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Trimestrale di formazione e spiritualità francescana

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  • Trimestrale di formazionee spiritualitfrancescana

    Ottobren Dicembre 201220

  • 20 Ottobren Dicembre 2012

    MESSAGGERORivista fondata nel 1911 ed edita dai Frati Cappuccinidella Svizzera Italiana - Lugano ISSN 2235-3291

    Comitato Editorialefra Callisto Caldelari (dir. responsabile)fra Edy Rossi-Pedruzzifra Michele RavettaMaurizio AgustoniGino DriussiAlberto Lepori

    Hanno collaborato a questo numero don Carlo Cattaneo Mario Cortifra Agostino Del-PietroFernando LeporiGabriella Modonesi Cynzia Patriarca Rovellifra Andrea Schnller don Sandro Vitalini

    Redazione e AmministrazioneConvento dei CappucciniSalita dei Frati 4CH - 6900 LuganoTel +41 (91) 922.60.32Fax +41 (91) 922.60.37

    Internet www.messaggero.chE-Mail segreteria@messaggero.ch

    Abbonamenti 2013ordinario CHF 30.-sostenitore da CHF 50.-CCP 65-901-8IBAN CH4109000000650009018

    Fotolito, stampa e spedizioneRPrint - Locarno

    Non si accettano abbonamenti con destinazione fuori dalla Svizzera[ ]

    Dopo due numeri sui passati Concili, abbiamo ini-

    ziato e continueremo nei prossimi numeri a par-

    lare del Concilio Vaticano II a cinquantanni dalla

    sua apertura. Il tema a parecchi lettori piace perch

    li aggiorna su un avvenimento di capitale importan-

    za per la Chiesa Cattolica, ma non mancano coloro

    che obbiettano: perch scrivere di questo Concilio

    del quale si stanno facendo i funerali? Non possia-

    mo condividere questo attestato di morte, ma non

    saremo noi ad elogiare un post-Concilio cinquante-

    nario per non aver portato avanti quella riforma della

    Chiesa che Papa Giovanni XXIII auspicava nellin-

    dirlo. Parecchie cose sono rimaste ferme; altre, negli

    scorsi anni, hanno fatto qualche passo e poi stan-

    che si sono fermate sullorlo della strada del tempo.

    Perci non fa meraviglia che parecchi cristiani adulti

    lo ricordino con nostalgia e i giovani non sappiano

    nemmeno che cosa sia. Possano queste pagine rin-

    frescare la memoria.

    Foto di copertina:Roma - 25 gennaio 1959Basilica di San PaoloAnnuncio del Concilio Vaticano II Archivio fotografico Osservatore Romano

  • Editoriale

    IIn questi ultimi mesi lattenzione dei media concen-trata in modo quasi compulsivo sulla sorte dei bilanci pubblici di molti Stati europei. Si susseguono a ritmo serrato gli incontri tra i capi di governo al fine di trovare una via salvifica che sottragga lEuropa alla dolorosa morsa della crisi. Il tasso di disoccupazione, pi di ogni altro indicatore economico, riflette con impietosa durezza la gravit della situazione. In Grecia e Spa-gna la percentuale di disoccupati superiore al 25% e, quel che pi preoccupa, la disoccupazione giovanile vicina al 55%. Durante i vertici dellUnione Europea si constata sempre pi una frattura tra i cosiddetti Paesi rigoristi (Germania e Gran Bretagna in testa, cui si aggiungono alcuni Stati settentrionali) e i Paesi medi-terranei (Francia, Spagna, Italia, ecc.), meno inclini al rigido rispetto di una certa disciplina di bilancio. An-che in Ticino, nel nostro piccolo, lautunno politico si consumato nella discussione attorno al Preven-tivo 2013. Leconomia o meglio la finanza statale sembra essere divenuta la principale, se non lunica preoccupazione della politica e dellopinione pubblica. Ora, senza negligere limportanza dei conti pubblici, questa visione riduttiva su pi piani. Da un lato la politica non pu limitarsi alla mera amministrazione della macchina statale (per questo ci sono i funziona-ri), ma deve sviluppare visioni, prospettive, soluzioni di ben maggior respiro sui molti temi che riguardano la societ: la sicurezza, lambiente, la famiglia, lintegra-zione degli stranieri, i rapporti con lestero. Dallaltro lato questo approccio riduttivo della politica rischia di ingenerare nel cittadino limpressione che nella vita leconomia, i bilanci, il denaro siano tutto, per lo Stato, come per il cittadino. Ora, evidente che una situazione finanziaria solida sia spesso una premessa necessaria per gli investimenti pi modesti, come per le conquiste sociali pi ambiziose. Questo non deve per distogliere lo sguardo dal fine autentico dellesi-stenza umana, che non pu certo ridursi ad avere i conti in ordine. Questa visione economicista della vita sociale (gi vigorosamente criticata nei tempi ad-dietro dal Beato Antonio Rosmini) cozza inoltre con lenormit delle sfide che ci riserva il futuro, non solo come ticinesi o svizzeri, ma come cittadini del Mon-do. Alla stanchezza, soprattutto morale, dellopulen-to Occidente si oppone in effetti la straripante fame di sviluppo dei Paesi africani, asiatici e sudamericani,

    un tempo assoggettati alle potenze europee. Molti si chiedono se la Terra sar in grado di reggere, ecologi-camente, lurto di unindustrializzazione mondiale e di un allineamento dei consumi agli standard occidentali. Non pochi economisti, sociologi e filosofi propongo-no modelli di non-crescita o decrescita (economica), accompagnati da un graduale riequilibrio delle risorse possedute dai popoli. Questi modelli, sovente anima-ti da ottime intenzioni, rischiano tuttavia di costituire la risposta sbagliata ad un giusto interrogativo. Bene-detto XVI, nella sua enciclica Caritas in veritat, ha scritto che lidea di un mondo senza sviluppo esprime sfiducia nelluomo e in Dio. , quindi, un grave errore disprezzare le capacit umane di controllare le distor-sioni dello sviluppo o addirittura ignorare che luomo costitutivamente proteso verso lessere di pi (n. 14). La strada di uno sviluppo ordinato e, soprattutto, giusto irta di mille insidie, prima fra tutte legoismo delluomo. Per questo motivo la politica e cos cia-scuno di noi non pu occuparsi unicamente di bi-lanci e conti economici, ma deve recuperare la capacit di infondere nella societ messaggi morali e culturali che siano allaltezza delle sfide presenti. Come acca-duto dopo la Seconda Guerra Mondiale quando Ade-nauer, De Gasperi e Schuman unificarono unEuropa dilaniata dal pi atroce conflitto di sempre toccher soprattutto ai cristiani riaccendere nei cuori umani la passione di vivere con fiducia la fratellanza universale. Unaltissima responsabilit, che deve impegnare cia-scuno di noi. Mettiamoci dimpegno!

    Maurizio Agustoni

    Crisi: leconomia non sia tutto

    3

  • CCINQUANTA ANNI FA INIZIAVA IL CONCILIO VATICANO II Il Concilio Vaticano II, del quale la Chiesa cattolica ha celebrato il cinquantesimo della sua apertura l11 otto-bre 1962, si svolse in quattro periodi, dall11 ottobre all8 dicembre 1962, dal 29 settembre al 4 dicembre 1963, dal 14 settembre al 21 novembre 1964, dal 14 settembre all8 dicembre 1965. Fu indetto da Papa Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI, ed ebbe quale principale scopo di ridefinire il ruolo della Chiesa nel mondo contemporaneo. Quando venne eletto, a 77 anni, Giuseppe Roncalli quale papa (e prese il nome di Gio vanni XXIII), molti commentatori (e forse anche molti cardinali elettori), giudicarono che sarebbe stato un papa di transizione e di compromesso proprio per la sua et avanzata. In-vece manifest presto una personalit fuori dellordi-nario e sorprese tutto il mondo quando a sorpresa, il 25 gennaio 1959, annunci di voler con vocare il XXI Concilio ecumenico della Chiesa. Come Giovanni XIII indic esplicitamente, in diversi atti e discorsi prima della apertura del Concilio, la Chiesa cattolica voleva riprendere dialogo con il mondo contemporaneo, e il Concilio Vaticano II si apr in un clima di grandi spe-ranze, con la partecipazione di 2540 padri conciliari tutti i continenti (sui 2908 aventi diritto) contando sulla consulenza di 200 tra teolo gi ed esperti o periti, e alla presenza di osservatori di Chiese or todosse e protestanti (allinizio 35 che aumentarono fino a 93). Nel discorso inaugurale, Giovanni XXIII pose laccen-to sulla parola aggiornamento, per sottolineare che occorreva promuovere un rinnova mento della Chiesa, nella dottrina e nella pastorale, rinunciando a pronun-ciare condanne. Fu il segnale della a pertura della Chiesa al dialogo con altre religioni anche non cristiane, con le diverse culture e i sistemi socio- politici del mondo. Giovanni XXIII mor per il 3 giugno 1963 ed il suo successore Paolo VI prese la decisione di continuare e di condurre a termine la grande assemblea ecclesiale.

    Sessioni e documenti promulgati

    Il Vaticano II si svolse in quattro periodi (detti anche sessioni): laprima,dall11ottobreall8dicembre1962(nonvi

    fu approvato alcun documento);la seconda, dal 29 settembre al 4 dicembre 1963

    (con lapprovazione di due documenti);laterza,dal14settembreal21novembre1964(con

    lapprovazione e promulgazione di tre documenti);laquarta,dal14settembreall8dicembre1965(con

    lapprovazione e promulgazione di undici documenti)Il Concilio Vaticano II si concluse con una serie di messaggi del Concilio allumanit (ai governanti, agli uomini di pensiero e di scienza, agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri ammalati e tutti coloro che sof-frono, ai giovani). Tra tutti i documenti conciliari, la costituzione dog-matica Lumen Gen tium, sulla Chiesa, attribuiva un maggior peso ai laici e a tutto il po polo di Dio nella vita della Chiesa e approfondiva inoltre il ruolo e la na tura dellepiscopato e del suo rap porto con il pa-pato specificando co me i vescovi dovessero lavorare col legialmente tra loro ed in comunio ne con il Papa, capo del collegio episcopale. La costituzione Sacrosanctum Con cilium, sulla Sacra Liturgia e le ce lebrazioni, ebbe unamplissima eco, vi-sto il principio fondante della par tecipazione dei fedeli e il conseguen te riconoscimento delle lingue vol gari (parlate dal popolo) come adatte per la celebrazione dei Sacra menti, primo fra tutti la Messa. Nella costituzione Gaudium et Spes, sulla Chiesa nel mondo contempo raneo, si pose lattenzione della