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di Simona Rillo, narrativa

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  • Simona Rillo

    TUTTO TORNA

    www.0111edizioni.com

  • www.0111edizioni.com

    www.ilclubdeilettori.com

    TUTTO TORNA Copyright 2011 Zerounoundici Edizioni

    Copyright 2011 Simona Rillo ISBN: 978-88-6307-343-0

    In copertina: immagine fornita dallAutore

    Finito di stampare nel mese di Febbraio 2011 da Logo srl

    Borgoricco - Padova

  • A Franca Ires Corba

  • Non lasciare che il timore del domani ti derubi di ci che hai oggi.

  • 7

    Pare che nei primi tre anni si formi la base di quello che saremo per il resto dei nostri giorni. Che fregatura. Proprio nel periodo in cui siamo pi vulnerabili, ogni fatto influenza il carattere. Poi tocca lavorare tutta la vita per smussare i difetti e valorizzare i pregi. E se vero che il carattere delluomo il suo desti-no, tocca sempre fare i conti con quei miseri due, forse tre anni. Se al secondo compleanno avessi ricevuto il libro di Cenerentola, forse ora aspetterei anchio trepidante lanello di fidanzamento. E magari, con un bel pallottoliere di legno sarei devota alla busta paga, liquidazione e pensione comprese. Ho il sospetto di essere stata in qualche terra di nessuno, dove ci si cro-giola nella bellezza dei sogni da realizzare. Un po vigliacca, ma con limpulso dellimpavida. Mica me lo ricordo. E nemmeno posso farmelo raccontare. La percezio-ne che hanno gli altri non la stessa che abbiamo noi. Mangiavi, dormivi, non rompevi pi di tanto e stavi antipatica a tuo fra-tello. Ecco, se fossi stata figlia unica non avrei avuto la sindrome del rifiuto. Mi sarei buttata con gli uomini, senza temere di ricevere un calcio nel sedere. Ma sarei stata priva del mio spirito di sopravvivenza che pi di una volta quel sedere me lha salvato. Con addosso tutine e body meno comodi e pi sexy, avrei recepito che chi bella vuole apparire, almeno un po deve soffrire e quei tacchi otto centimetri ora li saprei portare. Con le cose che luccicano, le calze a rete e il reggiseno. Ecco perch mi piace guardare le foto, specialmente quelle lontane dalla memoria, quelle su cui si possono fare congetture o si deve punzecchiare la materia grigia perch affiori qualche altra immagine. Una foto in cui sintraveda il motivo per cui mi si chiude sempre lo stomaco se qualcosa va storto. Una che mostri palesemente che non sono irascibile solo per-ch sono dello scorpione, ascendente toro. Le foto non mentono, se ne stanno l in eterno a cozzare con ricordi con-taminati. Mica per niente molti ritengono ancora oggi che lo scatto rubi

  • 8

    lanima. A volte riesce davvero ad imprigionarla e mostrarla per quella che . Le prime foto cos importanti e di cui non si ha alcun ricordo, quelle che cominci a mettere a fuoco perch riconosci la coperta di lana a quadri, le foto col grembiulino bianco e quelle con la cartella sulle spalle. Le foto con i primi vestiti scelti apposta perch sono alla moda, quelle col taglio di capelli voluto senza i suggerimenti della mamma. Le immagini che mostrano ladolescenza, un momento preciso, una situazione particolare, unavventura assolutamente irripetibile. I primi ventanni, cos intensi da sembrarne cento. Ventanni di tempo per posizionarsi sulla corda tesa e tirare al massimo, con forza e concentrazione. Il resto della vita per essere velocemente lanciato verso un presunto obiettivo, tagliando laria senza avere il tempo di godersi il panorama, con lapprensione degli ostacoli e del mancato centro. Forse per questo che dopo i venti scattare foto non pi unoccasione, ma unabitudine. Si cerca di perdere il meno possibile o ci si illude di continuare a provare cos tanto di tutto. Album battesimo, comunione, cresima, mare, carnevale, primi amici, scuola, gita, vacanze con amiche e fidanzati, i miei animali, concerti, compleanni, weekend last minute, settimana bianca, citt, panorami, al-bum delle foto pi belle, album delle foto che non so dove mettere e quello delle foto che mi hanno regalato. E poi lalbum dei momenti fondamentali. Lalbum dalle immagini esclu-sive che mai si tira fuori e si condivide. Scatti particolari che simprimono direttamente nel DNA per rimanere codificati fino alla fine. Foto inquadrate da un occhio preciso, esposte da una luce perfetta, pro-dotte da una macchina infallibile. Lalbum che mi porto sempre dietro e che non manco di sfogliare quan-do mi sembra di perdere la strada.

  • 9

    1 Eccomi qui. Una manciata di centimetri di lunghezza e poco meno di larghezza tra le braccia dei miei artefici. Una giovane donna in completo rosso giacca e pantaloni, capelli corti, bel sorriso e qualche chilo meno di quanto mi sia impresso nella memoria. Un uomo impettito, finto serio, difficilmente interpretabile. Eccomi ancora, scomodamente accomodata tra le braccia grassottelle di un bimbo in abito di velluto nero che sorride con laria di chi vuole ri-manere figlio unico. nata Simona. Lo annuncia con gioia il fratellino Edoardo, con mam-ma e pap. Milano, 5 novembre 1972. Foto di gruppo con nonne e parenti sugli scalini della chiesa di San Basi-lio. Foto festanti di fronte al piatto semivuoto e al bicchiere di vino. An-cora io con la faccia assonnata, in braccio a zia Maria e zio Pio, boss uf-ficiali di battesimo. Decido di venire allo scoperto in una tiepida domenica autunnale, con la nonna che nella sala dattesa del Bassini attende levento in compagnia di una sigaretta ogni tanto. Non la vedo, ma non faccio fatica ad imma-ginarla. Mio padre arriva che sono gi lavata e pulita da un pezzo. Conclude la sua solita partita a calcio e mostra poco entusiasmo quando si presenta. Avrebbe voluto un altro maschietto. La mia culla, accanto al lettone dal copriletto verde scuro, appesa ad un gancio sempre pi alto, sempre pi lontano dalle grinfie del piccoletto dallespressione arrogante, solito girare per casa con me sottobraccio no-nostante le mille precauzioni. La camera matrimoniale in fondo ad un lungo corridoio, o cos mi sembra, quando, nel bel mezzo della notte, lo attraverso di corsa in preda al panico, convinta di essere inseguita da qualche vampiro. La sedia a dondolo, larazzo che occupa una parete della sala, il tavolo in noce rotondo, il mobile dei liquori con sotto due scatole arancioni piene di giochi. Tutto quello che ricordo bene. Il resto un dubbio reso veritie-ro dalle fotografie.

  • 10

    I mobili rossi della cameretta, le mattonelle nere del bagno, il divano di pelle bordeaux, il pavimento marroncino del balcone. Io che piango. E-doardo che ride. La nonna-bis che saluta. Noi coperti dal bagnoschiuma. Buon Compleanno, Simona! 5 novembre 73. Splash! La mano nella torta al cioccolato con le candeline che fumano e seminano cera. I bimbi applaudono e ridono, la mamma mi tiene in braccio con quella sua espressione stralunata che tante volte ha dato enfasi al suo sconsola-to: Piet! I primi anni non si fa che mangiare, stare in braccio a gente sorridente e festeggiare il carnevale con abiti scomodi, mentre i piccioni di Piazza Duomo tendono agguati famelici. E una volta arrivata lestate, godere delle vacanze. Di giorno in acqua con il canotto, sulla sabbia con secchielli e palline di plastica piene di ciclisti famosi, al bar con la mamma per infilare le mo-netine nel jukebox e sentire che: Se mi lasci non vale Ma meglio libe-ra, che stupida E sono sempre tua, quando vuoi, nelle notti pi che mai Di sera una passeggiata lungo il Porto Canale fino alla Lampara, dove si beve e si canta evviva la Romagna, evviva il Sangiovese e dove concedo la prima performance tra brevi suggerimenti e applausi dincoraggiamento. Accoccolati ad ascoltare il mare, quanto tempo siamo stati senza fiata-re E tu, fatta di sguardi tu e di sorrisi ingenui tu Edoardo e io. Allegroni mano nella mano sul bagnasciuga, a spasso ve-stiti uguali, abbracciati mentre ci diamo un bacio, come prevede ogni scatto che si rispetti. Mai una volta come esige il neorealismo, con il braccio di uno tra i denti dellaltro, con un piede piazzato sulla faccia, la faccia affondata nella sabbia, il corpo immerso a forza nellacqua. Una famiglia felice, dove tutti sorridono dentro abiti alla moda. Poi le foto a quattro spariscono allimprovviso. Natale con pap. Cam-peggio con la mamma. Edoardo a Torrecuso, io al lago. Quando ci rendiamo conto che la lite non si placa, ci sporgiamo dalla va-sca da bagno per controllare la situazione. Tutto quello che riusciamo a vedere il giubbotto di pap che vola fuori dalla porta, seguito a ruota da lui. Restiamo cos, mezzo insaponati e lacrimanti ad osservare la fine della nostra famiglia.

  • 11

    C confusione nella mia testa, confusione dappertutto. Parenti che van-no e vengono per salvare il salvabile. Discussioni a non finire. Conclu-sioni burrascose. Decisioni da prendere. Non si capisce chi pu rimanere a casa e chi se ne deve andare. Chi il buono, chi il cattivo. A me sembra che il colpevole sia qualcuno venuto da fuori, una presenza inquietante che crea scompiglio e si serve di lunghe parole come affida-mento e mantenimento, per seminare il panico. Un essere malvagio che richiede lintervento perfino degli zii lontani. Allinizio viene ventilata lipotesi di un cinquanta e cinquanta, io con la mamma, Edoardo con pap. Dividere a met la famiglia per confondere il nemico. La mamma non ne vuole sapere. Temeraria come sempre, fa il diavolo a quattro per rimanere almeno in tre. Se ne frega delluomo nero, pronta a sbattere fuori di casa anche lui. Se ne frega delle parole inquietanti, se ne frega delle ipotesi di sciagura. Non tranquilla e rilassata come nei giorni sereni, ma ci tiene a dimostrare che il pericolo sotto controllo e destinato a sparire. Pap invece sembra sopraffatto dagli eventi. Dormire in macchina non gli piace per niente. Dice che vuole la casa e dice che vuole almeno un figlio. A sentir lui, il cattivo la mamma. E