strada di cani

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Racconti + fotografie

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  • E andrea.marchetti@gmail.com T +39 333 6105387 T +86 150 2102 1969 Strada di cani depositato in S.I.A.E.

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    le storie 00 introduzione 05 01 il fossato 07 02 a mare 17 03 ricordi di ricordi 25 04 la revolucin, desde el cielo 33 05 lucciole, lanterne 39 06 in vino veritas 47 07 lultima lettera di dc 51 08 per francesco, in rima 55 09 sulla curva di san martino 63 10 jazz caf 69 11 189 passi per diventare nessuno 77 12 lady bastard 83 i cani 17 foto 01 15 27 foto 02 23 35 foto 03 31 41 foto 04 37 47 foto 05 45 53 foto 06 49 59 foto 07 53 69 foto 08 61 77 foto 09 67 85 foto 10 75 91 foto 11 81 97 foto 12 87

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    I cani siamo noi. Ed ora che cominciamo a ululare. Jos Saramago Non c cena o pranzo o soddisfazione del mondo che valga una camminata senza fine per la strade povere, dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani Pierpaolo Pasolini If dogs run free, why not me Across the swamp of time? Bob Dylan + cani, - tv Scritta murale in Via Garofani, Pisa

    ...for I am a rain dog too Tom Waits

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    Vorrei raccontare ogni cielo che ho visto, ogni nuvola passare, i colori, le carezze, le lacrime, tutto. Il perch di preciso non lo so. Forse perch credo che dio abbia davvero la barba bianca e ci aspetti di l per chiederci di raccontargli tutto quello che abbiamo visto e allora mi preparo, che di scene mute ne ho gi fatte abbastanza a scuola.

    Raccontare come quando la televisione non cera ancora

    e non aver niente da raccontare voleva dire non aver vissuto. Magari cose da poco, come gli angeli di Wenders, per invece che in cima ai tetti di Berlino stando seduti davanti al caminetto, castagne e vino rosso, Dylan e Tom Waits che cantano in coro Forever Young e Dean Moriarty che li guarda, ride, esclama They know time! e poi se ne va a continuare il suo viaggio infinito. E noi con lui, che anche noi siamo gente di strada. Nemmeno tanto per scelta: che prima di noi cerano case in cui stare, dopo ne rester solo una virtuale e fatta di niente, e a noi capitati nel mezzo tocca star fermi agli incroci. A volte a un passo dalla meta, un attimo dopo perduti di nuovo per colpa di piogge improvvise che cancellano via le poche pisciate allegre con cui credevamo di aver marcato per sempre i quattro angoli stretti della nostra vita.

    Quanto al tempo, do we really know time? Uno ci si pu

    buttar dentro a capofitto ma arrivare a conoscerlo davvero, chiss. Per a ventanni cantavamo time is on my side e perlomeno adesso abbiamo capito che il tempo non sta dalla parte di nessuno, che si limita solo a passare correndo verso il grande buio o forse la grande luce - chiss, mi piacerebbe saperlo, mi piacerebbe sapere tante cose che non so. Allora che almeno sia bello guardarlo passare (sempre ammesso che esista davvero, il tempo), tanto bello da aver voglia di raccontarlo e far sorridere dio. Quanto al resto, come dicono in Spagna: a vivir, que son dos das. Barcelona, da de San Jordi 2008

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    ...la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, dun tratto, esplode.

    Alessandro Baricco, Oceano Mare

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    Il fossato

    Salgo sulla collina solo quando ne ho bisogno. Non lo decido nemmeno io, mi portano le gambe, sanno che qua sono solo e c silenzio, due cose che mi fanno bene. Arrivato sulla cima mi siedo sempre nella stessa posizione, con le spalle al villaggio mi tengo davanti il fossato e poco pi in l il filo dellorizzonte che lo divide dal cielo. Mi porto dietro una testa piena di complicazioni e lorizzonte mi aiuta a svuotarla, forse perch una linea appena percettibile, una cosa semplice. Infatti guardo lorizzonte e dopo poco un liquido nero inizia a colarmi dalle orecchie, dalle orecchie mi scende sul collo, sinfila tra la schiena e la camicia, la camicia si bagna e mi si appiccica alla pelle, mi sento sporco, sento sporco anche il mondo che pure in altri momenti mi sembra una cosa splendente. Quando il liquido nero termina di traboccare resto l senza muovermi, penso a niente e aspetto che il vento mi asciughi; e quando il vento ha finito mi alzo e torno a casa. Vengo per svuotarmi e perdere materia molle, per questo sono qui, il mio desiderio pi forte. A quindici anni volevo diventare come la pietra di un ruscello, duro, levigato, invulnerabile, senza grasso e con pochi nervi, capace appena di sentire la carezza dellacqua. Non ci sono riuscito e pago pegno.

    Allimprovviso scivolando sul silenzio mi arriva allorecchio una voce che conosco. Non so da dove viene, so che penso: meno lontano di quello che credevo. la voce di mio nonno, il nonno contadino con degli occhi azzurri da sognatore appoggiati su una testa che considerava i sogni un lusso inutile, la pelle ispida e una voce sabbiosa e piena di fumo che per adesso mi arriva addolcita dal tono mieloso che usano i vecchi quando parlano ai bambini. La voce mi dice di guardare il villaggio. Dice: guarda, Dio ci tiene sul palmo della mano e ci protegge, le montagne intorno a noi sono le sue dita, le dita di Dio, le vedi pipi? Continua: guarda gi, si vede la linea della vita della mano di Dio, era la linea del fiume ma un giorno Dio la trasform in un cerchio, il simbolo delleterno, e quel

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    giorno nacque il fossato. Guarda il fossato, guarda come brilla, guarda com bello pipi.

    Mi ricordo che ogni anno a settembre avevamo un rito da

    compiere, mio nonno ed io. Iniziavamo a prepararlo con giorni danticipo, tenevamo tutto pronto aspettando il momento adatto, non so nemmeno come facessimo a sapere che il momento era arrivato, so che la sera prima mio nonno mi diceva di prepararmi e la mattina seguente veniva a prendermi che fuori era ancora buio e andavamo sulla collina di fronte a quella del villaggio per essere i primi a vedere il tramonto dellestate. Questa valle piena di un ciclamino rosso che si trova dappertutto, nei prati, nei campi, nei boschi, perfino nei giardini di casa, migliaia e migliaia di piante di ciclamino, quando a settembre arriva il tempo della fioritura dal giorno alla notte le colline cambiano colore tingendosi di porpora e quando c vento a guardarle da lontano sembrano leggere come nuvole. Due settimane dopo le piante sfioriscono ed autunno: il tramonto dellestate dura poco, come un tramonto vero, ma struggente come sanno essere a volte le cose brevi. Arrivavamo allalba, aprivamo lo zaino con le provviste per la colazione e aspettavamo che il sole ci mostrasse il miracolo; dalla collina vedevamo la valle e il villaggio e il fossato, mio nonno diceva sempre che era il posto pi bello che avesse mai visto. Io sapevo che in vita sua non ne aveva mai visto nessun altro ma non ne ridevo, mi sembrava di capire che cosa voleva dire.

    Il fossato in realt non lo aveva costruito Dio ma mio

    nonno e quelli come lui, che avevano barattato gli attrezzi da contadino per una tuta azzurra da operai portata con orgoglio, forse perch sapevano quanto gli era costato il cambio. Nati nellunica valle tra le montagne che separano il nord dal sud: al centro della valle due colline, sulla collina pi alta il villaggio, e nel cerchio tra le montagne e le colline un fiume che disegnava volte incerte, animale sperso in cerca di un mare inavvertibile e lontano.

    Il villaggio era punto dincontro di mercanti, i mercanti vi

    stabilirono uffici, con gli uffici arrivarono i soldi anche se ad arricchirsi davvero furono in pochi, gli altri si godevano le

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    briciole e per consolarsi dicevano di star meglio di prima. Per mio nonno il miglioramento fu questo: da giovane per far colazione doveva uscire nei campi col sale in tasca, cogliere un pomodoro, insaporirlo e prenderlo a morsi, invece adesso poteva permettersi di restare in casa, tostare il pane avanzato dal giorno prima e tuffarlo unto di burro nella tazza del caffelatte. Gli dissero che quello era il progresso e di goderselo.

    Ma con larrivo dei soldi iniziarono i furti. Sincolpavano

    quelli dei villaggi vicini, gelosi del progresso, si diceva che venissero a rubare di notte strisciando come fanno i serpenti. La maggioranza degli abitanti non disponeva di grandi propriet ma quelli che si erano arricchiti gridarono che lintero villaggio era in pericolo, e siccome pi veloce la paura del pensiero fu approvato un piano per proteggerlo. In realt quelli che stavano ai posti di comando il piano lo avevano in mente da tempo ma per farla sembrare una decisione scientifica lo fecero firmare da due ingegneri idraulici e un mezzo battaglione di periti ed esperti. Visto che il fiume sembrava non decidersi a uscire dalla valle lo avrebbero aiutato a rimanerci, trasformandolo con un sistema di chiuse in un lago dal fondo tanto irregolare che solo i suoi progettisti ne avrebbero conosciute le rotte navigabili; il lago avrebbe circondato la collina facendone isola e la tranquillit sarebbe tornata nel villaggio. A tutti i contadini che per far posto al lago avrebbero perso il proprio campo fu promesso un impiego in cantiere, il pane da millenni tappa le bocche e tutti i dubbi furono messi a tacere. Per finire i lavori ci vollero anni e a pagare fu tutto il villaggio anche se chi gestiva i lavori riprendeva con una mano moltiplicato per cento quello che aveva dato con laltra. Il fossato come il lago venne battezzato dal popolo nel villaggio lo aveva fatto mio nonno, non Dio, e per questo gli sembrava tanto bello: perch dentro ci vedeva la sua vita.

    Io sono diventato un ingegnere idraulico ma mio nonno non lha mai saputo. Un giorno il suo cervello decise di dare una bella rimescolata alle carte e dal mazzo tir fuori un mondo tutto suo, a volte simile al mondo reale

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