colpo secco

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di Andrea Stracchi, fanta-thriller AUC: Agglomerato Urbano Centrale. Unica zona della vecchia Europa rimasta abitata dopo la "guerra del nuovo millennio". Una megalopoli di cinquantasei milioni di abitanti con a capo le corporazioni commerciali e quel che resta dell'esercito. Per l'ex soldato Brian Bitto, iniziare una nuova vita lasciandosi il passato alle spalle è impossibile. Il futuro è un qualcosa di indefinito e privo di interesse. Meglio limitarsi a sopravvivere continuando a fare l'unica cosa che gli riesce bene: uccidere.

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  • ANDREA STRACCHI

    COLPO SECCO

    www.0111edizioni.com

  • www.0111edizioni.com

    www.quellidized.it

    www.facebook.com/groups/quellidized/

    COLPO SECCO Copyright 2013 Zerounoundici Edizioni

    ISBN: 978-88-6307-630-1 Copertina: Immagine Shutterstock.com

    Prima edizione Dicembre 2013 Stampato da

    Logo srl Borgoricco Padova

    Questo romanzo opera di fantasia, ogni riferimento a fatti o personaggi da ritenersi puramente casuale.

  • Ogni pezzente fa affari con il mondo. E finisce per pagare a rate un divano o una ragazza.

    (The Clash)

  • 5

    Accendere lo schermo del televisore era come infilare un ago nella vena pi grande del mio braccio sinistro. Sentire il composto chimico che entra nella pelle, penetra e bru-cia, sale. Fino ad arrivare al cervello. E poi lesplosione. Come il primo disco dei Velvet Underground. Da lasciarti senza fiato. E io di fiato ne avevo poco. Bastava a malapena a sostenermi in vita. Sostenere? Che cazzo cera da sostenere? Tanto valeva lasciarsi andare in orizzontale sul letto e aspettare. Con i pensieri liberi di rincorrersi e di susseguirsi senza una logi-ca. Il problema era che a volte lattesa poteva diventare troppo lunga. Insostenibile. Attendere mi innervosiva. E cos finivo sem-pre per rialzarmi. Avevo quarantadue anni, sei mesi e sei giorni. Ancora pochi per un uomo normale. Troppi per chi come me ne aveva gi le palle piene. Lunica scorciatoia possibile richiedeva per troppo coraggio. Una delle tante cose che mi mancavano. Il coraggio. Qualcuno si sarebbe ostinato a dire il contrario. Uno come me, veterano delle guerre arabe e della campagna di Siria, non poteva essere un vi-gliacco. Il mio mestiere era uccidere. Eppure ero sempre stato convinto che il mio fosse un lavoro come un altro. Da fare con attenzione, precisione. Il coraggio per era unaltra cosa. Vale invece ne aveva avuto anche troppo. Per fare un salto di trentacinque piani serviva un fegato da cacciatore di mine. Io solo

  • 6

    allidea di lasciarmi andare nel vuoto stavo male. Mi sentivo gira-re la testa. Era lidea di non avere una possibilit duscita. Quan-do sei l che precipiti e la tua morte si avvicina sotto forma di a-sfalto stradale, non puoi far altro che cacarti nelle mutande e spe-rare che non ti arrivi fino alla testa. Punto. Ancora la tentazione di accendere la TV. Quella maledetta scato-la ammazza cervelli. Il miglior sostitutivo delleroina. Anzi, della blue sky. Come la chiamavano i tossici alla moda dei quartieri pu-liti. Quelli che potevano permettersela senza troppi problemi. Chiusi gli occhi e provai a pensare di essere da unaltra parte. Su una spiaggia, come quelle dove i miei genitori mi portavano quando ero bambino. Ricordavo ancora perfettamente la sensa-zione dellacqua fredda, salata, sulla mia pelle. Il misto di paura ed eccitazione quando le onde mi coprivano fin sopra la testa. Riaprii gli occhi di scatto. Il mare era lontano, irraggiungibile. Come tutte le cose belle. Ok, laveva voluto lei. Mi alzai e spostai la rotella in posizione on. Un leggero sfrigolio elettrico e poi lo schermo prese vita. Televisore vintage. Vecchio di quarantanni. Forse anche qualco-sa in pi. Le prime immagini furono quelle di uno spot pubblici-tario. Cibo per scimmie. Scimmie domestiche. Bella stronzata le scimmie domestiche. Meglio un cane. Continuavo a preferirlo nonostante le ricerche di mercato avessero stabilito che il cane era fuori moda. Off. Da sottosviluppati. Le scimmiette invece po-tevi vestirle da cow-boy o da Zorro. Potevi portarle a spasso te-nendole per mano come fossero bambini pelosi. Che stronzata. Potendo avrei sicuramente preso un cane. Ma non potevo. La mia vita non me lo permetteva. Cambiai canale. Un film di gangsters. Un vecchio film con J. Ga-bin. Un film francese, di quando ancora i francesi erano francesi, gli italiani erano italiani e in Inghilterra si parlava inglese. Prima della grande Casa Europa. Senza frontiere, senza barrie-re. Una sola patria, un solo presidente, un solo grande esercito. Molto prima dellapocalisse e della fine di unera.

  • 7

    Misi sul telegiornale della sera. Canale A. Il canale statale. Quel-lo pi vicino al governo. Il conduttore era un giornalista dalla faccia da idiota che sorrideva mentre introduceva le principali no-tizie del giorno. Accanto a lui laltra conduttrice. Una rossa dallaria sexy che faceva locchietto senza alcun pudore rivolta alla telecamera. Omicidi, crisi economica, inondazioni allest, attentati in Suda-merica, nuovi rimedi contro gli effetti delle piogge acide. Cosa avevano da essere cos allegri? Ancora scontri tra polizia e militanti anti-qualcosa. I nostri tran-quillizzanti scontri quotidiani. La certezza che la giornata era sta-ta una delle tante. Vale avrebbe detto che ero un qualunquista. Che gli ideali nobili-tano. Servono a dividere gli uomini dagli animali. Gli ideali sono tutto. Conoscendomi le avrei riso in faccia e lei si sarebbe incaz-zata. Come al solito avremmo passato la notte a discutere di poli-tica. Del resto per lei la politica era quasi tutto. La sua politica, i suoi ideali. Mi ero impegnato, giuro. Ma non ero mai arrivato a capirla completamente. Mi ero sforzato. Per amor suo mi ero sforzato come un matto. Niente da fare. La scintilla non scattava. Lei era incazzata con tutto e tutti. Io no. Mi accontentavo. Mi ba-stavano le piccole cose quotidiane. Mi bastava la certezza di non dover pi andare in guerra. Mi bastava lei. Bella testa Vale. Lo dicevano tutti e forse lo pensavano sul serio. Io per ero ancora qui. In vita, anche se qualunquista. Lei invece se ne era fuggita dalle sue responsabilit. Verso il mondo. Verso i compagni. Verso di me che lamavo. Nonostante quello che pote-vo averle detto, io lamavo. Corsi verso il vecchio mobile alla destra del mio letto. Provai ad aprire il cassetto centrale ma come al solito la chiave mancava. Nella mia pazzia, lavevo nascosta dentro a una scatola di scarpe. Il mio futile, idiota tentativo di impedirmi di aprire quel cassetto con facilit.

  • 8

    Mi precipitai sulla scatola come in preda a una crisi dastinenza. Ero in crisi dastinenza. Astinenza dai suoi occhi. Finalmente la chiave. Corsi di nuovo al cassetto e laprii. Frugai sotto i fogli, le cartoline, le lettere. Finalmente trovai la busta con le sue foto. La guardai. Il suo viso sorridente. Le piccole rughe ai lati degli occhi che tradivano le forti emozioni vissute. Le labbra. Le labbra che avevo baciato ma che non ero mai riuscito a imprimere nel mio cervello. I capelli tagliati corti, forse troppo. Quella era Vale. La persona che mi aveva segnato per sempre. Che mi aveva preso e poi abbandonato lungo la strada. Forse per lei ero sempre stato solo un passatempo. A volte divertente, altre volte difficile da sopportare. Da tollerare. Cos simili ma in fondo cos diversi. Rimisi a posto le foto. Non aveva senso continuare a ferirsi in quel modo. Vale non cera pi.

    * * * Mangiai il contenuto dellultima scatoletta di carne secca arric-chita con fibre e proteine. Un pasto talmente rivoltante da farmi desiderare di non avere le papille gustative. Guardai con disprez-zo il coglione raffigurato sulla confezione. Un asiatico abbronza-to e sorridente. Sicuramente gioiva pensando a un altro fesso che cera cascato e aveva mangiato quella merda chimica. Dovevo decidermi a uscire e a fare la spesa in qualche supermer-cato super fornito di beni a lunga scadenza. Solo che non avevo voglia di alzarmi dal letto e di vestirmi. Di varcare la soglia di ca-sa e di allontanarmi dalla mia bottiglia di whisky di bassa qualit. Scoppiai a ridere. Ridevo e ripensavo a quando da ragazzo legge-vo decine di romanzi gialli. Il protagonista era sempre un detecti-ve alcolizzato, drogato. Ridotto a uno schifo. E io che mi chiedevo se fosse possibile avere sempre come rife-rimento per una storia, un personaggio cos improbabile.

  • 9

    Improbabile un cazzo. Ero diventato la copia vivente di uno dei peggiori detective di uno dei miei peggiori libri. Peccato che sulla porta di casa mia non ci fosse una targhetta in ottone con su scritto Investigatore Privato. Non assomigliavo a Humphrey Bogart e la mia vita non era Il Grande Sonno. Ero un ex soldato. Un esperto di missioni definite difficili nei rapporti segreti che i miei superiori si scambiavano. Niente che richiedesse una particolare forza o abilit con le armi. Le mie e-rano missioni da fantasma. Mi intrufolavo nei luoghi strategici dove nessuno avrebbe mai provato a entrare. In genere rubavo segreti militari. Ogni tanto mi capitava di eliminare un ufficiale nemico o qualche scomodo burocrate. Un killer. Un valoroso combattente che aveva trascorso sedici anni tra la sabbia e le ma-cerie di quello che fino a ventanni prima era il maledetto Medio Oriente e ora era un enorme cimitero di guerra. La mia arma pre-ferita era il coltello e proprio per quel motivo era lunica che non avrei mai pi usato in vita mia. Mi alzai con uno sforzo disumano e mi infilai sotto la doccia. Un getto dacqua gelida per provare a risvegliarmi dal torpore. Mi insaponai forte la testa, i capelli rasati. Massaggiai la cute con forza, utilizzando lintera superficie dei miei polpastrelli. Mi ri-lassai. Passai la spugna su tutto il corpo e mi purificai momenta-neamente con quel rito serale. La doccia era un modo come un altro per passare del tempo. Per trascorrere quei venti minuti che mi aiutavano ad arrivare alla conclusione della serata. Non avevo nulla da fare. Solo aspettare che succedesse qualcosa. Qualcosa che mi portasse via da quella totale apatia e dal desiderio di autodistruzione. Non potevo pi continuare cos, rischiavo di impazzire. In qualche modo dovevo alzarmi e ricominciare a vivere come una persona normale. Ave-vo vissuto altri momenti difficili e ne ero sempre uscito fuori. E questo non sarebbe stato peggiore degli altri.