anno v numero speciale – ottobre 2015

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Ecco il numero che esce in concomitanza con la settimana organizzata da Il Gioco degli Specchi, dal 9 al 14 novembre 2015 (http://ilgiocodeglispecchi.org/il-rifiuto-della-terra-cambiamenti-climatici-e-migrazioni.html)

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  • Trimestrale dellassociazione Il Gioco degli SpecchiANNO V NUMERO SPECIALE OTTOBRE 2015

    9 - 13 NOVEMBRE 2015 TRENTO

    Cambiamenti climatici e migrazioni

    IL RIFIUTO DELLA TERRA

    ilgiocodeglispecchi.org

  • 32 Editoriale Editoriale

    di Andrea Petrella

    Il Gioco degli Specchi ha da sempre interrogato la realt cercando di rileva-re i motivi che, ieri come oggi, hanno determinato e determinano le migra-zioni. Ogni anno abbiamo aperto spazi di riflessione, ci siamo posti domande e abbiamo cercato di trovare risposte con laiuto di tanti amici invitati a Trento, italiani e stranieri: scrittori, accademici, attori, registi, traduttori, editori, media-tori. Paura, Patria, Colonialismo, Muri, Pluralismo, Incontro: tanti temi sono stati affrontati per fornirci prospettive e interpretazioni diverse alle dinamiche migratorie che quotidianamente osser-viamo. Tra queste parole-chiave ve n una, lambiente, finora da noi poco con-siderata seppure ricorrente in molte delle storie raccolte e ascoltate. Quando un anno fa abbiamo pertanto scelto di dedicare le nostre energie, il nostro tempo e le nostre capacit or-ganizzative al tema delle migrazioni ambientali non immaginavamo di tro-varci di fronte a una tale complessit e interdisciplinariet. stato abbastanza naturale, per noi che da anni crediamo nel lavoro di rete, chiamare a raccolta altre associazioni e ragionare assieme su questo intreccio di concetti, avveni-menti e numeri. Il risultato un lavoro ancora in fieri, un insieme di storie e im-magini capaci solo in parte di restituirci le dimensioni del fenomeno. Molte delle difficolt incontrate nello spiegare le migrazioni ambientali ri-guardano la quantificazione dei prota-gonisti (loro malgrado) di questa parti-colare tipologia di migranti. Ci troviamo

    di fronte a fonti molto diversificate e nu-meri non certi, variabili a seconda della definizione adottata. Personalmente mi affido alle stime dellInternational Orga-nization for Migration (IOM), secondo cui gi nel 1990 si contavano 25 milio-ni di rifugiati ambientali: donne, uomini e bambini in mobilit per motivi che an-davano dalla desertificazione ai disastri naturali, dalla siccit allinquinamento. Oggi i migranti (o rifugiati) ambientali dovrebbero essere pi di 50 milioni, a cui aggiungere i quasi 190 milioni di persone che, a causa di conflitti e di situazioni politiche e socio-economi-che, vivono al di fuori dei confini della propria terra di nascita. Sempre lIOM calcola che nel 2050 le persone co-strette a migrare per ragioni ambientali potrebbero raggiungere lastronomica cifra di 200/250 milioni. Quello tra condizioni ambientali-clima-tiche e spostamenti di popolazioni non , va precisato, un nesso sviluppatosi e manifestatosi solo negli ultimi decen-ni. La storia dellumanit costellata di esodi, migrazioni, spostamenti di fami-glie, interi villaggi o interi popoli dettati dallimpossibilit di trarre risorse dal proprio ambiente. Carestie, siccit e inondazioni hanno caratterizzato la vita di molte civilt, costringendo milioni di individui ad ampliare il proprio raggio dazione, a migrare temporaneamente o permanentemente in altri contesti, anche quando i confini ancora non esi-stevano. Oggi ci che vi di nuovo e che un po ci disorienta allinterno di questo nesso lintrecciarsi simulta-

    neo di pi fattori che determinano il de-grado ambientale. Uno di questi fattori sicuramente la repentinit con cui il degrado si sta manifestando, sospinto da cambiamenti climatici mai cos in-tensi come negli ultimi decenni. Altro elemento di enorme importanza per comprendere lattuale gravit del feno-meno limpoverimento del territorio provocato dalla sottrazione incontrolla-ta di risorse naturali (e dalla loro con-seguente diseguale redistribuzione). Lintervento diretto delluomo attraver-so la realizzazione di grandi opere in-frastrutturali, lo sfruttamento intensivo del suolo a scopi agricoli e zootecnici, la pesca intensiva, lapprovvigionamento energetico e altro ancora si sensibil-mente intensificato nellera della cosid-detta globalizzazione. Globalizzati sono i capitali, globalizzati sono gli affari, ma globalizzate sono anche le ricadute di queste dinamiche: i rifugiati ambienta-li che oggi chiedono accoglienza sono le donne e gli uomini a cui ieri stata sottratta la terra, razionata lacqua o prosciugato il fiume. Chi entra (o cerca di entrare) oggi in Francia, Germania, Italia o Stati Uniti stato espulso (rifiu-tato) ieri dal delta del Niger, dalle cam-pagne messicane o cinesi, dai villaggi sub sahariani.Stiamo cercando di comprendere que-sti accadimenti e lo facciamo metten-do assieme storie e immagini, colle-gando fatti e numeri, collaborando con altre associazioni e dando voce a chi ha vissuto sulla propria pelle il Rifiuto della Terra.

    IL GIOCO DEGLI SPECCHIperiodico dellAssociazione Il Gioco degli Specchi

    Reg. trib. Trento num. 2/2010 del 18/02/2010direttore responsabile Fulvio Gardumidirettore editoriale Mirza Latiful Haque

    redazionevia S.Pio X 48, 38122 TRENTO tel 0461.916251 - cell. 340.2412552info@ilgiocodeglispecchi.orgwww.ilgiocodeglispecchi.org

    progetto grafico Mugrafik

    stampa Litografia Amorth, loc. Crosare 12, 38121 Gardolo (Trento)

    con il sostegno diComune di TrentoAssessorato alla Cultura e Turismo

    IL RIFIUTO DELLA TERRADA DOVE COMINCIAMO?

    Ci tieni alla Terra? #ilrifiutodellaterra un'emergenza

    Diamo un volto alla Natura, agli uomini e alle donne in difficolt

    Il Gioco degli Specchi ha attivato una campagna online, sulla piattaforma Leevia, per promuovere la partecipazione di tutti alla riflessione sul tema dei cambiamenti climatici e loro rap-porto con le migrazioni.

    La campagna si basa sulle immagini e partecipare semplice:1. clicca su http://ilrifiutodellaterra.leevia.com/ 2. posta una foto / disegno / vignetta che mostri gli effet-

    ti del riscaldamento globale e/o le conseguenze sulla vita degli uomini

    3. rilancia in rete ai tuoi amici

    Una foto per collegarsi in un comune obiettivo: la cura dell'ambiente e insieme di tutti gli uomini, specie i pi indi-fesi, i poveri, le donne, i migranti.

    Radio Trentino in Blu media sponsor seguiteci ogni venerd in diretta

    dalle 10.35 alle 11.00, fino al 25 dicembre

    LA NOSTRA TERRAFrancesco e la cura della casa comune

    una serie di trasmissioni, in collaborazione con Il Gioco degli Specchi, su riscaldamento globale,

    povert e migrazioni a partire dalla Laudato si e dall'appello urgente

    lanciato dal Papa con questa enciclica

    EDITORIALE Il rifiuto della Terra: da dove cominciamo?

    PRIMO PIANOEcoprofughi

    ATAS ONLUSTerre espropriate in Africa, popoli costretti a emigrare

    MIGRANTIIl cambiamento climatico un moltiplicatore di minacce

    345

    6|7

    8|910|1112|13

    YAKU Progetti di sostegno per acqua e giustizia

    PROGRAMMA

    AMNESTY INTERNATIONALTerra violata e persone in fuga

    1415

    16|1718|19

    RACCONTODal dire al fare

    VITE DISEGNATESono figli nostri

    IMMI/EMIQuando alluvioni e malattie spinsero i nostri nonni a cercare l'America

    CINEMACittadini del nulla

  • 54Primo pianoPrimo piano

    Provate a immaginare 250 milioni di esseri umani lequi-valente di met della popolazione dellUnione Europea in marcia. Immaginateli in cammino, perch in cerca di soprav-vivenza. Pensateli mentre lasciano le citt europee, le cam-pagne, i monti, perch non c pi nulla da coltivare, nulla su cui far crescere grano, mais, riso, frutta. Senza terre per i pascoli, senza acqua per bere, senza speranze.Se li state immaginando, bene: fra pochi anni potrete vederli. Lo dice lOnu. Entro il 2050, cio fra 35 anni, gli esseri umani costretti ad abbandonare la loro terra per tentare di vivere saranno un quarto di miliardo, una folla infinita. La loro fuga lo dicono sempre le statistiche sar determinata solo in parte dalle guerre, come ora. La maggioranza dovr andarse-ne per colpa della desertificazione, dellinquinamento, per la costruzione di dighe, bacini artificiali o per laccaparramento delle terre fertili da parte di governi e multinazionali.Ecoprofughi, si chiamano cos gi oggi, mentre si muovono senza alcun riconoscimento internazionale, senza alcuna norma che ne riconosca il diritto dasilo e accoglienza. Fac-ciamo un esempio: la Siria. In quasi cinque anni di guerra, i profughi rifugiati o sfollati si calcola siano circa 7milioni. La guerra, appunto, nellidea comune, la ragione della loro fuga. vero solo in parte. Gi nel 2010, un anno prima della guerra, circa 800 mila siriani furono costretti a lasciare le loro case per mancanza dacqua. La costruzione di una serie di dighe per produrre energia elettrica, li aveva privati della possibilit di averla. Ed erano inevitabilmente fuggiti.I civili in fuga aumentano, ogni anno, per decine di ragioni.

    46 PARALLELO

    ECOPROFUGHI Milioni di esseri umani nel mondo lasciano le loro case per cause ambientali

    di Raffaele Crocco

    Nel giugno del 2015 erano circa 59 milioni e 400 mila, quasi quanto la popolazione dellItalia. Un individuo ogni 122, nel mondo, oggi profugo. Vuol dire che, statisticamente, tutti ne conosciamo almeno uno. La maggior parte di loro viene da appena cinque Paesi, tutti colpiti da conflitti: lAfghanistan, la Somalia, lIraq, la Siria ed il Sudan. Negli ultimi anni ci sono stati flussi importanti anche da Mali e Repubblica Democra-tica del Congo. I numeri sono allarmanti. Evidenziano che in-giustizie, consumo delle risorse, guerre, creano sempre pi disperazione. Di fatto ogni 4 secondi una persona nel mondo diventa rifugiato o sfollato. Quasi la met sono minori.Tutto questo accade qui, ora, davanti ai nostri occhi. Raccon-tarlo, affrontarlo, sapere cosa sta accadendo, significa avere gli strumenti per capire le ragioni di chi arriva qui, sulle nostre coste,