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Economy & Finance

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  • Paolo Carotenuto Roberto Giuliani

    STRATEGIE EUROMEDITERRANEE: Cooperazione, Decentramento, Sussidiariet nei

    Mezzogiorni dEuropa e del Mediterraneo

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    INDICE 1) LA PROSPETTIVA EUROMEDITERRANEA

    2) LA COOPERAZIONE DECENTRATA

    3) MEZZOGIORNO DEI MEZZOGIORNI: LO SCENARIO DELL ITALIA MERIDIONALE

    4) IL NUOVO RUOLO DEGLI ENTI LOCALI: Casi di Best Practices nella Cooperazione Territoriale

    5) PROSPETTIVE FUTURE

    Ricerca realizzata per la Call for paper promossa da OBI - Osservatorio Regionale Banche-Imprese di Economia e Finanza - per il Meeting di Sorrento 2013: "Mezzogiorni d'Europa e Mediterraneo nel tempo di mezzo. Economia, finanza e societ: scenari e nuovi equilibri" Abstract In a mediterranean context characterised by deep social, economic and geopolitical changes, the relevance of the development initiatives promoted by local authorities and civil society organisations gradually increases.

    The present report aims to analyze the prospects for development to productivity and employment in the Euromediterranean region, in light of the opportunities offered by the European programmes and the financial resources allocated by the European Neighbourhood Policy.

    The analysis of the new instruments of decentralized cooperation highlights the potential driving force of the regional authorities in the creation of conditions for investment attractiveness in the Mezzogiorni through the valorisation of the local peculiarities, the effective representation of the territorial instances and the concrete implementation of a key concept of the process of European construction: the Subsidiarity principle, in the two dimensions, horizontal and vertical. In uno scenario mediterraneo segnato da profonde trasformazioni del tessuto sociale, del quadro geopolitico e delle relazioni economiche, assumono una crescente rilevanza le iniziative per lo sviluppo promosse dalle autorit locali e dalle realt associazionistiche diretta espressione del territorio e della societ civile. Lo studio proposto mira a stimolare una riflessione sulle prospettive di sviluppo, a livello produttivo ed occupazionale, dellarea euro mediterranea , alla luce delle opportunit delineate dalla programmazione europea e dalle risorse stanziate dalla Politica Europea di Vicinato. Lanalisi dei nuovi strumenti di cooperazione decentrata evidenzia la potenziale spinta propulsiva delle autorit regionali nella creazione di condizioni di attrattivit degli investimenti nei Mezzogiorni attraverso la valorizzazione delle peculiarit locali, leffettiva rappresentativit delle istanze provenienti dal territorio, e la concreta attuazione di un concetto cardine del processo di costruzione europea: il principio di Sussidiariet, inteso sia nellaccezione orizzontale che in quella verticale.

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    I LA PROSPETTIVA EUROMEDITERRANEA

    In uno scenario segnato da radicali trasformazioni del tessuto sociale, del quadro geopolitico e delle relazioni economiche, assumono una crescente rilevanza in Europa le iniziative per lo sviluppo promosse dalle autorit locali e dalle nuove realt associazionistiche diretta espressione del territorio e della societ civile: la potenziale spinta propulsiva di questi due fattori pu divenire un elemento determinante per colmare almeno in parte il divario economico e sociale tra le aree pi avanzate e quelle depresse dellarea Euromediterranea.

    Lo studio mira ad analizzare le prospettive di sviluppo a livello produttivo ed occupazionale nella regione, alla luce delle opportunit di cooperazione delineate dagli strumenti e dalle risorse stanziate dalla Politica Europea di Vicinato (PEV) e della nuova spinta propulsiva che potrebbe provenire dalle autorit regionali, in un contesto di efficace decentramento, nella creazione di condizioni di attrattivit degli investimenti nei Mezzogiorni attraverso una valorizzazione delle peculiarit locali unitamente ad un effettiva rappresentativit delle mutate esigenze e delle nuove istanze provenienti dalla societ.

    La svolta di Barcellona del 1995 che ha segnato linizio del Partenariato Euromediterraneo, nonostante le innovazioni propositive enunciate, non ha prodotto i risultati attesi a causa della mancanza di un progetto condiviso e di un quadro politico e istituzionale unitario.

    Limiti che hanno inciso sullutilizzo delle risorse messe a disposizione dellUE per la cooperazione euromediterranea: solo poco pi della met dei fondi stanziati nel periodo 1995 - 1999 e nella programmazione 2000 2006 (5,35 miliardi di euro, confluiti nel programma MEDA II) sono stati utilizzati. Al di l degli errori di forma, persistevano difficolt concrete, legate alla diversit economica, politico-istituzionale e sociale che intercorreva tra i Paesi delle due sponde e che rende ancora oggi molto difficile la realizzazione di una cooperazione inter pares.

    Tuttavia, pur sottolineando gli evidenti ritardi nella strategia di cooperazione euromediterranea, occorre riconoscere gli sforzi profusi dallUe e dagli altri attori coinvolti nel processo dintegrazione al fine di dar vita ad una strategia comune per il Mediterraneo e tenere vivo lo spirito del Processo di Barcellona, nelle tappe successive del percorso, tra cui ricordiamo le conferenze euromediterranee di Malta 1997, Marsiglia 2001, Napoli 2003 e la strategia comune per il Mediterraneo varata nel 2000 in seguito ad uno sforzo congiunto della Commissione e del Consiglio Europeo.

    Il 2004 ha segnato una tappa fondamentale nella storia delle relazioni tra lUnione Europea e i paesi terzi con linaugurazione della Politica Europea di Vicinato (PEV), rivolta a 10 paesi mediterranei (Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Israele, Giordania, Siria, Turchia, Libano, Autorit Palestinese e Libia) e 6 paesi dellEuropa Orientale (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Bielorussia, Moldavia e Ucraina), rimasti esclusi dallallargamento dellUE a 27 membri.

    La PEV, applicando il modello bilaterale, mira a realizzare una forma di cooperazione politica e di integrazione economica garantendo ai paesi interessati la possibilit di ricevere assistenza finanziaria e partecipare ad alcuni programmi europei e a formule di libero scambio tipiche del mercato comune, a condizione di una progressiva armonizzazione legislativa con lUnione Europea.

    La PEV si basa su Piani dAzione, documenti siglati tra lUE e i singoli stati, che stabiliscono le priorit della cooperazione tra le due parti e le riforme da attuare, e si realizzano attraverso lo strumento finanziario dellENPI.

    Per adeguare lagenda comunitaria delle relazioni mediterranee alla trasformazioni delineate dalla Politica Europea di Vicinato, il 13 luglio 2008 a Parigi viene istitutita lUnione per il Mediterraneo (UpM), rivolta ai paesi del PEM pi Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro e Principato di Monaco per un totale di 44 membri. LUPM, incentrata su una logica multilaterale ha approvato un programma di lavoro incentrato su 6 priorit: lotta contro linquinamento del Mar Mediterraneo, potenziamento dei trasporti, programma di protezione civile, energie alternative, istruzione e ricerca, Mediterranean Business Development Initiative (rivolta soprattutto alle piccole e medie imprese).

    Il delicato contesto attuale caratterizzato dalla destabilizzazione degli equilibri geopolitici e socio-economici, sta spingendo lUnione Europea verso il rilancio di una collaborazione tra i paesi delle diversi rive del Mediterraneo mediante lutilizzo di strumenti di cooperazione che consentano un maggiore coinvolgimento dei diversi attori rappresentativi delle specifiche realt territoriali.

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    Le recenti evoluzioni hanno radicalmente trasformato il concetto di cooperazione oltre il livello intergovernativo nellambito dellUpM, verso un nuovo modello cooperativo decentrato, fondato sul coinvolgimento delle autorit locali e sulla partecipazione della societ civile nei processi di sviluppo.

    Solo a partire dagli anni 90 il nuovo modello arriva anche nel Mediterraneo: la Politica Mediterranea Rinnovata (PMR) del 1992, adottata dallUe e rivolta ai PTM, si basava sulle modalit dazione tipiche della cooperazione decentrata, individuate come fattore determinante per favorire lo sviluppo economico e sociale delle aree depresse della regione.

    Successivamente il Partenariato Euromediterraneo ha rinsaldato lidea della necessit di affidare una parte del processo di sviluppo agli attori locali e a forme dintervento alternative. Lazione proposta a Barcellona era stata articolata su tre assi (politico, economico e culturale) distinti ma interdipendenti in quanto finalizzati al raggiungimento di un obiettivo comune: la creazione di uno spazio condiviso mediterraneo, non solo sul piano economico e politico ma soprattutto su quello culturale. Nella Dichiarazione emerge in maniera evidente lintento di porre il dialogo culturale alla base di qualsiasi auspicabile relazione economica e politica tra le due sponde.

    Per tali ragioni lUE ha destinato nel corso degli anni ingenti risorse ai Programmi Med dedicati al rafforzamento del dialogo e dellinterazione tra popolazioni delle due sponde.

    I programmi geografici di assistenza esterna previsti dalla programmazione 2007 2013 si suddividono in 3 macroaree, cui corrispondono 3 differenti strumenti di finanziamento: IPA, ENPI, DCI. LIPA (Instrument for Pre-Accession, 11,5 MLD, 20% della rubrica 4) rivolto ai paesi che sono in attesa di fare ingresso nellUE, lENPI (11,9 MLD, 21% rubrica 4) ai paesi che rientrano nella PEV pi la Russia, il DCI riguarda i paesi in via di sviluppo1

    Lattuazione dei Piani dAzione avviene attraverso lENPI (European Neighbourhood and Partnership Instrument), strumento basato sul regolamento CE 1638 del 2006 e finanziato dalla Rubrica Relazioni esterne del Bilancio comunitario.