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1 ORDINE ASSISTENTI SOCIALI REGIONE LOMBARDIA GRUPPO LIBERA PROFESSIONE DOCUMENTO DI SINTESI DEL LAVORO SVOLTO DA LUGLIO 2014 AD APRILE 2015 (a cura di Renata Ghisalberti, Beatrice Longoni, Ester Paltrinieri) Materiali usati: - Verbale 16/7/14 - Verbale 15/9/14 - Verbale 13/11/14 - Verbale 18/2/15 - Verbale 1/4/15 - Verbale 22/4/15 - Sintesi nodi problematici Materiali da citare: - Vademecum per il lavoro autonomo (2013) - Le società tra professionisti (2013) - Bibliografia su libera professione (2014) - Nota del CNOAS prot. 2064/2014 del 19/05/2014 - Nota del CUP nazionale del 28/02/2014 Premessa: Il gruppo di lavoro è composto da un numero ristretto di assistenti sociali che esercitano la professione come liberi professionisti in alternativa al regime di dipendenza pubblico e privato, quindi “esperti” di tale modalità di lavoro. Obiettivo del gruppo è condividere e definire le future azioni nei confronti delle istituzioni politiche, accademiche e altre significative; non presenti nella prima fase iscritti interessati ma non competenti rispetto all’argomento. In sintesi si riportano le possibili azioni strategiche: azione a livello regionale sulle politiche europee di sviluppo della libera professione come indicato dalle note CNOAS 2014 e nota del CUP nazionale 2014 (allegate) sul recente varo del Piano di azione della Commissione Europea per sostenere l’attività dei liberi professionisti, attraverso confronto e collaborazione con l’Assessorato Istruzione Lavoro e Formazione per

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ORDINE ASSISTENTI SOCIALI REGIONE LOMBARDIA GRUPPO LIBERA PROFESSIONE

DOCUMENTO DI SINTESI

DEL LAVORO SVOLTO DA LUGLIO 2014 AD APRILE 2015 (a cura di Renata Ghisalberti, Beatrice Longoni, Ester Paltrinieri)

Materiali usati:

- Verbale 16/7/14

- Verbale 15/9/14

- Verbale 13/11/14

- Verbale 18/2/15

- Verbale 1/4/15

- Verbale 22/4/15

- Sintesi nodi problematici

Materiali da citare:

- Vademecum per il lavoro autonomo (2013)

- Le società tra professionisti (2013)

- Bibliografia su libera professione (2014)

- Nota del CNOAS prot. 2064/2014 del 19/05/2014

- Nota del CUP nazionale del 28/02/2014

Premessa:

Il gruppo di lavoro è composto da un numero ristretto di assistenti sociali che esercitano la

professione come liberi professionisti in alternativa al regime di dipendenza pubblico e privato,

quindi “esperti” di tale modalità di lavoro.

Obiettivo del gruppo è condividere e definire le future azioni nei confronti delle istituzioni politiche,

accademiche e altre significative; non presenti nella prima fase iscritti interessati ma non

competenti rispetto all’argomento.

In sintesi si riportano le possibili azioni strategiche:

• azione a livello regionale sulle politiche europee di sviluppo della libera professione come

indicato dalle note CNOAS 2014 e nota del CUP nazionale 2014 (allegate) sul recente varo del

Piano di azione della Commissione Europea per sostenere l’attività dei liberi professionisti,

attraverso confronto e collaborazione con l’Assessorato Istruzione Lavoro e Formazione per

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dare voce alla professione e professionisti, nell’ipotesi di bandi regionali FSE con le

caratteristiche delineate nella nota CNOAS;

• integrazione tra i vari Consigli regionali - sia area nord, che sono stabilmente costituiti in un

coordinamento, che altri CROAS - per iniziative analoghe;

• coinvolgimento delle rappresentanze della professione: SUNAS e AIDOSS;

• costruzione e analisi del profilo dell’assistente sociale che esercita in regime di libera

professione (analisi dell’uso delle partite IVA; ambiti di intervento: supervisione, formazione,

progettazione, rapporto con utenza) a partire delle ricerche già realizzate per una conoscenza

quanti-qualitativa della condizione di lavoro (ricerca CROAS Lombardia/IRS; ricerca CROAS

Lombardia su assistenti sociali con meno di 5 anni di lavoro presentata al convegno del 2013);

• approfondimento di altri aspetti di pertinenza: aspetti fiscali, contrattuali, individuazione di nodi

critici anche attraverso il vademecum della libera professione (assenza di tariffario, costi di

gestione); consulenza di esperto commercialista consulente dell’Ordine, dr. Fossi;

• individuazione e analisi di buone prassi organizzative in atto e promozione di nuove forme di

associazione tra professionisti; confronto con altre professioni;

• promozione della comunicazione interna alla professione sui temi della libera professione (sito,

newsletter, social network) per informare gli iscritti; documentazione sull’argomento;

• analisi dei curricula della formazione di base e ipotesi di sviluppo della Formazione Continua sui

temi della libera professione, con interazione con le sedi universitarie e AIDOSS.

ATTIVITÀ REALIZZATE: 1. prima esplorazione del profilo dell’assistente sociale in libera professione

2. analisi di aspetti fiscali, contrattualistici, amministrativi

3. prima esplorazione delle politiche europee del lavoro e accesso a fondi europei

4. individuazione di ulteriori piste di lavoro e approfondimento

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ATTIVITÀ 1 PRIMA ESPLORAZIONE DEL PROFILO DELL’ASSISTENTE SOCIALE IN LIBERA PROFESSIONE

Obiettivo:

- tracciare un profilo dell’assistente sociale in libera professione (puro o mix) in Lombardia

- definire la libera professione dell’assistente sociale (chi è l’assistente sociale libero

professionista, in quale ambito lavora, quali competenze deve possedere)

Dati già a disposizione:

- ricerca CROAS Lombardia / IRS (2013)

- ricerca CROAS Lombardia su assistenti sociali con meno di 5 anni di lavoro (2013)

- data base nazionale per crediti CNOAS (estrapolare dati su AS in libera professione)

Prodotti del gruppo:

- bibliografia sulla libera professione

- prima analisi del questionario utilizzato nella ricerca sulla libera professione promossa dal

CROAS Friuli Venezia Giulia (ricerca in atto, con pochissimi rispondenti)

Questioni aperte:

- libera professione come “sostituzione” di contratti di dipendenza (specie per le giovani

generazioni, strada obbligata per contrattualizzare il rapporto di lavoro) o “vera e propria”

libera professione

Possibili sviluppi:

- ricerca specifica, anche in parallelo con altre regioni (ipotesi di ricerca che coinvolge i 9

CROAS che costituiscono il Coordinamento dell’area Nord), anche di tipo qualitativo

(tramite focus group e interviste, oltre che questionari)

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ATTIVITÀ 2 ANALISI DI ASPETTI FISCALI, CONTRATTUALISTICI, AMMINISTRATIVI

Le questioni affrontate dal gruppo, con la consulenza del dott. Fossi (consulente fiscale del

CROAS), sono:

1) Modalità di svolgimento della libera professione 2) Esenzione IVA 3) Contributi previdenziali

1) Modalità di svolgimento della libera professione Il gruppo ha individuato alcuni interrogativi fondamentali, su cui orientare riflessione e

confronto:

• la professione è esercitata in forma singola o associata?

• il committente è ente pubblico, ente privato o persona singola (utente-cliente)?

• il contratto prevede il raggiungimento di obiettivi o lo svolgimento di mansioni?

• il compenso è definito su quota oraria o è forfettario?

Dando per scontato il possesso della partita IVA, il tema sottotraccia è se si tratti di libera

professione pura o di una forma contrattuale “obbligata” per poter stipulare e mantenere rapporti di

lavoro.

Riguardo all’esercizio in forma singola o associata, per quanto noto la libera professione è

esercitata per lo più individualmente. Molto rari, anche in passato, i casi di studi associati composti

solo da assistenti sociali, mentre in anni recenti sono emerse - specie riguardo all’area minori e

famiglie - alcune esperienze di studi associati multiprofessionali (es. assistente sociale, psicologo,

avvocato).

La finanziaria 2012 (legge 183/2011, art. 10), confermando l’intento del legislatore di

liberalizzare l’esercizio delle professioni mediante la riforma degli ordinamenti professionali, ha

introdotto la società tra professionisti, che rende possibile l’esercizio dell’attività professionale in

forma societaria. L’esercizio collettivo della libera professione - monoprofessionale o

multiprofessionale - può quindi ora avvenire tramite studio associato (società semplice) o tramite

società tra professionisti (società di persone, società di capitali, società cooperative).

Di quest’ultima - oltre ai soci professionisti, iscritti in ordini, albi e collegi - possono fare

parte anche soci non professionisti (soci d’opera, solo per lo svolgimento di prestazioni tecniche, e

soci di capitale, solo per finalità di investimento). Numero di soci e capitale investito devono essere

tali da garantire che i professionisti rappresentino la maggioranza dei 2/3, nelle deliberazioni e

decisioni societarie.

Il consulente fiscale ha messo a disposizione del gruppo uno specifico materiale

informativo, dal titolo “Le società tra professionisti”.

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Riguardo al pagamento dell’IRAP, il consulente fiscale rimarca che sono soggetti

all’imposta gli studi associati, mentre i liberi professionisti singoli sono esentati, a meno che

svolgano un’attività organizzata (es. affitto di uno studio/ufficio, attrezzature di un certo valore

economico, contratti di lavoro con dipendenti e/o collaboratori).

Il tema del contratto con i committenti-clienti è stato parzialmente indagato e approfondito,

specie a causa dello sviluppo della storia del gruppo: il previsto lavoro di confronto e disamina di

contratti-tipo stipulati dai partecipanti al gruppo, con l’obiettivo finale di pervenire a facsimili di

contratti, non si è di fatto avviato, per mancata messa a disposizione di materiali e riflessioni.

In prima battuta è stato chiarito dal consulente fiscale che l’inquadramento dato dal Codice

Civile è il contratto d’opera, per il quale la normativa risulta meno dettagliata che per i contratti a

progetto. Il consulente fiscale ha fornito al gruppo un testo-tipo di incarico professionale,

predisposto da un ente committente e riferito a una collaborazione su base annua (con tacito

rinnovo), fatturabile in rate mensili: tale testo-tipo è stato inserito nel faldone dei materiali sul tema

“libera professione” e, opportunamente adattato alla specificità della professione, potrebbe essere

allegato al “Vademecum per il lavoro autonomo” nella prossima edizione (l’attuale versione del

vademecum, importante punto di riferimento, è aggiornata al gennaio 2013).

Per i professionisti che lavorano in modo preponderante con singole persone (utenti-

clienti), è emersa la problematica dei pagamenti insoluti, che richiama esigenze di protezione del

libero professionista e di procedure di rivalsa nei confronti dei clienti morosi. L’attuale situazione

normativa (abrogazione delle tariffe professionali ai sensi legge 27/2012, abrogazione dell’art. 636

del Codice di Procedura Civile) non rende possibile un coinvolgimento dell’Ordine, né rispetto alla

vidimazione della parcella del professionista, né rispetto all’ingiunzione di pagamento per il

recupero del credito: ciò vale per tutti gli ordini professionali.

Riguardo alle tariffe, pur in assenza del tariffario, abrogato per tutti gli ordini professionali, si

ricorda che il DM Giustizia 106/2013 - relativo alle liquidazioni da parte dell’autorità giudiziaria degli

onorari dovuti alle professioni vigilate - può rappresentare un punto di riferimento.

2) Esenzione IVA

La figura dell’assistente sociale non rientra fra quelle esplicitamente previste dalla

normativa per l’esenzione IVA (art. 10 DPR 633/1972): ciò penalizza la libera professione,

riducendo in misura marcata i compensi riconosciuti a fronte delle prestazioni, specie quelli

predefiniti dall’ente committente e non passibili di contrattazione.

Alla regola generale fa eccezione l’attività di formazione/docenza svolta per conto di enti

pubblici, esente IVA ai sensi art. 10 DPR 633/1972 e successive modifiche e art. 14 comma 10

legge 537/1993: in questo caso l’attenzione del legislatore è posta non sul professionista erogatore

delle prestazioni, ma sulla natura delle prestazioni oggetto dello scambio economico e, soprattutto,

sulla natura dell’ente-cliente che ne usufruisce.

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Il gruppo di lavoro, insieme al dott. Fossi, ha analizzato il testo del DPR 633/1972, al fine di

individuare possibili spazi di impegno per l’Ordine regionale e nazionale in favore della

professione: gli ambiti di esenzione sono precisamente individuati nell’art. 10 del DPR 633/1972.

L’art. 10 al punto 18 fa riferimento alle prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione

rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza. L’elenco delle

professioni sanitarie considerate nel testo originario è stato aggiornato con DM 17/5/2002

(“Individuazione delle prestazioni sanitarie esenti dall’applicazione dell’IVA”): sono esenti IVA i

medici, gli odontoiatri, i biologi, gli psicologi e tutti gli operatori delle professioni sanitarie

(infermiere, ostetrica, podologo, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, educatore

professionale, dietista, ecc.). In questo punto del DPR 633/1972, l’elemento di esclusione

dell’assistente sociale è dato dalla natura sociale della professione.

L’art. 10 al punto 19 fa riferimento alle prestazioni di ricovero e cura rese da enti ospedalieri

o da cliniche e case di cura convenzionate, nonché da società di mutuo soccorso con personalità

giuridica e da onlus. Si tratta quindi di prestazioni sanitarie rese da enti e non da singoli

professionisti.

L’art. 10 al punto 20 fa riferimento alle prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e

a quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e

riconversione professionale. Qui l’elemento di esclusione è dato dal fatto che l’esenzione è

prevista solo se le prestazioni sono rese da enti (istituti o scuole riconosciuti da pubbliche

amministrazioni, onlus) oppure se le prestazioni consistono in lezioni relative a materie scolastiche

e universitarie impartite da insegnanti a titolo personale.

L’art. 10 al punto 21 cita le prestazioni di brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per

anziani e simili. Si tratta quindi di prestazioni assistenziali rese da enti e non da singoli

professionisti.

L’art. 10 al punto 27 ter considera esenti da IVA le prestazioni socio-sanitarie, di assistenza

domiciliare o ambulatoriale, in comunità e simili, a favore di anziani, inabili adulti, handicappati

psicofisici, tossicodipendenti, malati di AIDS, minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento

e devianza, persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, persone detenute, donne

vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo. Qui l’elemento di esclusione è dato dal fatto che

l’esenzione è prevista solo se le prestazioni sono rese da organismi di diritto pubblico, istituzioni

sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, enti con finalità di assistenza sociale,

onlus.

In conclusione, pur individuando nelle esenzioni previste elementi di contiguità con la

professione dell’assistente sociale (sistema dei servizi socio-sanitari e socio-educativi, professioni

di aiuto, prestazioni rese a persone e famiglie in difficoltà), la normativa vigente in materia di IVA

non presenta spazi e piste percorribili. L’esigua consistenza numerica della professione in rapporto

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ad altre e, ancor più, l’esigua consistenza numerica degli assistenti sociali in libera professione

risultano elementi oggettivi poco facilitanti un’azione di tutela.

In ogni caso il CNOAS, nell’ambito della proposta di legge di aggiornamento del profilo

dell’assistente sociale (DDL 660/2013), è impegnato anche riguardo alla libera professione: è

oggetto di attenzione la proposta di revisione delle disposizioni IVA attualmente in vigore,

quantomeno in termini di IVA agevolata (cioè di incidenza inferiore all’IVA ordinaria, pari

attualmente al 22%).

3) Contributi previdenziali Anche riguardo a questo tema la figura dell’assistente sociale risulta in una posizione di

svantaggio: in assenza di una cassa previdenziale propria, l’assistente sociale libero professionista

si deve riferire alla Gestione Separata INPS (fondo pensionistico istituito con legge 335/1995 e

finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati, che includono i liberi

professionisti per i quali non è prevista una specifica cassa previdenziale).

Creare una cassa previdenziale autonoma propria non è, ovviamente, legalmente possibile.

Il contributo previdenziale obbligatorio per chi è iscritto alla Gestione Separata INPS, in

precedenza pari al 27,72%, è stato elevato per il 2015 al 30%. Altre figure professionali dei servizi

alla persona dispongono di una cassa previdenziale autonoma, con un contributo obbligatorio che

incide molto meno (es. 10% per gli psicologi, 14% per gli infermieri).

L’argomento è comunque oggetto di attenzione specifica da parte del CNOAS.

Normativa di riferimento:

- DPR 633/1972 disciplina dell’IVA (imposta sul valore aggiunto)

- legge 183/2011, art. 10 legge di stabilità 2012, riforma degli ordini professionali e

introduzione della società fra professionisti

- legge 27/2012, art. 9 c. 1 disposizioni urgenti per concorrenza, sviluppo infrastrutture e

competitività, abrogazione delle tariffe professionali

- DM Giustizia 16/2013 liquidazione da autorità giudiziaria di onorari per professioni

vigilate dal Ministero della Giustizia

- DDL 660/2013 disegno di legge sulla professione di assistente sociale

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ATTIVITÀ 3 PRIMA ESPLORAZIONE DELLE POLITICHE EUROPEE DEL LAVORO PER PROMOZIONE E ACCESSO A FONDI EUROPEI

• azione a livello regionale sulle politiche europee di sviluppo della libera professione come

indicato dalle note CNOAS sul recente varo del Piano di azione della Commissione Europea

per sostenere l’attività dei liberi professionisti, attraverso confronto e collaborazione con

l’Assessorato Istruzione Lavoro e Formazione per dare voce alla professione e professionisti,

nell’ipotesi di bandi regionali FSE con le caratteristiche delineate nella nota CNOAS;

Il Consiglio Nazionale con una nota del 2013 ha informato che le politiche europee di sviluppo

della libera professione sono presenti nel Piano di azione per sostenere l’attività dei liberi

professionisti della Commissione europea (allegato).

Oltre al livello nazionale che vi sarà una ricaduta a livello regionale, con la necessità di agire nei

confronti dell’assessorato “Istruzione, Lavoro e Formazione” di Regione Lombardia che ha ruolo

istituzionale in materia. A tal fine il CROAS ha proceduto con una richiesta di incontro

all’assessore Aprea per dare voce alle esigenze della professione e dei nostri professionisti

nell’ipotesi di bandi regionali FSE con le caratteristiche delineate nella nota CNOAS (lettera inviata

in data 07/07/2014).

I bandi FSE per le libere professioni: Ghisalberti ribadisce che le scelte regionali differiscono molto

da regione a regione e che non è ancora chiaro cosa Regione Lombardia intenda fare. Il canale di

approfondimento indicato è quello della Consulta regionale appena istituita con prevedibili tempi

lunghi.

L’ipotesi che singoli professionisti o studi associati intercettino possibilità di finanziamento dai fondi

europei può essere esplorata avvalendoci di una guida esperta, che sia in grado di porre una

particolare attenzione alla libera professione e di orientarci. Preliminare è sondare la percorribilità

di questa pista di sviluppo per il futuro.

Il tema necessita di un costante monitoraggio e attenzione nei confronti della Regione.

AZIONI PER L’INDIVIDUAZIONI DEGLI INTERLOCUTORI ISTITUZIONALI REGIONALI 1) Consulta Regionale degli Ordini, Collegi e Associazioni professionali.

L’ assessorato “Istruzione, Lavoro e Formazione” ha ri-costituito la Consulta regionale degli Ordini, Collegi e Associazioni professionali (DPGR 9979 del 28/10/2014).

In data 29/01/2015 l’Assessorato Istruzione Formazione e Lavoro ha convocato per una riunione di

insediamento gli aderenti alla Consulta regionale degli Ordini, Collegi e Associazioni professionali

in attuazione della LR 7/2004 (DPGR 9979 del 28/10/2014), già prevista nelle passate legislature

(dal 2006) e ora rinnovata con l’adesione del CROAS Lombardia (presente nel 2006).

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La Consulta è costituita da 48 ordini, 34 collegi, 40 associazioni (si ricorda che la maggior parte

delle professioni ordinistiche ha dimensione provinciale), così come è stato riferito dalla dirigente

referente dell’assessorato, dr.ssa Ada Fiore in apertura della riunione, nella quale sono stati

nominati i rappresentanti dell’Ufficio di presidenza della Consulta in numero di 5 (di cui 1 è

l’assessore). L’assessore Aprea, che ha presenziato all’avvio dell’incontro, ha ricordato che i temi

prioritari dell’agenda regionale sono: 1) aggiornamento, 2) contrasto alla disoccupazione giovanile.

In particolare “Garanzia Giovani” è stata estesa da Regione Lombardia a una fascia di età più

ampia (15-29 anni).

La riunione ha visto l’espressione di disponibilità di candidatura per la rappresentanza di 1

componente per Ordini e Collegi e 1 componente per Associazioni.

La candidatura per Ordini e Collegi di Guido Panni è stata votata anche da Ghisalberti, presente

per il CROAS Lombardia, in quanto Panni (consigliere del Collegio dei Periti industriali e PI laureati

della province di Milano e Lodi) è conosciuto per il suo impegno negli ultimi anni nel mantenere

contatti costruttivi tra Ordini professionali, dimostrando una disponibilità concreta, oltre a quanto

dichiarato come intenti nell’occasione (necessità di trovare punti comuni di interesse nella diversità

delle esigenze delle varie professioni). Si fa anche presente che in Lombardia non si è mai riusciti

a costituire un CUP strutturato, come è invece presente a livello nazionale. Sono stati eletti anche

gli altri componenti istituzionali (Specchio per il Consiglio di RL); la segreteria della consulta fa

capo all’Ufficio della dr.ssa Ada Fiore. La Consulta verrà convocata e deciderà l’agenda lavori

quanto prima in relazione ai compiti descritti nel testo del DPGR 9979/2014.

Il dottor Panni è componente dell’Ufficio di Presidenza della Consulta Regionale degli Ordini, Col-

legi e Associazioni Professionali – costituita da 48 ordini, 34 collegi e 40 associazioni – in qualità di

referente di ordini e collegi. Consigliere del Collegio Periti Industriali di Milano e Lodi, noto per il

suo impegno nell’individuare punti comuni e trasversali alle diverse professioni e nel costruire

contatti costruttivi fra ordini e collegi, ha già avuto contatti positivi con il CROAS Lombardia e

rappresenta il tramite (obbligato) verso Regione Lombardia. Da diversi anni si occupa anche di

fondi europei (FSE); potrà fornire al CROAS Lombardia un punto di vista regionale complessivo,

eventualmente sottolineando le strategie specifiche di Regione Lombardia, che possono

ovviamente essere differenti da quelle di altre regioni.

Informazioni da dr. Panni: La Consulta in capo all’Assessorato Lavoro e Formazione

professionale che dovrebbe trattare la materia in relazione allo specifico (competenze

professionali, start up, formazione) non ha ancora affrontato il tema, ma più in generale vede una

scarsa ideazione e concretizzazione complessiva.

Alcune professioni tecniche come la sua sono state coinvolte in altro assessorato “Territorio,

Ambiente, ecc.” e a partire da temi di tutela dell’ambiente sta ponendo la questione dei FSE per

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affrontare le criticità dell’ambiente, denominato dimensione Europa; tra le aree di intervento vi è

quella denominata “spazio Alpino” (funzionario Adriana May). Ci invierà i verbali degli incontri per

capire cosa stanno definendo. Panni sottolinea la necessità di creare un riferimento tecnico unico

per la consulenza sulla predisposizione dei progetti europei; alcuni pensieri condivisi per trovare

criteri per affidarsi a una società comune (Ordine consulenti del lavoro - Di Nunzio; Ordine dei

commercialisti - Solidoro).

Alcuni ordini pensano a un evento da attuarsi durante Expo, come “rete tra professionisti” con la

prospettiva di un Portale multilingue.

ATTIVITA’ DI CONFRONTO CON ALTRI CROAS Coordinamento CROAS area Nord Alcuni CROAS stanno avviando attività di monitoraggio e promozione della libera professione,

anche in relazione all’attenzione postavi dal “Patto per la professione”.

Informazioni da dr.ssa Chiara Barbieri, consigliera CROAS LIGURIA. Il gruppo ligure sulla libera professione sta cominciando a porsi alcuni obiettivi, ad esempio come

comunicare ai clienti per informarli sulle prestazioni professionali, a costruire gli strumenti per le

start up. La situazione ligure è di scarsa presenza; non ci sono ad esempio assistenti sociali

formatori.

Per quanto attiene lo sviluppo dei fondi europei si fa riferimento a una cornice istituzionale

regionale che rende disomogenea la modalità di applicazione (Liguria, ora in fase di rinnovo

elettorale pur avendo come referente un assessore assistente sociale…). I documenti che

governano a livello regionale il contesto sono due ed è importante conoscerli per fare ipotesi di

lavoro: uno strategico/ strumentale regionale per lo sviluppo regionale quindi per programmare e

risolvere i problemi identificati; uno per FSE che riprende i criteri europei (in questa fase:

formazione, occupazione, inclusione sociale).

NB: fare attenzione ai Bandi e alle relative scadenze. Confermata la logica del partenariato, la

novità è che i liberi professionisti ora possono presentare progetti e ricevere finanziamenti.

Ghisalberti ha proposto a Barbieri un incontro con il gruppo libera professione a cui la collega ha

dato disponibilità.

MATERIALE DI RIFERIMENTO 1. Comunicazione CNOAS del …

2. Programmi Operativi Regione Lombardia nell’ambito dell’obiettivo “Investimenti in favore

della crescita e dell’occupazione” – FESR 2014-2020 (versione 1.2 e versione 1.3)

3. DPGR 9979 del 28/10/2014

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ATTIVITÀ 4 INDIVIDUAZIONE DI ULTERIORI PISTE DI LAVORO E APPROFONDIMENTO

Le oggettive condizioni di difficoltà allo svolgimento della libera professione suggeriscono di

individuare alcuni spazi di azione per il CROAS, specie nei confronti dei giovani assistenti sociali e

delle situazioni di start up, quali ad esempio:

• prevedere convenzioni dell’Ordine con commercialisti o simili (es. Centro Servizi per il

Volontariato), per consulenze fiscali e amministrative a tariffe agevolate, almeno per i primi

anni di attività in libera professione;

• prevedere acquisizioni da parte dell’Ordine di uffici in coworking, per spazi lavorativi

attrezzati in cui sperimentare attività autonome (è evidente la necessità di stanze separate

dagli spazi comuni, per esigenze di privacy degli enti committenti e degli utenti-clienti).

c) pensare a “prassi operative” dei liberi professionisti – studi multi professionali, liberi professionisti singoli, studi monoprofessionali Si discute sull’utilità di pensare a studi pluriprofessionali che mettano insieme diversi professionisti

in grado di offrire pacchetti di servizi a 360°. D’Amelio racconta la sua esperienza in uno studio

multiprofessionale e di quanto sia importante stare attenti che l’assistente sociale non diventi solo

il filtro per l’accesso dei clienti agli altri professionisti come psicologi, ecc. È importante spiegare e

sapere cosa può fare un assistente sociale privato o consulente sociale, tracciare possibili

convenzioni con spazi utilizzabili per liberi professionisti. Orlando chiede come mai non ce ne sono

molti, Giudice dice che è a conoscenza di uno a Brescia ma in cui non è presente l’assistente

sociale. Ci si chiede quanti siano operativi e le ragioni per cui assistenti sociali non sono presenti

in quelli attivi.

Si cerca anche di capire come ognuno si denomina. D’Amelio dice che non si presenta come

assistente sociale perché crea resistenze. Giudice dice che si presenta come assistente sociale

privato. Tale argomento potrà essere affrontato in seguito.

d) implicazioni della LP sulla formazione di base, anche tenuto conto dei Fondi Sociali e sviluppo di iniziative di formazione continua Data l’importanza, tale argomento potrà essere affrontato in seguito.

e) sviluppo della rete professionale (proposte di comunicazione) Giudice riferisce che si è creato un gruppo di condivisione tra componenti dei vari gruppi regionali

tramite un tread su facebook e una cartella dropbox in cui condividere i documenti relativi sia al

lavoro dei gruppi sia documenti vari che si possono raccogliere sul tema, con lo scopo di evitare

Page 12: ORDINE ASSISTENTI SOCIALI REGIONE LOMBARDIA …w3.ordineaslombardia.it/sites/default/files/Bozza documento finale... · DEL LAVORO SVOLTO DA LUGLIO 2014 AD APRILE 2015 (a cura di

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sovrapposizioni tra i vari gruppi rispetto alle tematiche trattate e cercare un’integrazione in modo

da rendere fluida la comunicazione. Alcuni membri del gruppo fanno presente che sarebbe

auspicabile una connessione istituzionale portata avanti dall’Ordine regionale, per creare rapporti

formali con i CROAS di altre regioni per capire su cosa stanno lavorando. Per tale azione si

incaricano: Ghisalberti, Caseri, Paltrinieri.

2. In merito alla promozione della professione svolta in questa forma: Libera professione significa

farsi conoscere, far circolare il proprio nome, posizionarsi sul mercato e non improvvisare. Questo

implica, soprattutto per chi non ha un nome già affermato, una capacità di muoversi e di farsi

conoscere in un mercato molto mutevole e complesso.

PROPOSTE:

- corsi di formazione finanziati dall'Ordine;

- seminari specifici su tematiche emergenti di comunicazione e marketing

- convenzioni con grafici;

- convenzioni con esperti di marketing sociale e comunicazione;

- creazione di un blog o di un prodotto che permetta una comunicazione fluida tra i membri

per condividere novità documentazione, informazioni, ecc.

- connessione tra liberi professionisti assistenti sociali; aumentare lo scambio tra i

professionisti che sono realmente liberi professionisti; promuovere Associazione di liberi

professionisti…

f) pensare a protocolli con Magistratura e Ordine Avvocati in relazione al ruolo di perito di parte? Ghisalberti ritiene che per tale argomento possa essere individuato un contesto di riflessione

specifico.