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Giovanni PascoliMiei pensieri di varia umanit

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QUESTO E-BOOK:

TITOLO: Miei pensieri di varia umanitAUTORE: Pascoli, GiovanniTRADUTTORE:CURATORE:NOTE: Il testo presente in formato immagine sul sito The Internet Archive (http://www.archive.org/). Realizzato in collaborazione con il Project Gutenberg (http://www.gutenberg.org/) tramite Dis-tributed Proofreader Italia (http://dp-test.dm.uni-pi.it/)

CODICE ISBN E-BOOK: non disponibile

DIRITTI D'AUTORE: no

LICENZA: questo testo distribuito con la licenza specificata al seguente indirizzo Internet: http://www.liberliber.it/libri/licenze/

TRATTO DA: Sotto il velame : Saggio di un'interpre-tazione generale del poema sacro - Bologna : N. Za-nichelli, 1912 (A. Cacciari) - 16. p. XV, 514

CODICE ISBN FONTE: non disponibile

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1a EDIZIONE ELETTRONICA DEL: 28 novembre 2013

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DIGITALIZZAZIONE:Distributed Proofreader Italia (http://dp-test.dm.unipi.it/)

REVISIONE:Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it

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GIOVANNI PASCOLI

Miei Pensieridi varia Umanit

MESSINA

Vincenzo Muglia - Editore

1903

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PROPRIET LETTERARIAa senso del testo unico delle Leggi 25 Giugno 1865,

10 Agosto 1875, 18 Maggio 1882,approvato con R. Decreto e Regol. 19 Settembre 1882.

Catania - Stab. tip. a vap. Cav. S. Di Mattei & C.

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a Vincenzo Muglia

editore

che s'arma e non parla

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Caro Vincenzo,

Voi sapete che io amo la Sicilia; e non solo nel suo cielo e nel suo mare, ma nella sua terra; e non solo nelle sue memorie, ma nel suo presente; e non solo nei suoi ruderi, ma nel suo popolo.

O popolo taciturno e severo! S'arma e non parla, anch'esso, tutto, come voi, uno.

Chi osservi quanti artefici del bello e scopritori del vero, col libro, col quadro, con la statua, dalla cattedra, dalla tribuna, dall'officina, onorino fin d'oggi la Sicilia, pu indovinare qual fermento agiti l'isola del fuoco. Virum seges. Spunta una gran messe d'uomini, la quale non fa pi rumore dell'erba che cresce. Ch questa una fantasia di tanti che discorrono del mezzogior-no: darsi a credere che voi altri gesticoliate, chiacchieriate, can-tiate continuamente come folli. Oh! s! I gesti? Il cenno di Giove cuncta supercilio moventis. La chiacchiera? Il monosillabo del Lacone. I canti? Li ho uditi, nell'alta notte, i vostri canti: flebili melopee che riconducono al cuore il sogno di ci che di l del-la morte; della morte piccola e della morte grande: oltre i mil-lenni della storia e oltre il passato della nostra vita: tra le colon-ne abbattute di Selinunte e dentro le nostre domestiche tombe. Qual dolcezza amara in quel canto che voi ripetete cos bene:

Lu suli sinni va: dumani torna:si minni vaiu ju, non tornu chi!

Voi altri siete un popolo che tace. - Oh! oh! - dir alcuno - tu consenti nel rimprovero che si fa appunto ai siciliani: di tacer troppo, di amare, essi cos prediletti dal sole, l'ombra e la tene-bra - Ahim! La mafia... Dobbiamo parlarne? Due parole.

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Tristo il silenzio intorno al delitto! Un uomo calato nel se-polcro prima del tempo. Una famiglia piange senza mai fine. Ch non le possibile la rassegnazione. Essa non potr alzar gli oc-chi al cielo, donde viene la rugiada e l'oblio: li gira attorno a s, gli occhi, per cercare nella terra chi ha presa, a danno infinito di lei, la parte dell'antico uccisore. Tristo allora il silenzio degli altri, se indifferenza! Orribile, se compiacimento! Abbietto, se vilt! Ma se l'assenso dei molti, dato con dolore, al pensiero di quelli infelici, cui nulla ormai pu consolare nemmeno la giu-stizia?...

Io ho dovuto fare spesso nella mia vita (al fine, confesso, di non odiare i miei simili) le riflessioni che pongo qui a capo di questo libretto, e ci sono anche in fondo. Mi par bene che si tro-vino al principio e alla fine, a mostrare che per me la questione umana precipuamente morale. Ecco dunque. Dove sono, non dico in Italia ma nel mondo, quelli che illuminano volentieri la giustizia? e dove , nel mondo civile o barbaro, la giustizia che sembri alle coscienze buono illuminare? Se in qualche popolo trovate un vero furore di giustizia; tanto che si fucili, impicchi, bruci senza esitazione e formalit; guardate a fondo: troverete che quello un furore s, ma non di giustizia; un furore di conser-vare e di preservare: interesse, paura, egoismo. In quei paesi, an-cor nuovi, in cui la parola vela gi, ma pochino pochino, la cosa, un buon cittadino non disdegna, qualche volta di farsi car-nefice; sebbene... si mette la maschera! Ma da noi chi vorrebbe farsi esecutore della giustizia? Ma da noi chi, in fondo in fondo, prova sentimenti, poniamo, di gratitudine per i carcerieri, che sono ministri, sebbene non tanto vistosi, della giustizia? E via e via. In verit la giustizia intralcia la nostra coscienza che rifugge dal fare il male, e, quanto al punirlo gi fatto, oh! vedete! appro-va che si perdoni. E dunque?

Dunque la coscienza d'un popolo, se retta o torta, s'ha a giu-dicare non dall'aiuto che il popolo presta, o no, alla giustizia che

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viene, a pie' zoppo, dopo il male fatto; ma dall'osservanza, o no, che abbia per la giustizia che precede il male da fare e impedisce che si faccia. Questa la giustizia che deve bandir quell'altra, la quale par che si chiami cos, giustizia, dallo aggiustare, ch'ella tenta, le cose dopo. No, non si possono aggiustare l'anima e la vita umana, una volta rotte: bisogna non romperle prima. E biso-gna che ci si sappia e si veda, che ci son cose che non si posso-no riparare. Se non ci fossero i concini, chi sa? si romperebbero meno stoviglie.

Ma torniamo a noi, mio buon Vincenzo, che tacete, come tace il vostro popolo. Oh! voi non fate chiasso attorno ai libri che pubblicate, con tanto vostro dispendio e tanto poco favore degli italiani. Voi non volete creare, con arte che cos facile a tutti, e che a voi intelligentissimo sarebbe facilissima, nella mente dei lettori e compratori di libri, un'opinione sul merito del libro pri-ma che lo comprino e leggano. E io sono di accordo con voi, che fate, a vostre spese, esperienza del guaio che affligge tutta l'uma-nit presente. Ella schiava, capite? e nel suo tutto e nelle sue parti. Non si pensa con la propria testa, capite? ossia, non si pensa pi. E tutti i progressi, pur cos evidenti, delle scienze la-sciano perplesso l'osservatore e amatore degli uomini; perch, in vero, qual fede si pu avere nei guizzi lunghi d'una lampada in cui l'olio viene a mancare? qual fede nella ricca fioritura d'una pianta, la cui radica rsa? I frutti non terranno. La lampada si spegner.

Libert! Libert! Questa l'idea che pervade il libricciolo, che io v'offro: libert da cima a fondo. E perci lo dedico a voi, che non solo assomigliate a me, nel disdegnare ci che mette i ceppi al pensiero, ma che, nel mio cuore, figurate, uno, giovane, ardente di fede e parco di parole, franco ma a monosillabi, libero ma a cenni, la vostra Sicilia. La Sicilia, con tutti i discorsi che si sono fatti sulla mafia siciliana, non terreno da piantarvi la sel-va oscura del partito, ossia del non-volere, ossia del non contar

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pi se non come uno sterpo in un gran viluppo inerte e infecondo. Che! In ogni siciliano il proprio io l che negli occhi grandi e profondi sta in guardia della persona, piccola (come la vostra) e cara! E la Sicilia tutta non vuol liquefarsi nel resto d'Italia: bene! E, per questo suo medesimo sentimento, non vuole che l'I-talia sia annullata dal resto del mondo: benissimo!

Caro Vincenzo, e io non ho trovato in Sicilia uno pi siciliano di voi e pi italiano di voi. E perci vi amo. E siete fiero. E perci vi ammiro. E lavorate in silenzio. E perci vi venero. E vi arride-r il successo? cio, avrete mai la ricchezza, e quella, che non pare si possa avere, se non dopo avuta la prima, e ci per la for-za delle cose piuttosto che per mal volere degli uomini, la croce del lavoro? Voi vi armate: sarete mai armato cavaliere?

Di codesto, dubito. Ma eccomi qua. Ricordate che in certi casi i nobili guerrieri si davano la accollata a vicenda nel campo di battaglia, sparso del loro vivo sangue?

Ebbene, vi faccio cavaliere del lavoro, io!Prendetela da un compagno d'armi l'attestazione del vostro

valore; prendetela, la croce, da uno che della croce ne ha avuta sin troppa; da un lavoratore, il premio del lavoro.

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