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Cristina Bo, romance

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  • CRISTINA BO

    DOPO IL CAFF

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    DOPO IL CAFF Copyright 2013 Zerounoundici Edizioni

    ISBN: 978-88-6307-557-1 Copertina: Immagine fornita dallAutore

    Prima edizione Giugno 2013 Stampato da

    Logo srl Borgoricco - Padova

  • 3

    2010 Settembre, Luned 6

    Ore 7.45 Il luned mattina il bar era sempre particolarmente affollato: studenti uni-versitari pronti ad affrontare le lezioni del mattino, lavoratori di ogni et ed estrazione sociale che si godono un caff prima di gettarsi nella settimana lavorativa, qualche signore anziano con le cartelline degli esami medici cu-stodite gelosamente sotto braccio. Andrea volava da un lato allaltro del bancone servendo caff e cappuccini a raffica. A malapena intravedeva i volti degli avventori che dinanzi a lui afferravano le tazzine, le svuotavano in pochi sorsi e correvano fuori. Settembre era appena iniziato, nonostante il caldo fosse ancora quello di agosto, la folla al bancone rappresentava un chiaro segno del fatto che lestate fosse definitivamente finita. Quando anche gli studenti tornavano a domandare la caffeina necessaria ad arrivare allora di pranzo, Andrea sen-tiva la frenetica vita milanese scorrere ancora pi veloce e intensa. Non avrebbe saputo dire quanti caff aveva servito quella mattina, quante voci con preziose indicazioni sulla loro colazione gli erano rimbalzate ad-dosso. Macchiato freddo, lungo, amaro, poca schiuma, ristretto... Ciao Andre, me lo fai un cappuccino?. Una voce conosciuta nel vortice delle otto di mattina, una voce che lo fece sussultare. Il barista volse il capo di scatto e vide un uomo sulla quarantina, in giacca e cravatta, appoggiato con il gomito al bancone di marmo. Improvvisamente la giornata gli sembr illuminarsi di una luce diversa. Guarda chi si vede! Finite le vacanze? domand con leggerezza mentre azionava la macchina del caff. Francesco sospir leggermente a quella domanda e si pass una mano tra i capelli brizzolati con fare esausto. Diciamo che son contento di tornare in ufficio. Andrea si volt posando il cappuccino sul bancone dinanzi al suo interlo-cutore. Il solito stakanovista! Sei stato via solo due settimane! scherz il barista, concedendosi mezzo minuto di tregua dal caos del mattino, da dedicare a lui.

  • 4

    Due lunghissime settimane, avrebbe voluto aggiungere. Gli erano mancati quegli occhi castani sorridenti, contornati da una rete di piccole rughe despressione. Eppure quella mattina, nonostante le labbra sottili di Francesco fossero piegate in un sorriso, lo sguardo delluomo tradiva un velo di malinconia. Andrea se ne accorse immediatamente e a confermare quella sensazione fu la risata amara che segu il suo commento. Le riflessioni del barista furono interrotte dalla voce stridula di una ragazza, che gli ripet per la terza volta il suo ordine. Impegnato come al solito, vedo! Non ti faccio perdere altro tempo allora comment Francesco mentre sorseggiava il cappuccino bollente. A malincuore Andrea dovette tornare a volgere la sua attenzione alle ri-chieste dei clienti. Prepar i tre caff macchiati pi veloci della storia e, con un gesto malde-stro, li deposit sul bancone. Nella foga per poco non travolse la cameriera, che era venuta a recuperarli per portarli ai tavolini affollati. Quando si volt nuovamente verso luomo, Francesco aveva finito la sua bevanda calda e si stava pulendo le labbra con un tovagliolo di carta, pre-parandosi a uscire. Aspetta!. Andrea richiam la sua attenzione, pesc una brioche dalla ve-trina e la infil in un sacchetto per porgergliela. Offre la casa, credo che tu oggi abbia bisogno di zuccheri. Francesco si lasci sfuggire un lieve sorriso mentre allungava la mano sini-stra verso la busta di carta. Non ti posso nascondere niente, vero?. Il barista fece spallucce consegnando il piccolo regalo alluomo. Nellistante in cui Francesco varc luscio del bar per immergersi nel caos cittadino, Andrea si prepar a sostenere il sorriso complice e malizioso di Federica, la cameriera che si era tenuta accuratamente in disparte fino a quel momento. Ricominciamo con i sospiri?. Andrea annu debolmente, passando uno straccio umido lungo il bancone per togliere alcune briciole invisibili. Che c, Andre? domand la ragazza mentre osservava luomo incuriosi-ta dal suo sguardo pensieroso, ignorando per qualche istante le ordinazioni insistenti dei clienti sempre pi di fretta. Il barista riflett ancora qualche istante, prima di appoggiarsi pesantemente con i gomiti alla superficie di marmo. Non porta pi la fede.

  • 5

    Ore 8.10 Francesco varc la porta delledificio asettico e professionale con passo spedito. Salut cortesemente uno per uno i colleghi che incrociava lungo il tragitto, ma tir dritto verso la sua scrivania, evitando faticosamente di ri-spondere a qualsiasi domanda sulle sue sedicenti vacanze. Ma non ti sei abbronzato nemmeno un po?. Hai finito di riposarti mentre noi sgobbiamo?. Nel momento in cui pos la valigetta sulla superficie di legno e prese posto sulla poltrona da ufficio, trasse un sospiro di sollievo. Ma quando si allung sulla scrivania per accendere il monitor del compu-ter, il suo sguardo cadde involontariamente sulla piccola cornice di plasti-ca, che stazionava l da quasi dieci anni ormai. Fiss la foto che conteneva come se la vedesse per la prima volta. Eccolo l. Aveva i capelli pi scuri, gli occhi meno stanchi e la pelle pi tirata, ma era indubbiamente lui. Un grande sorriso radioso illuminava il volto del Francesco stampato sulla carta da foto, mentre teneva per mano una donna dai lunghi capelli biondi, un allegro viso rotondo e gli occhi resi sottili da una risata. In mezzo a loro cera una bambina, con un costumino rosso pieno di sabbia bagnata e un grande pallone da spiaggia stretto tra le mani, come un tesoro preziosissimo. Francesco sospir mentre chiudeva la foto nel cassetto con un gesto rab-bioso. Intanto il computer era riuscito a caricare limmagine neutra e impersonale che aveva messo come sfondo del Desktop. Osserv per qualche istante lo schermo luminoso. Da quanto tempo aveva smesso di metterci foto perso-nali? Da quando il suo piccolo mondo privato aveva iniziato ad andare in pezzi? Probabilmente da molto pi tempo di quanto lui riuscisse ad accettare. Chiuse gli occhi pochi secondi. Per le prossime otto ore non sarebbe esisti-to altro che il lavoro. Aveva un disperato bisogno di chiudere la mente a qualsiasi pensiero che non riguardasse i numeri, le scadenze e gli orari. Apr la valigetta in cerca dei documenti che aveva abbandonato da qualche settimana. La prima cosa che vide per non furono gli spessi fascicoli di dati, ma un piccolo sacchetto di carta dallodore dolce. Lo prese in mano e, sentendo il calore della brioche ancora tiepida al suo interno, le labbra delluomo si piegarono nel primo sorriso sincero della giornata.

  • 6

    Ore 11.50 Martina alz gli occhi dalle sottili righe stampate tra le quali si era persa diverse ore prima. Doveva aver smarrito completamente il filo, dal mo-mento che non ricordava nemmeno quale fosse largomento del capitolo che stava divorando pagina dopo pagina. Ma in fondo, come poteva pretendere di concentrarsi con tutto quello che le era successo negli ultimi giorni? Seduta sul pavimento a gambe incrocia-te, con un pesante libro di testo in grembo aperto a met, la ragazza fece scorrere lo sguardo sulla piccola stanza nella quale era cresciuta. Ora tutto ci che rimaneva del suo modesto rifugio erano quattro valige cariche di ricordi, che aspettavano pazientemente in un angolo il momento di essere trascinate fuori. Tutta la casa era completamente in subbuglio, sua madre andava avanti e indietro riempiendo valige con oggetti e vestiti che, fino a poco prima, nemmeno si ricordava di possedere. Era come se avesse una fretta incredi-bile di cancellare dallappartamento anche il minimo segno della famiglia che ci aveva abitato per ventanni. Curiosamente Martina non serbava rancore nei confronti di sua madre. An-che se non aveva mai capito cosa avesse portato quella donna integerrima e fedele a innamorarsi di un uomo che non fosse suo marito, e non era nem-meno sicura di volerlo sapere. Sapeva solo che erano anni ormai che la situazione in casa era diventata insostenibile. Inizialmente le liti infuocate ed estenuanti tra i suoi genitori erano cresciute gradualmente di frequenza e intensit fino a diventare quasi pericolose, poi improvvisamente erano state sostituite da una gelida indifferenza. E solo un mese: fa il colpo finale. Enrico era saltato fuori quasi dal nulla, eppure Francesco non era sembrato particolarmente sorpreso. Non che non avesse sofferto. Aveva pianto lacrime amare e si era quasi rotto le nocche contro le pareti, quando Angela aveva infine deciso di chiedere il divorzio. Martina sospir profondamente prima di chiudere il libro di scatto. Allun-g una mano verso la tazzina di caff, depositata sul pavimento accanto al letto, che si rivel inesorabilmente vuota. Era orgogliosa di s per come fosse riuscita a continuare i suoi studi e ad avvicinarsi passo dopo passo alla laurea, ormai imminente, nonostante tut-to. Forse chinare la testa sui libri era stato il solo modo che aveva trovato per sopravvivere a quella situazione delirante, mantenendo la sanit menta-le. Il suo cellulare vibr rumorosamente nella tasca dei jeans e un messaggio di Samuele le strapp un sorriso.

  • 7

    Domani sera porto la mia quasi dottoressa al cinema e stavolta non accet-to un No. Ti passo a prendere alle otto. =) Eppure non riusciva a togliersi dalla testa il pensiero di suo padre. Era tornato in ufficio solo quella mattina, dopo aver passato le sue vacanze a firmare lunghe trafile di documenti. Per attestare la richiesta di separa-zione, per dividere