. cit., p. 228; per il piano della campagna J. SAEL, The Struggle cit., pp. 211-213. Mi sembra che gli eserciti di Costanzo siano prima avanzati e si siano poi ritirati lungo le due valli della Drava e della Sava; da qui il passaggio dalla Drava alla Sava (Siscia) lungo lasse PoetovioAndautonia (a N-O di Siscia). Probabilmente Costanzo aveva provato a prendere Emona da entrambi gli accessi. Confronta la campagna di Teodosio contro Massimo nel 388.32

Sul disastro romano di Mursa: AURELIO VITTORE, De Caesaribus, 42: in quo bello

paene nusquam amplius Romanae consumptae sunt uires totiusque imperii fortuna pessumdata; GIROLAMO, Chron. ad a. 351 (Helm, p. 238): Magnentius Mursae uictus; in quo proelio Romanae uires conciderunt. Zonara fornisce numeri impressionanti (54.000 morti su circa 120.000 uomini) e dichiara che Costanzo pianger sul campo di battaglia cosparso di corpi (XIII, 8, 16-17). Il giudizio pi dettagliato, interessante in quanto illustra le conseguenze di questecatombe sulla difesa delle frontiere, dato da Eutropio (Breu. X, 6): Ingentes romani imperii uires ea dimicatione consumptae sunt ad quaelibet bella externa idoneae quae multum triumphorum possent securitatisque conferre.33 34

AMMIANO, Res Gestae, 21, 16, 3: in conseruando milite nimium cautus.... La battaglia di Mursa si tiene il 28 settembre. Giuliano insiste su questo motivo (Or. I,

3, 38 b). Ci solitamente basta perch lo si consideri insufficiente. Aurelio Vittore (Caesar. 42, 5) rievoca lhiems aspera clausaeque Alpes. Lautunno fu forse brutto in quellanno?

27

Magnenzio ad Aquileia Mentre Costanzo festeggiava la vittoria facendo erigere un arco di trionfo nella Pannonia35, restaurava le vie daccesso verso lItalia che doveva conquistare36 e tentava di vincere le popolazioni dellIlliria e dItalia con varie misure37, Magnenzio si trovava ridotto alla difensiva: da Aquileia sorvegliava sia le vie delle Alpi Giulie, sia le coste del golfo dellAdriatico, dove avrebbe potuto aver luogo uno sbarco che lo avrebbe attaccato da dietro. Un certo numero di misure e di avvenimenti relativi alla campagna del 352 ci noto grazie a due panegirici di Giuliano, da cui tuttavia non si pu pretendere unobiettivit assoluta38, specie nel descrivere lattivit di Magnenzio ad Aquileia. Riguardo ad Aquileia, Giuliano dichiara che si tratta di una citt voluttuosa e opulenta 39, un mercato assai florido e traboccante di ricchezze 40. Ma al quadro oggettivo si mescola la

35

AMMIANO, Res Gestae, 21, 16, 15; GIULIANO, Or., I, 30 (37 b). Su questo trionfo in

una guerra civile cfr. le mie Remarques sur la venue Rome de lempereur Constance II en 357 daprs Ammien Marcellin, in Caesarodunum, 5, 1970, pp. 299 sgg.36

Lavoro attestato nel miliare del CIL III, 3705 (ILS 732), datato 353, che rievoca

lusurpazione: ... viis munitis, pontibus refecti[s], recuperata re publica, quinarios lapides per Illyricum fecit ab Atrante ad flumen Savum milia passus CCCXLVI. Si tratta dellingresso in Italia; Costanzo si vede elogiato in un territorio che possiede per la prima volta.37

GIULIANO, Or., I, 31 (38 b-c). Poich la storia religiosa relativamente ben nota, si

amplifica linteresse di Costanzo per la teologia, mentre egli si comporta da imperatore romano, attento in egual misura agli aspetti religiosi e politici del suo incarico.38

Il primo panegirico risale alla fine del 356 inizio del 357 (Or. I: Elogio di Costanzo).

Su alcune questioni pi preciso rispetto al Costanzo o sulla regalit (Or. III), datato 358-359. Ma in entrambi i casi bisogna tener conto sia del genere letterario, sia dei rapporti molto particolari tra Giuliano e Costanzo.39 40

GIULIANO, Or., I, 31 (39 d). GIULIANO, Or., III, 17 (71 d).

28

volont di dipingere il tiranno immerso nel lusso e nella dissolutezza. Da buon filosofo, Giuliano descrive Magnenzio in mezzo alle feste e ai piaceri41; sembra che questi sia occupato a guardare le corse allippodromo42, quando gli arriva la notizia che Costanzo si impadronito delle fortificazioni del colle43. La fortezza del Colle del Pero la prima volta nel IV secolo che appare la menzione di questi castra. Giuliano dice esplicitamente che si trattava di unantica fortezza che il tiranno scelse per la fuga, e che mise a nuovo con laiuto di nuove fortificazioni44. Stando a quanto afferma Giuliano, non si poteva n piantare un accampamento, n uno steccato a portata della fortezza, n far avanzare le macchine da guerra e le elepoli45. Ma i due racconti di Giuliano differiscono quanto alla maniera in cui fu presa questa temibile fortezza. Nel secondo racconto Costanzo non perse nemmeno un uomo durante lattacco46. Nel primo lattacco avviene in due tempi: un assalto ebbe luogo alle prime luci dellalba, a partire da un sentiero sconosciuto da tutti47. Solo quando il nemico alle prese con questo commando, Costanzo fa avanzare il grosso dellesercito48. Manovra di accerchiamento, possibile se consideriamo41 42

GIULIANO, Or., I, 31 (39 d). Ibidem (39 c-d). Nel secondo discorso Giuliano riconosce che Magnenzio si Secondo A. Degrassi (Il confine nord-orientale dellItalia romana, Berne 1954, p.

allontanava poche volte dalle fortificazioni (Or. 3, 17 71 d).43

140) si tratterebbe della fortezza di Ajdovina, alle falde occidentali del Colle del Pero, dove si terr la battaglia del fiume Frigido. Ci per contrasta con la descrizione di Giuliano di una fortezza inaccessibile, senza neanche un filo dacqua nelle vicinanze (Or. III, 18-72 d). Cos A. JELONIK, art. cit., p. 229 e n. 6.44 45 46 47 48

GIULIANO, Or., III, 17 (71 c). Ibidem, III, 18 (72 d). Ibidem (73 a-b). GIULIANO, Or., I, 32 (39 b). Ibidem (39 b-c).

29

che Arbogaste nel 394 ne tenter una dello stesso genere? contro Teodosio, ma che cozza con la presentazione di una fortezza inaccessibile, specie per gran parte dellesercito49. qui che andrebbe collocata, secondo Seeck, lallusione di Ammiano Marcellino, che abbiamo visto collocata nel 350. Magnenzio e i suoi ufficiali si sarebbero lasciati prendere da uno stratagemma gi tentato contro Costanzo, secondo il racconto di Zonara50: lavvenimento si colloca dopo la sconfitta di Mursa, senza ulteriori precisazioni. Non sappiamo chi fossero i vescovi che Magnenzio mand, senza successo, da Costanzo51. Fortunaziano di Aquileia faceva forse parte della delegazione? impossibile dirlo, come impossibile sapere in quale momento ottenne la fiducia di Costanzo. Zonara dice che molti soldati di Magnenzio, di fronte allavanzata dellesercito di Costanzo, lo abbandonarono e consegnarono le piazzeforti () in cui si trovavano52, ma la reazione attribuita a Magnenzio lo mostra in Gallia, sicch impossibile sapere in quale posto e in quale preciso momento si collochino tali defezioni e se queste riguardino la frontiera delle Alpi Orientali e la citt di Aquileia, che Magnenzio non lasci prima della fine dellestate del 35253.49

Si pu pensare che il commando abbia interrotto le comunicazioni del forte con

Aquileia e che, non potendo pi essere soccorsi, i difensori abbiano preferito capitolare. Anche il denaro e le promesse hanno fatto il loro dovere.50 51 52 53

ZONARA, XIII, 8, 20. Ibidem, XIII, 8, 21-22. Ibidem, XIII, 8, 23. Il 27 maggio 352 Costanzo ancora a Sirmio secondo C. Theod. VII, 1, 2, risalente

allo stesso anno. La prima misura che presuppone la sua presenza in Italia ha come data il 26-9-352 (Cronogr. del 354; Ed. Mommsen, Chron. Min. I, p. 69); P. Bastien (op. cit., pp. 68-69) e A. Jelonik (art. cit., p. 230 e n. 2) collocano quindi la presa di Aquileia a inizio settembre, il che mi sembra plausibile, ma come data limite, perch Magnenzio nomina Settimio Mnasea alla Prefettura della citt il 9 settembre, secondo il Cronografo del 354 (MOMMSEN, Chron.

30

La spedizione marittima Se Magnenzio fu colto di sorpresa e non si trovava n a Emona54 n al Castellum alpino, bens ad Aquileia, non era solo per stare, da bravo imperatore, in mezzo al suo popolo allippodromo55. Il soggiorno ad Aquileia dovuto alla volont di opporsi a unoperazione marittima di Costanzo56. A tale proposito vorrei fare unosservazione, che andrebbe ripetuta ogni qual volta Aquileia vedr affrontarsi nei suoi paraggi truppe romane (intendendo cio le truppe di due contendenti romani allImpero), riguardante il coordinamento di una spedizione terrestre e di una manovra marittima. forse quello che differenzia maggiormente le guerre civili dalle incursioni barbariche: i barbari non possiedono nessuna flotta fino alla met del V secolo circa57. Partita la campagna contro Magnenzio, Costanzo lancia la sua flotta contro lItalia, lAfrica,

Min., I, p. 69 A. CHASTAGNOL, op. cit., p. 422). Le ultime emissioni monetarie di Aquileia sarebbero cominciate nel luglio del 352 (A. JELONIK, Quelques remarques sur les missions de Maiorinae frappes par Magnence Aquile, in R. Num., 1967, p. 251). Come si spiega, per, che Magnenzio non abbia cercato di resistere ad Aquileia, che viene descritta come una citt inespugnabile? Oltre al timore di essere accerchiato dalla spedizione marittima di cui si parler qui di seguito, mi domando se non si debbano chiamare in causa gli avvenimenti occorsi in Gallia, dove, dopo le vittorie rievocate dallemissione in argento Triumfator gentium barbarorum (BASTIEN, p. 63 Catal. n. 346), avviene la cruenta invasione del 352 (J. SCHWARTZ, Trouvailles montaires et invasions germaniques sous Magnence et Dcence, in Cahiers alsaciens darchologie, dart et dhistoire, 33, 1957, pp. 33-49).54 55

La citt troppo poco fortificata per resistere a un lungo assedio. Non infatti per gusto personale, ma per dovere nei confronti della sua carica, che

Magnenzio si trova allippodromo; ci si pu chiedere se lora indicata mezzogiorno non sia scelta da Giuliano per screditare Magnenzio.56

Giuliano cita le spedizioni contro la Sicilia, contro lAfrica e contro le foci del Po (Or. Prima menzione nel Cod. Theod., 9, 40, 24, con data 24-9-419, di punizioni nei

III, 1974 c-d).57

confronti di coloro qui conficiendi naues incognitam ante peritiam barbaris tradiderunt, sul Ponto Eusino.

31

la Spagna, ma innanzitutto contro lAlto Adriatico, descritto due volte da Giuliano58. Nel 387 la flotta che permette a Valentiniano II di sfuggire a Massimo; vedremo in seguito limportanza della spedizione marittima del 388 contro Massimo. Si comprende allora che Stilicone, nel 408, ha chiuso i porti dItalia59, cominciando probabilmente da quello di Aquileia, per impedire laccesso alla flotta orientale; capiamo inoltre perch Attalo, nel 409-410, fece di tutto per non consegnare ad Alarico la flotta che gli avrebbe consentito di passare in Africa60. Il pericolo barbaro, fino al 440 per lItalia occidentale e fino a molto pi tardi per lAdriatico, giunger solo via terra; si profila cos il destino di Aquileia, che la condurr su di unisoletta difficile da raggiungere dallinterno, pur permettendole di rimanere in qualche modo quel mercato di mesici, di pannonici e di italiani dellinterno che Giuliano ritrae in piena attivit nel secondo Panegirico di Costanzo61. Ci che ha fatto lopulenza di Aquileia e lha trasformata in granaio per gli eserciti, in centro di scambio per i vari commerci e in quartier generale per unire le operazioni terrestri e marittime fa anche la sua disgrazia, attirando verso di essa le incursioni barbariche, che iniziano a moltiplicarsi in questa met di secolo. Guerre civili e invasioni barbariche Giuliano paragona lirruzione delle truppe di Magnenzio in Italia e verso Aquileia a una vera e propria invasione barbarica. Alle fila dellesercito dellusurpatore, infatti, si sono uniti non soltanto i Celti e i Galli, ma anche i Franchi e i Sassoni 62. Questo esercito fa tremare gli Illirici, i P a n n o n i c i , i T r a c i , g l i S c i t i e l A s i a s t e s s a 63, f a c e n d o t e m e r e

58 59 60 61 62 63

GIULIANO, Or., I, 31 (38 d); III, 17 (72 d). Cod. Theod., VII, 16, 1. ZOSIMO, Hist. nov. 6, 12. GIULIANO, Or., III, 17 (71 d). GIULIANO, Or., I, 28 (34 d). Ibidem (35 b-c).

32

una nuova invasione gallica64. Ma oltre al riferimento storico al tumultus gallicus e al desiderio di trasformare Magnenzio nel capo di un esercito barbaro, c dellaltro. Giuliano rimprovera a Magnenzio di aver utilizzato contro lImpero i preparativi che aveva messo in atto contro i barbari65 e soprattutto di aver evacuato dalle loro guarnigioni tutte le citt e le fortezze vicine al Reno e di averle consegnate, senza difese, ai barbari66. Non sar lultima volta in cui constateremo la coincidenza tra guerra civile in Italia e attacco barbarico sul Reno, nonch sul Danubio. Ma su Costanzo grava unaccusa che sar ribadita dallo stesso Giuliano, seppure dopo lusurpazione del 360: quella di aver provocato lattacco degli Alamanni contro Magnenzio, in Alsazia e nel Palatinato. Se laccusa fondata, gli avvenimenti che riguarda e che in ogni caso hanno avuto luogo, a prescindere dallorigine mettono in luce un fenomeno che comparir pi volte nel secolo successivo: il collegamento tra il Danubio e il Reno attraverso la Baviera e la Svevia e le ripercussioni in una delle due regioni di tutto quel che riguarda laltra, con conseguenze immediate sullItalia settentrionale, se non addirittura sulla regione di Aquileia.

II. AQUILEIA DAL 352 AL 375 Spostamento degli assi strategici Paradossalmente, infatti, Aquileia si ritrover al sicuro dalle minacce barbariche per un quarto di secolo. Cionondimeno, da circa due secoli, il pericolo barbaro non mai troppo lontano e dopo la tetrarchia non pi stato possibile sguarnire n le

64 65 66

Ibidem (34 c-d). Ibidem, I, 27 (34 b-c). Ibidem, I, 28 (c. 35 a).

33

rive del Danubio, n le alte valli alpine. Al contrario, una pressione sulla Raetia si rivela in diverse occasioni un modo per alleggerire lattacco dei barbari sul Reno. Vediamo cos che Costanzo attacca, nei pressi del Lago di Costanza67, gli Alamanni Lentiensi nel 355, pi a nord nel 35668 e pi a est gli Iutungi nel 35769. Nello stesso anno Costanzo deve lasciare Roma a fine maggio, per rispondere a un attacco degli Svevi nella Raetia, dei Quadi nella Valeria e dei Sarmati nella Mesia Superiore e nella Pannonia II70. Passa per Trento, racconta Ammiano, fortifica le vie daccesso alla Raetia71, prima di raggiungere Sirmio attraverso la Pannonia72. Vale la pena fermarsi un istante per segnalare un fatto frequente nel corso del secolo: Aquileia non pi un punto di passaggio obbligato tra est e ovest, e viceversa73. del tutto normale che lImperatore, da Ravenna, abbia raggiunto la Raetia attraverso la valle dellAdige. Ma lo vediamo poi seguire il Danubio per raggiungere, attraverso la Pannonia I e la Valeria, la citt di Sirmio, dove trascorre linverno74. Lo stesso vale per Giuliano, quando lascia la Gallia nel 360, segue il Danubio e coglie di sorpresa Sirmio. Non credo abbia considerato in quel momento Aquileia e i claustra dellIllirico un ostacolo75. La lunga resistenza di Aquileia fu quasi inaspettata. La spedizione di Giuliano mostra che la via di Costantinopoli verso la Gallia settentrionale passa

67 68 69 70 71 72 73

AMMIANO, Res gestae, 15, 4. Ibid., 16, 12, 15-16. Ibid., 17, 6. Ibid., 16, 10, 20. Ibid., 17, 13, 28. Ibidem. Questo corridoio di penetrazione verso il Reno sar usato dai Vandali nel 405-406 e da AMMIANO, Res gestae, 17, 17, 1. Memore degli errori di Magnenzio, Giuliano voleva evitare quanto accaduto a Mursa

Attila nel 450-451.74 75

nel 350. Da qui la fretta di impadronirsi di tutta quella parte dellImpero che non era di sua competenza.

34

ora pi a nord, il che attestato pi volte. Ma tale situazione non durer a lungo, perch il pericolo barbaro riporter viaggiatori e soldati sulla via pi meridionale. Giuliano e Aquileia Limportanza strategica di Aquileia indicata chiaramente da Ammiano e riconosciuta da Giuliano. Quando questi viene a sapere, a Naisso, che le truppe trasferite dallIllirico in Gallia si sono fermate ad Aquileia, invia immediatamente il comandante di cavalleria Giovino, perch, come informa Ammiano, sapeva, grazie alle letture e a quanto gli era stato detto, che la citt era stata pi volte invasa, ma non era mai stata presa, n si era mai arresa76. La situazione avrebbe potuto prendere una brutta piega per Giuliano, se si fosse seguito lesempio di Aquileia77 e se il nuovo Augusto fosse stato bloccato nella Pannonia o nella Mesia, mentre gli eserciti di Costanzo marciano a est, verso il Passo di Succi, e a ovest, attraverso il Colle del Pero78. In ogni caso, ancora una volta Aquileia non sment la sua fama e non fu presa, nonostante i vari assalti e i tentativi che si susseguirono contro di essa79. Bisogna pensare a questa fama per comprendere lemozione con cui un giorno si acclamer la presa e la distruzione. Ma ci vorranno quasi due secoli, durante i quali, fortunatamente, le ondate barbariche non oltrepasseranno, per lo meno non tutte, i colli delle Alpi Giulie. Minacce sul Danubio Il primo grave allarme si registr nel 373. Nel narrare la rivolta dei Quadi e dei Sarmati, Ammiano sottolinea come questi popoli avessero fortunatamente perso parte del loro

76 77 78 79

AMMIANO, Res gestae, 21, 12, 1. Ibid., 21, 11, 3. Ibid., 21, 12, 21-22. Il lungo racconto offerto solo da Ammiano (21, 12, 4-20). Non mi soffermer su

questo punto.

35

potere e rievoca lassedio di Aquileia e il sacco di Opitergium, sotto Marco Aurelio, il che permette di intuire uno dei precedenti storici scoperti da Giuliano nelle sue letture80. Ad ogni modo la minaccia doveva essere seria, giacch si arriv quasi a evacuare Sirmio81 di fronte allavanzata del nemico, che alla fine cambi rotta verso la Valeria82. Ignoriamo completamente quello che accadde lanno successivo e non abbiamo nessuna informazione riguardo a ci che successe nellIllirico occidentale nel 375-377. La gente di Aquileia ha forse visto passare le truppe di Tribigildo, che venivano in soccorso della Tracia83? Deve aver visto arrivare i Taifali prigionieri, sistemati nella regione di Modena, di Reggio (Emilia) e di Parma84. Poco dopo arrivarono i profughi, che fuggivano lavanzata dei Goti, degli Unni e di tutte le trib messe in moto per la traversata in massa del Danubio inferiore85.

III. LA PROTEZIONE DELLITALIA ORIENTALE SOTTO GRAZIANO E VALENTINIANO II Il dopo-Adrianopoli Conosciamo i famosi testi di Ambrogio del 378 e del 379 e quelli di poco successivi di Girolamo 86: Gli Unni si sono scagliati contro

80 81 82 83 84 85

AMMIANO, Res gestae, 29, 6, 1. Ibid., 29, 6, 9. Ibid., 29, 6, 12. Ibid., 31, 7, 3. Ibid., 31, 9, 4. Vediamo insediarsi i profughi illirici nella regione di Imola, secondo lEp. 2, 28 di GIROLAMO, In Sophoniam, 1, 2-3, nel 391-392, sulla Tracia, sullIllirico e sulla

Ambrogio a Costanzo (da Claterna?).86

regione natale; De uiris, 135, nel 392, su Stridone; Ep. 60, 16, nel 396, sui vari disastri, dalla Tracia alle Alpi Giulie. Nuovo grido di dolore nel 406, sulla decadenza diffusa dalla Propontide e dal Bosforo fino alle Alpi Giulie (In Osee, I, 4, 3).

36

gli Alani, gli Alani contro i Goti, i Goti contro i Taifali e contro i Sarmati; noi, in Illiria, siamo stati esiliati dalla nostra patria dai Goti esiliati. E non ancora finita. Carestia ovunque, peste bovina e umana; tanto che, senza aver subito la guerra, la peste ci ha resi simili a un paese conquistato!87. Allinizio del 379, di fatto, Ambrogio conosce a Milano le vie dellinvasione: dalla Tracia un diluvio, come dir poco dopo Pacato88, si diffuso su tutto lIllirico, seguendo il Danubio attraverso la Dacia Ripensis, la Mesia, la Valeria, fino alla Pannonia89, per raggiungere, informa Ammiano, i piedi delle Alpi Giulie, che gli Antichi chiamano Venete90. Allinizio del 379 Ambrogio nutre fiducia nellazione di Graziano, che ha protetto lItalia91; ma qualche mese prima non era cos, quando Ambrogio pronunciava lorazione funebre del fratello Satiro 92. Questi era rientrato dallAfrica a Roma non appena

87 88 89

AMBROGIO, In Lucam, X, 10. PACATO, Pan. lat., XII (II), 3, 3. AMBROGIO, De fide, II, 140 Su questa data cfr. P. NAUTIN, Les premires relations

dAmbroise avec lempereur Gratien: Le De fide, livres I et II, in Ambroise de Milan, XVIe centenaire de son lection piscopale, Dieci studi riuniti da Y.M. Duval, Paris 1974, pp. 231 sgg.90

AMMIANO, Res gestae, 31, 16, 7. Il che non significa che tutte le citt furono prese.

Mursa capitola (Ep. Nisi Clementiae di Massimo a Valentiniano II nel 386 Coll. Avellana I; Ed. O. Gnther, CSEL 35, p. 89, ll. 21-26), ma non Sirmio (AUSONIO, Gratiarum actio, 42) n, a quanto pare, Poetovio (R. EGGER, Die Zerstrung Pettaus durch die Goten, in Jahresh. d. sterr. Inst. In Wien, 18, Beiblatt, 1915, pp. 253-266). Sulla decadenza della Pannonia a partire da questo periodo cfr. A. MCSY, art. cit., p. 350.91

AMBROGIO, De fide, II, 1942 (Ed. O. Faller, CSEL 78, p. 107): (Italia) quam dudum

ab hoste barbaro defendisti, nunc etiam uindicasti. Contrariamente a quanto dice Faller (ad. loc.) non si tratta della campagna di Graziano contro gli Alamanni Lentiensi, bens della difesa delle Alpi Giulie e successivamente delloffensiva ripresa contro i Goti.92

nel 378 e non nel 374 che va collocata la morte di Satiro e la sua Orazione funebre.

Cfr. O. FALLER, CSEL 73, pp. 81-88.

37

riaperti i porti e, nonostante i consigli di Simmaco, che era gi a conoscenza delle minacce incombenti sullItalia settentrionale93, era arrivato a Milano, dove sarebbe morto di l a poco. Durante la sua ultima malattia Ambrogio gli fa esprimere il suo timore di fronte allavanzata del nemico, con tutto il seguito di saccheggi e di atrocit, nonch linadeguatezza della fortificazione dei passi alpini, unico rimedio contro lavanzata dei barbari94. Ci troviamo, pare, ad Aquileia e nelle Alpi Giulie, e non nei colli della Raetia, dato che lasse dattacco degli Alamanni Lentiensi era rivolto a ovest e a nordovest, e non verso sud95. Possiamo cos intuire che fu attuata la difesa delle Alpi Giulie e che la cittadina di Aquileia dovette stare allerta dopo il 377, a fortiori dopo il crollo di Adrianopoli. Nonostante le vittorie riportate nel 37996 e nel 38097, linsicurezza regner ormai sovrana oltre le montagne. Le testimonianze che ci sono giunte fanno il conto dei danni, in termini di uomini da riscattare, di citt distrutte, di campagne devastate e mezze rovinate, di regioni abbandonate dai funzionari nelle quali imprudente spingersi. Il foedus di Graziano in Pannonia Ciononostante la vita ha ripreso, in tutti i territori, negli anni 380 e seguenti, grazie non soltanto al trasferimento

93 94

AMBROGIO, De excessu fratris, I, 32 ad f. AMBROGIO, De excessu fratris, I, 31 (Ed. O. Faller, CSEL 73, pp. 226-227): Nam qui

eras sanctae mentis misericordia in tuos, si nunc urgeri Italiam tam propinquo hoste cognosceres, quantum ingemisceres, quam doleres in Alpium uallo summam nostrae salutis consistere lignorumque concaedibus construi murum pudoris!.95

AMMIANO, Res gestae, 31, 10, 4: (Lentienses) conferti in praedatorios globos,

Rhenum gelo peruium pruinis.... Il Reno alpestre non ha bisogno di essere ghiacciato per essere attraversabile.96

SIMMACO, Ep. I, 95, 2: Consul. Constant., ad a. 379 (Ed. Mommsen, Chron. Min., I, p. Consul. Constant., ad a 380 (Ed. Mommsen, Ibid., p. 243 c).

243).97

38

di Teodosio in Oriente e alla riconquista quanto meno della Tracia, se non addirittura di tutti i Balcani, al di qua dei quali sinsediano i Goti, dopo il foedus del 382. Questo, com noto, stato preceduto da un altro patto, firmato da Graziano, che consente linsediamento degli Ostrogoti e degli Unni nella Pannonia, vale a dire molto pi vicino alle nostre Alpi Giulie e sempre al di qua del Danubio98. Bisogna forse pensare che questi popoli raggiungano in quegli anni la citt di Iovia, che Egger collega al vescovo Amanzio, la cui pietra tombale stata trovata proprio qui, e di cui viene detto che fu degno di essere voluto da un popolo straniero, che fece conoscere la fede cristiana a due capi, guidandoli con i suoi consigli e si trov alla testa di un doppio popolo (binis populis), per due volte dieci anni (bis denis)99? Non credo si possa98

Spesso viene taciuto questo foedus di Graziano, attestato in Zosimo (Hist. nov., 4, 34,

1-2) e in Giordane (Getica, 140-141), i quali mettono entrambi in relazione il trattato con la malattia di Teodosio, che ha posto fine ai successi del 379-380. Cfr. L. VARADY, op. cit., p. 36.99

CIL V, 1623 R. EGGER, Amantius Bischof of Iovia, in Jahreshefte des sterr.

Archolog. Institutes in Wien, 21-22, Beiblatt, 1922-24, pp. 327-341, seguito da L. VARADY, Das letze Jahrhundert Pannoniens (376-476), Amsterdam 1969, pp. 168 sgg. Si pongono numerosi problemi. Il primo riguarda la sede di Amanzio, presente ad Aquileia nel 381. Come si pu immaginare per un nome proprio e per una tradizione manoscritta molteplice, laccordo lungi dallessere unanime. Egger si basato sul Paris. 8907 e sui relativi manoscritti per difendere la grafia Ioviensium e proporre la borgata di Iovia; ma la tradizione pi comune riporta Nicensis o Niciensis, il che rimanda a Nizza. F. Quai, riprendendo unipotesi degli scopritori dellepitaffio di Amanzio, confida in una deformazione paleografica del nome della citt e suggerisce di leggere Iuliensium, ovvero Iulium Carnicum, lattuale Zuglio. Per difendere Nizza anche J.R. Palanque (Saint Ambroise et lEmpire romain, Paris 1933, p. 82, n. 16) si basa sulla localit di Amanzio, dopo i nomi dei vescovi di Orange, di Octodurum e di Grenoble (PL 16, c. 939 B-C). pur vero che lordine dintervento durante la seduta del 3 settembre analogo ( 62-64 c. 935 C 936 A), ma difficile vedere una ripartizione strettamente geografica in questi elenchi, in cui sono in gioco gli ordini di varie prerogative. Lelenco dei partecipanti ( 1 c. 916 A-B)

39

identificare questo Amanzio con colui che tiene la cattedra episcopale di Aquileia nel 381 100; pertanto lidentificazione proposta da Egger dei due capi con Alateo e Safrace, capi degli Ostrogoti nella battaglianon presenta lo stesso ordine di quello delle firme; a sua volta questo diverso dalla fine della Sinodale Benedictus Deus (AMBROGIO, Ep. X), per la quale il Par. 8907, fol. 339332 (KAUFFMANN, pp. 37-38) fornisce un elenco di firme non pubblicato (lelenco comprende qualche nome sconosciuto). Daltra parte Iovia (lattuale Felshetnypuszta, secondo J. Harmatta, art. cit., p. 368, n. 10), piccolo borgo a est di Poetovio, sulla via di Mursa, non avrebbe altre testimonianze, oltre a questa, della presenza di un vescovo. Nessun vescovo attestato nemmeno a Iulium Carnicum, prima della fine del V secolo. Per quanto riguarda Nizza, se la sede attestata solo dopo il celebre Concilio di Orlans del 549, in cui un prete rappresenta il vescovo di Cimiez e di Nizza (Ed. Ch. de Clercq, CC 148 A, p. 160), il porto di Nizza rappresentato al Concilio di Arles del 314 da un diacono e da un esorcista (Ed. Ch. de Clercq, CC 148, p. 14, 16 ecc), alla stregua di altre sedi episcopali. Tuttavia conosciamo le metamorfosi delle due sedi nel V secolo, sotto Leone e sotto Ilario (L. DUCHESNE, Fastes piscopaux de lAncienne Gaule, t. I, Paris 1907, pp. 296-297). L. Duchesne, che non esita a riconoscere nellAmanzio del 381 un vescovo di Nizza (Ibid., p. 296), fa tuttavia notare come, vista la dipendenza di Nizza nei confronti di Marsiglia, la presenza o lassenza di un rappresentante di Nizza a un Concilio sia legata a quella del vescovo di Marsiglia, sempre assente, in realt, nei Sinodi in cui interviene il vescovo di Ales. Le lacune riguardanti i titolari di Nizza sarebbero quindi giustificate, mentre per Iovia potrebbe essere invocata solo la fine dellimpresa romana. Stupisce dunque che Varady abbia riposto tutta questa fiducia in Amanzio e in Iovia. Nessuno dei suoi recensori, che riprendono tutti questo problema (HARMATTA, p. 365; NAGY, p. 331; MCSY, p. 355), sembra riconoscere la fragilit dellipotesi. Molto incerta, asseriva L. Schmidt (Die Ostgermanen, II ediz., Mnchen 1934, p. 261).100

Linterpretazione di F. Quai (La sede episcopale del Forum Iulium Carnicum, Udine

1973, pp. 35-85), se pu essere sostenuta sul piano paleografico, non regge quando propone di riconoscere in Amanzio colui che avrebbe portato le Sinodali ai due imperatori (in realt a quel tempo sono tre, fino al 383), presentando le conclusioni con buon senso (p. 59), e colui che sarebbe stato vescovo, prima di Iulium Carnicum, poi di Como, per ventanni da ambo le parti (pp. 61-62). Si fa fatica a immaginare il trasferimento di un vescovo viste le condizioni canoniche dellepoca, senza contare le altre difficolt.

40

di Adrianopoli, di cui sappiamo che hanno raggiunto lIllirico occidentale, diventa problematica101. Ma la menzione dei due popoli corrispondenti ai due capi lascia chiaramente intendere che ci troviamo di fronte a due popolazioni barbare, e non semplicemente a una comunit composta sia da Romani sia da barbari102. In particolare, a fortiori, se Amanzio era davvero originario di Aquileia103, abbiamo in questepitaffio una prova, forse, del ruolo svolto da Aquileia nellevangelizzazione dei nuovi arrivati, e sicuramente dei legami intercorsi con i vicini pi o meno lontani, per i quali, al tempo in cui ci troviamo, cristianizzazione e romanizzazione andavano di pari passo. Il caso mi sembra analogo a quello della regina dei Marcomanni, negli anni 395-397: il marito di Fritigilde ha organizzato la difesa sulle sponde del Danubio alpino, difesa che, dietro cessione territoriale, stata affidata da Graziano ai contingenti che, nel 378-379, come viene detto, avevano raggiunto i piedi delle Alpi Giulie. Graziano e la frontiera nordorientale dellItalia Non bisogna dimenticare che linsediamento degli Ostrogoti e degli Unni nellIllirico collegato alla minaccia sul Reno, che si era fatta sentire gi nel 378 e che si ripresenter, in vari punti del Reno e dellAlto Danubio, nel decennio successivo. Si spiega cos landirivieni

101 102

AMMIANO, Res gestae, 31, 12, 17; ZOSIMO, Hist. nov., 4, 34. Come suggerisce E.A. Thompson (Christianity and the Northern Barbarians, in The

Conflict between Paganism and Christianity in the Fourth Century, by A. Momigliano, Oxford s.d. (1963), p. 66, n. 3).103

Come sembra suggerire la menzione della plebs aliena. Solo la data in dubbio; si

indecisi tra il 398 (Egger) e il 413, date che appartengono entrambe a unindizione XI. Egger stabiliva un nesso tra questepitaffio e il ripiegamento delle comunit dinanzi allinvasione di Alarico. Lipotesi verosimile, a prescindere dal luogo, purch sia situato o a nord, o a est di Aquileia.

41

di Graziano, dal 380 al 383, tra Treviri, Milano, Aquileia e Sirmio. Questo viavai ha come scopo sia quello di sorvegliare linsediamento il che presuppone espropriazioni104, approvvigionamenti ecc. sia quello di far fronte a nuove minacce e contenere lattacco di questi federati, che potrebbero voler avanzare ancora. Diverse nuove incursioni hanno luogo nella Raetia, cosicch Aquileia si ritrova nelle immediate vicinanze di due pericoli, andando forse a costituire lobiettivo delle due vie dinvasione. Se ritroviamo Graziano ad Aquileia nel maggio105 e nel dicembre 381106, egli non ha trascorso l lestate, e non mi pare verosimile che si sia trovato ad Aquileia a inizio settembre, mentre si teneva il Concilio di Aquileia: allora doveva essere in spedizione nella Raetia o nellIllirico107. In ogni caso lo vediamo prendere la via dellIllirico nella primavera del 382, quando lascia Milano108 per trovarsi poi a Viminiacum ai primi di luglio109, il che fa supporre che la campagna sia stata concertata con Teodosio110 e che sinserisca nel contesto del foedus del 382. Lanno successivo troviamo Graziano a Verona, a met giugno111. Questa presenza si ricollega alle affermazioni di Ambrogio riguardo a unincursione di barbari affamati nella Raetia II112,104 105 106

Da qui lallusione di Ambrogio ai Romani esiliati dai Goti esiliati. Cod. Theod., XV, 7, 7 e 8, dell8 maggio. Ibid., XI, 1, 18, del 26 dicembre. Varie costituzioni invece non riportano nessuna Palladio avrebbe richiesto che lImperatore venisse informato se questi era stato Cod. Theod., XII, 12, 9: Graziano a Brescia il 10 maggio. Cod. Theod., I, 10, 1 e XII, 1, 89, del 5 luglio. Il 22 novembre nuovamente a Milano Cod. Theod., XI, 16, 15, del 9 settembre 382, rievoca, con tutta una serie di misure e Cod. Theod., I, 3, 1, dopo essere avanzato fino a Padova, gli ultimi dieci giorni di AMBROGIO, Ep. 18, 21: secunda Rhetia fertilitatis suae nouit inuidiam. Nam quae

indicazione di luogo.107

presente ad Aquileia il 3 settembre.108 109

(Cod. Theod., I, 6, 8).110

di privilegi, lexpeditio Illyrica.111

maggio.112

solebat tutior esse ieiunio, fecunditate hostem in se excitauit.

42

mentre la Pannonia conosce raccolte abbondanti e, dichiara Ambrogio, vendeva il grano che non aveva seminato113, probabilmente perch i barbari che vi abitavano erano stati temporaneamente scacciati. Valentiniano II e la frontiera nordorientale A prescindere dal senso di questultima frase, mi sembra che sia il proseguimento della politica di Graziano che bisogna vedere negli spostamenti di Valentiniano II verso est114, in particolare verso Aquileia, durante le estati che vanno dal 384 al 387. Di fatto sappiamo che gli Iutungi

113

Ibid. Sullinterpretazione di L. VARADY, op. cit., pp. 39-41, cfr. J. HARMATTA, art.

cit., p. 367; A. MCSY, art. cit., pp. 43-44 e la ripresa pi prudente di VARADY, Pannonica, p. 265. LAmbrosiaster, che scrive sotto Damaso e, stando a quel che conosce Girolamo della sua opera, verso la fine, sembra, del pontificato, non prende forse di mira la carestia del 383, quando attacca la concezione del fatum dei pagani: Ecce scimus fame laborasse Italiam et Africam, Siciliam et Sardiniam. Dicant mathematici si omnes hi unum fatum habuerunt (...)? Erubescant et taceant, et Deo subplices manus tendant in cuius potestate sunt omnia! Sed hoc forte subreptum est fatis? Qui dicemus de Pannonia quae sic erasa est ut remedium habere non possit? (Quaestio 115, 49 Ed. A. Souter, CSEL 50, p. 334, ll. 11-17)?114

Non credo, come neppure V. Grumel (LIllyricum de la mort de Valentinien I 375

la mort de Stilicon 408 , in REByz. IX (1951), p. 16, n. 5), che Teodosio sia giunto fino a Verona nellestate del 384: materialmente impossibile che Teodosio, che si trova a Eraclea il 25 luglio (C. Theod., XV, 9, 1), sia a Verona il 31 agosto (C. Theod., XII, 1, 107) e soprattutto che sia nuovamente a Costantinopoli il 16 settembre (C. Theod., VII, 8, 3). Bisogna quindi pensare a una corruzione del luogo di origine; il pensiero va, con Godefroy (Comm. ad., XII, 1, 107; t. IV, Leipzig, 1740, p. 478, n. i, che rinvia alla Tabula Peutingeriana dove, di fatto, Verona indicata come Beroea), a Berea di Tracia, dove Teodosio sorveglia la via dellimportantissimo colle di ipka, porta del Grande Balcano. Il che non implica che non vi fosse con Massimo un accordo, esplicitamente menzionato da Pacato (Pan., 30, 1) e da Zosimo (Hist. nov., IV, 37, 5). Sulla data cfr. A. CHASTAGNOL

43

devastarono i Rezi115 e che furono mobilitati contro di loro, alle loro spalle, gli Unni e gli Alani116. Si and oltre leffetto sperato, poich i tumulti causati dallavanzamento degli Unni e degli Alani furono tali che le ripercussioni si fecero sentire sul Reno e si dovette dirottare gli invasori verso nord117. Daltronde noto che nel 384 Bautone riporter pi a est una vittoria sui Sarmati, che gli valse il consolato nel 385118. Lestate di quellanno (385) la passa nuovamente lontano da Milano119; ritroveremo il giovane imperatore ad Aquileia nellestate del 386120. Ritornato a Milano, adotta alcune misure contro i procuratori delle miniere della Macedonia, della Dacia Inferiore, della Mesia e della Dardania, che, con la scusa del pericolo barbaro, non si trovano al proprio posto 121. Il pericolo esisteva, bench non fosse particolarmente grave e minaccioso. Se negli anni 385 e 386 Valentiniano II si era gi allontanato da Milano per paura di Massimo, come sostiene Seeck 122, mentre Ambrogio mette in guardia il giovane imperatore dalle intenzioni dellusurpatore, che di pacifico hanno solo

(in Les empereurs romains dEspagne, Paris 1965, p. 264), che fornisce unargomentazione a silentio molto importante contro un accordo nellagosto del 384. Bisognerebbe scendere di 6-8 mesi.115 116 117 118 119 120

AMBROGIO, Ep. 24, 8. Gli Iutungi approfittano della controversia interna. Ibidem. Ibid., 24, 8. SIMMACO, Relat. 47. Il 4 agosto Valentiniano II a Verona e passa la fine dellanno ad Aquileia. Il 20 aprile (Cod. Theod., XIII, 5, 17) ad Aquileia; ma ritornato a Milano il 6 Cod. Theod., I, 32, 5, del 29-7-386. O. SEECK, op. laud., V, p. 202, secondo cui il viaggio del 385 motivato dalla paura

giugno (Cod. Theod., VI, 35, 13).121 122

nei confronti di Massimo e Valentiniano ritorna a Milano nel cuore dellinverno, quando le vie delle Alpi sono chiuse. Secondo Palanque lallontanamento da Milano dovuto alla questione ariana (op. cit., p. 145 e n. 35).

44

lapparenza123, come mai il giovane imperatore e la sua cerchia avrebbero commesso lerrore di chiamare in loro aiuto limperatore di Treviri, agli inizi del 387? da Aquileia che Zosimo fa partire lambasciata di Donnino verso Massimo124 ed quanto meno certo che123

AMBROGIO, Ep. 24, 13: Esto tutior aduersus hominem pacis inuolucro bellum

tegentem, se lepistola risale alla fine del 386. Tale presentazione infatti dipende dalla presupposizione, comunemente ammessa da Palanque in poi (op. cit., pp. 172 sgg.; pp. 516-518 mantenuta nel suo art. Lempereur Maxime, in Les empereurs romains dEspagne, Colloque du C.N.R.S., Paris 1965, pp. 259 sgg.), che la seconda ambasciata di Ambrogio a Treviri risalga allestate del 386. Questo avvertimento alla fine dellepistola 24, composta prima ancora del ritorno a Milano, precederebbe di qualche mese linvasione dellItalia da parte di Massimo. Ma la mia presentazione di un Valentiniano attento al pericolo barbaro verso larco orientale, nonch al di l delle Alpi Giulie, mi sembra ancora pi solida, se lambasciata e la lettera sono precedenti (fine del 384) e se Valentiniano si sottratto alla minaccia proveniente da Massimo grazie al foedus, che Ambrogio non riuscito a redigere alla fine del 384, ma che deve essere stato concluso nel corso del 385. Certo, la datazione di ottobre 384 di La seconde mission dAmbroise auprs de Maxime non fissata da V. Grumel (REByz. IX (1951), pp. 154-160) sulla base di argomentazioni altrettanto solide, ma la critica da parte di Palanque (Lempereur Maxime, pp. 259-260) non le smonta tutte. Vale la pena prendere in considerazione la nota della Chronica gallica an. CCCCLI (Ed. Th. Mommsen, MGH, AA, IX, p. 646: Maximus timens orientalis imperii principem Theodosium cum Valentiniano foedus iniit). Ed. Ch. Babut (Priscillien et le Priscillianisme, Paris 1909, p. 243, n. 2) ha osservato che il corpo di Graziano, che costituiva la prova della pace anche a detta di Ambrogio (Ep. 24, 10: Habeat Valentinianus imperator uel fratris exuuias pacis tuae obsides), probabilmente stato portato a Milano, dove si trova nel 392 (De obitu Valentiniani, 79), in questa occasione; in ogni caso il foedus ha avuto come conseguenza la nomina di Evodio, prefetto del pretorio di Massimo, a console occidentale per il 386. Non si pu quindi scendere troppo in l nel 385 e bisogna supporre tutta una serie di negoziati bi e trilaterali, sebbene Zosimo e Pacato parlino solo dei rapporti tra Massimo e Teodosio. Nulla di sorprendente, vista la natura dei documenti e degli avvenimenti. Sulla rottura del foedus nel 387, cfr. nella nota seguente i testi di Rufino di Aquileia e della Chronica Gallica.124

Z OSIMO , Hist. nov., 4, 42, 4. Per quanto concerne linvasione dellItalia,

Rufino di Aquileia ( H i s t . e c c l e s . , X I ( o I I ) , 1 8 P L 2 1 , c . 5 2 4 C )

45

non abbiamo pi alcuna traccia della presenza di Valentiniano a Milano dopo la fine di maggio del 387125. Che ne fu della spedizione lanciata nella Raetia, nel Norico e nella Pannonia126? Non ne sappiamo nulla, come neppure sapremmo dire se la fuga per mare fu decisa a causa del pericolo barbarico nellIllirico127. Parimenti ignoriamo la data in cui Massimo arriv ad Aquileia e si apr un varco tra le Alpi Giulie128, e se tale presenza fosse legata sia al controllo delle frontiere contro i barbari sul Danubio, sia al controllo delle due parti dellImpero nuovamente ricostituite.

IV. LE GUERRE CIVILI E LA SCOPERTA DELLITALIA SETTENTRIONALE DA PARTE DEI BARBARI Massimo ad Aquileia Tutto ci che conosciamo del 388 riguarda la guerra civile. Non mi addentrer nei particolari della campagna di Teodosio, della sua risalita della Sava e poi della Drava, n della spedizione navale che forse, inizialmente, mirava ad Aquileia, il che

e la Chronica gallica del 451 (Ed. Mommsen, Chron. Min., I, 648: Maximus, indignum dicens contra ecclesiam statum agi, locum inrumpendi quod cum Valentiniano iunxerat foederis inuenit...) mettono in primo piano motivi religiosi e non militari. Gli uni (ribaditi da Massimo sin dalla met del 386) non escludono gli altri, e non stupisce che Zosimo non abbia parlato dei primi.125 126

Cod. Theod., XI, 30, 48, del 19 maggio. Secondo Sulpicio Alessandro, i generali di Massimo si trovano sul Reno: GREGORIO Questa fuga in nave un evento unico, spiegabile o con il timore di essere raggiunti

di Tours, Hist. Franc., II, 9.127

dagli emissari di Massimo prima di Costantinopoli, o con linsicurezza delle vie causata dai barbari. Zosimo parla di intrighi da parte di Massimo nei confronti dei barbari, al momento della spedizione di Teodosio nel 388 (Hist. nov., IV, 45, 4).128

PACATO, Pan., 30, 2: ... Iulia quoque claustra laxaret....

46

spiegherebbe in parte perch Massimo sia rimasto a Emona, alla confluenza della via delle due valli, senza avanzare oltre. Vorrei invece soffermarmi su due punti, che ci interessano direttamente. Sia Ambrogio129 sia Pacato130 insistono sullirresolutezza di Massimo, dopo le sue due sconfitte: egli va e viene, senza sapere dove; alla fine si chiude ad Aquileia con i suoi Mauri131, ma esce per arrendersi a Teodosio. Probabilmente Massimo, che sapeva, per varie ragioni, di non dover disperare della clemenza di Teodosio, ha risentito, da un lato, della defezione di una parte dellesercito, dopo la battaglia di Poetovio132, nonch dellallontanamento della flotta, che era andata incontro a Valentiniano II133 e laveva probabilmente inseguito fino in Sicilia134. A quel punto era meglio non continuare la guerra, che poteva essere prolungata, ma non pi vinta135. Non pare ci sia stata resistenza nei colli delle Alpi Giulie136, il che permette a Pacato di dire che lesercito copr il tragitto Emona-Aquileia in un giorno pi di 100 km! , spinto dalle ali della Vittoria137. In realt siamo lontani dal conoscere lultimo capitolo d e l l a

129 130 131 132 133 134 135 136

AMBROGIO, Ep. 40, 22: Ego perturbaui hostis tui consilia.... PACATO, Pan., 38, 1 sgg. ZOSIMO, Hist. nov., 4, 46, 4; PACATO, Pan., 45, 5. PACATO, Pan., 35. ZOSIMO, Hist. nov., 4, 46, 1-2. AMBROGIO, Ep. 40, 23. Massimo forse venuto a conoscenza degli insuccessi dei suoi generali sul Reno? Zosimo, che non parla degli scontri in Pannonia, dice che Teodosio sorprese i posti di

guardia degli Appennini (=le Alpi Giulie) e scese inaspettatamente sulle truppe di Massimo (Hist. nov., 4, 46, 3). Stessa presentazione in Orosio (Histor., VII, 35, 3-4), che insiste sul fatto che le Alpi e le vie di accesso ai fiumi (il Po? Il porto di Aquileia?) erano state bloccate (Qui cum [...] omnes incredibiliter Alpium et fluminum aditus communisset [...], sponte eadem quae obstruxerat claustra deseruit), ma non fa nessun cenno alla campagna nella Pannonia.137

PACATO, Pan., XII, 39.

47

vicenda; forse va chiamata in causa anche lostilit della popolazione di Aquileia138 e dItalia139. Tuttavia ecco la seconda osservazione che vorrei fare, importantissima al nostro scopo anche perch Ambrogio concorda con il racconto di Pacato, un contemporaneo, ma non con quello di Orosio e di Zosimo solo una piccola parte dellesercito di Teodosio ha raggiunto Aquileia. Ambrogio fa dire a Teodosio attraverso Dio: ... Sono Io che, quando era molto pericoloso che gli spiriti poco sicuri dei barbari penetrassero i segreti delle Alpi, ti ho dato la vittoria anche al di qua del baluardo delle Alpi!140. Da qui vediamo come la popolazione fosse cosciente, a un tempo, dellimportanza dei colli e della loro difesa, del pericolo che li minacciava nonch, in quel momento, della loro fragilit. La difesa delle Alpi Giulie nel 391-392 LItalia vive per due anni al sicuro 141: data la presenza di Teodosio e del suo esercito, i barbari non o s a n o f a r e138

La citt cede senza alcuna resistenza: ZOSIMO, Hist. nov., 4, 46, 4. Se Andragazio ha

fatto ritorno verso Aquileia, come lascia intuire Ambrogio (Quos ante disperseram [...] ad supplementum tibi uictoriae congregaui, Ep., 40, 23), forse si gettato nel vicino fiume di Aquileia, come afferma Socrate (Hist. eccles., 5, 14). Ma la geografia dellItalia di Socrate alquanto incerta, visto che colloca Aquileia in Gallia, parlando del Fiume Frigido (Ibid., 5, 25).139

Proprio su questa fa affidamento Teodosio, quando invia Valentiniano a Roma via

mare: ZOSIMO, Hist. nov., 4, 45, 6. Lo storico aggiunge che i Romani erano ostili a Massimo. Ambrogio (Ep. 40, 23) rievocher nel 389 lanimosit dei cristiani di Roma, in seguito allordine dato da Massimo di ricostruire una sinagoga. Ne avrebbero tratto un cattivo presagio. Indubbiamente il fatto si colloca tra la met del 387 e la met del 388.140

AMBROGIO, Ep. 40, 22 (PL 16, c. 1109 B-C): Ego, cum periculum summum esset ne

Alpes infida barbarorum penetrarent consilia, intra ipsum Alpium uallum uictoriam tibi contuli ut sine damno uinceres.141

Risalgono forse a questo periodo, come invitano a pensare gli editori successivi, i

frammenti delliscrizione trovata nel 1877 nella Basilica di Aquileia, riguardanti le mura (unica parola completa) della citt: H. PIS, CIL. Supp. Ital., I, Rome, 1884, n. 178: T]heo-

48

incursione da questo lato, e le truppe affidate ad Arbogaste tappano i buchi lasciati aperti dai Franchi nella Gallia nordorientale durante lassenza di Massimo142, che forse hanno influito sulla sua disfatta ad Aquileia143. La situazione cambier alla fine del 391. Teodosio ritornato a Costantinopoli in luglio, dopo aver soggiornato per almeno una decina di giorni ad Aquileia, sulla strada del ritorno. Zosimo racconta che, in occasione del passaggio a Tessalonica, Teodosio deve far fronte alle incursioni barbariche allinterno della Macedonia e della Tessaglia144. Egli potr fare la sua entrata ufficiale a Costantinopoli appena il 10 novembre145. Le operazioni continuano nella Tracia lanno successivo 146; ma le incursioni barbariche si sonod[osii.] ./.arian[us] [v.c. prae] fectus pr[aetorio] muros ac [turres] tii [ . G. Brusin

propone una diversa ricostruzione in Le difese della romana Aquileia e la loro cronologia, Corolla memoriae E. Swoboda dedicata, 1966, p. 92, n. 43. Secondo la fotografia consultata al Museo Nazionale di Aquileia, il nome proprio della seconda riga potrebbe essere HI]LARIANUS, dato che la base della L plausibile. In compenso il TII dellultima riga va sostituito, secondo la fotografia, con TIA o TIM (secondo la lettura di G. Brusin). Il T(urres) della quarta riga non impossibile. Non noto nessun prefetto del pretorio con un nome simile a quello della nostra iscrizione, per il periodo 379-395. Vista la grafia delliscrizione, forse bisogna scendere fino a Teodosio II, se non addirittura fino a Teodorico. Per una datazione compresa tra il 391 e il 394 cfr. S. STUCCHI, art. cit., p. 355.142

AMBROGIO (Ep. 40, 23) parla degli attacchi dei Franchi e dei Sassoni. Cfr. il testo di La data discussa. O. Perler (in Les voyages de saint Augustin, Paris 1969, Exc. II.:

Sulpicio Alessandro riportato da Gregorio di Tours riguardo ai Franchi.143

La date de la mort de lusurpateur Maxime, pp. 197-203) trova in santAgostino buone ragioni per scegliere la data del 28 luglio, al posto di quella del 28 agosto. Aggiunger che le difficolt di approvvigionamento di Teodosio si spiegano meglio con la prima piuttosto che con la seconda. La raccolta del 388 sarebbe stata disponibile. La marcia fu cos veloce che lintendenza fece fatica ad adeguarsi.144

ZOSIMO, Hist. nov., 4, 48. qui che appare Alarico, secondo Claudiano (VI. Cons. SOCRATE, Hist. eccles., 5, 18 f. ZOSIMO, Hist. nov., 4, 50, 2 sgg.

Honorii, 105).145 146

49

estese almeno fino al Medio Danubio, dato che lItalia si sentita minacciata. Tale ricostruzione il risultato delle informazioni, alquanto incomplete, fornite da Ambrogio nellOrazione funebre di Valentiniano II: il giovane principe residente in Gallia avrebbe voluto raggiungere lItalia, perch i barbari minacciavano le Alpi147. Quali? Le Cozie, le Centrali, le Giulie? Sembrerebbe trattarsi delle Alpi Giulie, dato che Ambrogio informa che i barbari rilasciarono i prigionieri, quando seppero che appartenevano al territorio di Valentiniano; dicevano di ignorare che fossero italiani148. Ci implica che ci troviamo alla cerniera tra due partes Imperii e lascia intendere che i barbari avevano forse approfittato dei problemi di Teodosio nella Tracia, o comunque del suo allontanamento. LItalia settentrionale incit Ambrogio a intervenire presso Valentiniano149, che aveva di fronte a s unottima occasione per allontanarsi da Arbogaste e sfuggire alla sua tutela150, imitando lesempio del fratello, che era corso, lo abbiamo visto, da una frontiera allaltra. Vorrei segnalare come latteggiamento di Arbogaste, che rifiuta di lasciare allo scoperto il nord della Gallia151 a favore dellItalia settentrionale, sia opposto a quello adottato da Stilicone nel 401152, quando, prima contro i barbari che attaccano la Raetia,

147 148

AMBROGIO, De obitu Valentiniani, 2 e 22. Ibid., 4: sed cognito quod de Valentiniani essent partibus (captiui) liberi

reuerterunt... Laxauit (barbarus) sponte quos ceperat, excusans quod ignorasset Italos. Ambrogio rievoca poi lAlpium uallum, il che conferma la localizzazione. Cfr. S. STUCCHI, art. cit., pp. 355-356; VARADY, op. cit., pp. 75 sgg.149 150

Ibid., 24. Tale punto taciuto da Ambrogio, ma appare in tutti i racconti della fine di

Valentiniano II. Se, come ho suggerito sopra, gli spostamenti di Valentiniano tra il 384 e il 387 sono legati alla protezione dellItalia settentrionale contro i barbari, questo precedente poteva essere rilevante nel 392.151

Sullattivit di Arbogaste tra il 388 e il 392 cfr. le pagine di Sulpicio Alessandro in CLAUDIANO, Bel. Get., 419-429.

GREGORIO di Tours, Hist. Franc., 2, 9.152

50

poi contro Alarico che scende le Alpi Giulie, sguarnisce lAlsazia e la frontiera del Reno. Il pericolo sul Reno non era inesistente, visto che Arbogaste lancer nuovamente una spedizione contro i Franchi nel 392-393. Gli imperatori passano il tempo correndo da un capo allaltro dellImpero; sarebbe stata nuovamente necessaria una tetrarchia, non pi due o tre imperatori, a un secolo di distanza dalla prima. Comunque sia non sappiamo nulla riguardo alla situazione sullAlto e sul Medio Danubio negli anni 393 e 394. I barbari che arriveranno nei pressi dellItalia orientale sono quelli che Teodosio si porta dietro contro Eugenio e Arbogaste. Almeno conosciamo questi, dato che la documentazione dellepoca incentrata su questo scontro di due eserciti al tempo stesso romani e barbari, nonch di due religioni, poich pagani e cristiani si aspettavano che il fiume Frigido stabilisse la vera religione dellImpero. Furono i barbari e la bora a fornire la risposta, questa volta al di l delle Alpi Giulie153. Il fiume Frigido Devo forse raccontare di nuovo questi due giorni di battaglia, seguiti con unattenzione tale ad Aquileia che non stupisce che uno dei migliori informatori risulti essere Rufino, bench non si trovasse ad Aquileia a quel tempo154? Non credo sia necessario dilungarsi sugli aspetti topografici della battaglia, dopo quanto

153

Sul cambio di strategia si veda il confronto operato nel 398 da Claudiano tra Massimo

ed Eugenio, nel De IV Cons. Honorii, 73 sgg. e in particolare 79-80. Il poeta non illustra i vantaggi di questa strategia (cfr. O. SEECK, op. laud., V, pp. 251-252), limitandosi a sottolineare come le montagne e i claustra siano per Teodosio come la pianura (v. 102103). Esagerazione notevole, in quanto la strategia stava quasi per riuscire.154

RUFINO, Hist. eccles., XI, 33 (PL 21, c. 539 A 540 B). Non da escludere che

Rufino, il quale nel 394 era a Gerusalemme, utilizzi il

51

detto da Petru circa i nuovi scavi di Aidussina/Haidenschaft155. Dir soltanto che non sono assolutamente convinto che si debba cercare di identificare il promontorio su cui, secondo Rufino, Teodosio avrebbe chiamato Dio a testimone della sua buona fede e da dove sarebbe stato visibile ai due eserciti in lotta156. Probabilmente normale che il posto di comando si trovasse in un punto da cui Teodosio potesse dominare il campo di battaglia; ma, oltre al fatto che accorpa in una le due giornate di combattimento e non concorda, sul momento della preghiera di Teodosio, con il racconto di santAmbrogio157, la presentazione di Rufino presenta linconveniente, per chi volesse ritrovare lavvenimento storico, di somigliare un po troppo, come ho osservato in altra sede, a una battaglia dellAntico Testamento158. Alarico Non mi dilungher nemmeno sugli aspetti propriamente religiosi159. Al contrario vorrei spendere qualche parola, giacch anche i contemporanei ne hanno colto le conseguenze,Panegirico di Teodosio scritto da Paolino di Nola, suo (futuro) amico. Cfr. il mio art. Lloge de Thodose dans la Cit de Dieu (V, 26, 1), sa place, son sens, ses sources, in Rech. Augustiniennes, 4, 1966, p. 169; P. COURCELLE, Jugements de Rufin et de saint Augustin sur les empereurs du IVe sicle et la dfaite suprme du Paganisme, in REAnc., 71, 1969, pp. 111, n. 5.155

Cfr. le conclusioni di P. Petru, Claustra Alpium Iuliarum, in AAAd. VII, Aquileia e RUFINO, loc. cit., (c. 539 C-D): Stans in edita rupe unde et conspicere et conspici ab AMBROGIO, De obitu Theodosii, 7 (Ed. O. Faller, CSEL 73, p. 375): Cum locorum

larco orientale, Udine 1976.156

utroque posset exercitu....157

angustiis et inpedimentis calonum agmen exercitus paulo serius in aciem descenderet et inequitare hostis mora belli uideretur, desiluit equo princeps et ante aciem solus progrediens....158

loge, p. 155 e n. 81. P. Courcelle preferisce vedere un ricordo di Tito Livio che Conto di ritornare sulla questione in un articolo intitolato Saint Augustin et la bataille

rievoca Annibale (art. cit., p. 117, n. 3).159

de la Rivire froide, in cui riprender parecchi punti sollevati dallarticolo di P. Courcelle.

52

sulla composizione degli eserciti in lotta, in particolare quello di Teodosio. Sappiamo che erano scesi dalla Gallia molti Franchi, richiamati probabilmente dal compatriota Arbogaste. Ma soprattutto lesercito di Teodosio che deve attirare la nostra attenzione: a fianco degli Iberi di Bacurio, che hanno rivestito un ruolo decisivo nel combattimento, come descritto da Rufino160, figurano gli Unni, di cui non sappiamo molto161, gli Alani, comandati forse da Saulo162, che ritroveremo nellesercito occidentale schierato contro Alarico nel 402, nella battaglia di Pollenzo163, e infine soprattutto i Goti, comandati, a quanto pare, da Gaina164. Questi, di fatto, possedeva una personalit gi consolidata, che gli avvenimenti successivi hanno sicuramente messo in luce e fatto conoscere meglio. Ma non bisogna dimenticare che tra le fila dei Goti prendono posto alcuni personaggi di cui la storia parler presto, uno su tutti il giovane Alarico. La scoperta dellOccidente fu determinante sul suo carattere, in quanto fu accompagnata da una delusione. Zosimo racconta che Stilicone tenne con s in Occidente le forze pi valide e rimand le altre in Oriente165. Sappiamo, grazie a Claudiano, che Alarico

160

RUFINO, loc. cit. (c. 540 A-B). La loro presenza confermata dal computo

dellesercito di Stilicone in Claudiano (In Rufinum, II, 104-114). Cfr. ZOSIMO, Hist. nov., 4, 57, 4. Essi fanno gi parte dellesercito di Teodosio al tempo dellusurpazione di Massimo (TEMISTIO, Or., 18-219 b).161 162 163 164 165

GIOVANNI dAntiochia, Frag. 187 (Ed. K. Mller, FHG IV, p. 609 B-C). Ibidem; ZOSIMO, Hist. nov., 4, 57, 3. OROSIO, Histor., VII, 37, 2. GIOVANNI dAntiochia, Frag. 187; ZOSIMO, Hist. nov., 4, 57, 3. Senza contare il fatto che i Goti sono stati le principali vittime di questo sanguinoso

combattimento, come sottolinea Rufino e come nota con piacere Orosio (Hist., VII, 35, 19). Cfr. il mio loge, p. 154 e n. 77. I Goti si sono sicuramente accorti di essere i pi esposti. Sul loro numero cfr. GIORDANE, Getica 145 (Ed. Mommsen, p. 96): plus quam uiginti milia armatorum.

53

non tarda a minacciare le mura di Costantinopoli dopo il ritorno in Oriente166. forse per sfuggire alle orde di Alarico che il giovane Onorio ha raggiunto Milano, passando per la via Egnatia prima, e costeggiando poi lAdriatico167? Non si sa esattamente: come ho gi seg